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BRONTOLII AL CREMLINO, BATPUTIN FA IL BOSSI

Nulla di sorprendente, niente di nuovo. O qualcuno si aspettava che il premier russo Vladimir Putin dicesse che la guerra partita tardi e male contro Gheddafi è un’operazione ponderata, supportata nei minimi particolari dal Cremlino e avallata in toto dai vertici politici e militari della Federazione Russa?

L’ha chiamata una “crociata medievale”. Lui è il primo ministro, la politica estera non è di sua competenza, deve preoccuparsi più delle quattro centrali nucleari potenzialmente pericolose in Russia che di quello che succede sulle sponde del Mediterraneo. Così dice la Costituzione.

Per questo c’è Dmitri Medvedev, uno che ha dei modi un po’ meno bruschi, usa un linguaggio da giurista e si è naturalmente distanziato dall’uscita del premier, che a sua volta ha detto che quello che conta è il parere del presidente. Sorrisi, dunque.

La Russia non ha bloccato, astenendosi, la risoluzione dell’Onu contro il leader libico, ma non ci si poteva aspettare che il mite Dmitri urlasse in conferenza stampa che il rais dovesse essere inseguito sino nelle fogne di Tripoli. Le uscite hard sono riservate a qualcun altro.

C’è comunque da scommettere che non sia stato Medvedev a decidere da solo. Vedere alla voce Georgia su chi muove le pedine sul palcoscenico internazionale.

È il gioco delle parti, e continua a esaltare gli animi di quelli che guardano al tandem come se da un momento all’altro dovesse spaccarsi mandando una ruota da una parte e una ruota dall’altra.

Non si è rotto finora e prima che venga presa una decisione su chi sarà il successore di Medvedev passerà ancora qualche mesetto. Vladimir e Dmitri giocano a good cop e bad cop per il divertimento dei cremlinologi veri e presunti che a ogni minima espressione di differenza ricamano lotte fratricide all’ultimo sangue.

Chi guida le danze è ancora Putin e sarà lui a sciogliere il nodo. Intanto fa un po’ il Bossi della situazione. Brontola come gli richiede il ruolo e ha la libertà di farlo. Più che sulla scacchiera mondiale, le sue dichiarazioni vanno viste sul mercato interno.

Il mercato dei voti, con le elezioni alla Duma in calendario a dicembre di quest’anno. Alla fine dei conti il premier è anche il numero uno del partito di maggioranza alla Duma, Russia Unita. L’elettore medio russo non è per tradizione un supporter delle missioni Nato.

Visto che una decisione per la successione non è stata ancora presa, ciascuno gioca le sue carte e cerca di posizionarsi nel migliore di modi. In autunno se ne saprà certo di più.

(Pubblicato su Limes)