Vai al contenuto

ELEZIONI TEDESCHE, ANTIPASTO A MAGDEBURGO

Mai come questa volta, le elezioni regionali in un piccolo Land come la Sassonia-Anhalt sono finite al centro del dibattito politico. Il motivo è semplice: fra una settimana, altri elettori tedeschi andranno alle urne, e in due regioni assai più importanti: Renania-Palatinato e Baden-Württemberg. E se nel primo caso i giochi paiono già fatti e si tratterà solo di misurare gli spostamenti fra i partiti, nel secondo si gioca una vera e propria sfida che potrà determinare conseguenze anche negli equilibri politici nazionali.

Così, il voto di Magdeburgo ha attirato più interesse del solito, e forse più interesse degli stessi elettori, che ancora una volta hanno fatto registrare uno dei dati più bassi di affluenza alle urne (appena il 50%). Regione fra le più povere dell’intero Paese, gravata da una pesante eredità post-comunista e una lunga stagnazione economica e sociale, la Sassonia-Anhalt è dunque diventata, con qualche forzatura tenendo conto della specificità locale del federalismo tedesco, la cartina di tornasole del voto di domenica prossima.

I risultati si riassumono in poche righe: ha vinto la Cdu con il 32,5%, in calo di 3 punti rispetto a 5 anni fa, seguita dalla Linke (23%) e dall’Spd (21%). Tra i partiti più piccoli, cambio della guerdia nell’assemblea: entrano i Verdi con il 7% ed escono i liberali che non raggiungono il 4. Fiasco per gli estremisti di destra dell’Npd che non vanno oltre il 4,5%. Ne verrà fuori la riconferma della maggioranza uscente di Große Koalition (Cdu, Spd) a guida democristiana.

«Un risultato di stabilità», ha commentato la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «che contraddice anche il tradizionale assunto che un governo di Große Koalition finisca con il rafforzare i partiti estremi. Gli elettori di questa regione, invece, hanno voluto dare credito a chi li ha governati negli ultimi anni, apprezzando alcuni piccoli risultati che hanno invertito il declino cui sembrava destinato questo piccolo angolo di vecchia Ddr. Dopo 4 elezioni regionali dalla fine del regime, 4 cambi di maggioranza, due governi di minoranza, risultati record per i partiti estremisti di ispirazione neonazista, i cittadini della regione di Magdeburgo hanno voluto confermare la fiducia alle due forze politiche che hanno assicurato un’amministrazione responsabile nell’ultimo quinquennio».

A guardare i numeri dell’economia, qualcosa si è mosso. La disoccupazione, eterno problema degli anni della riconversione industriale, è incredibilmente calata di 8 punti percentuali, la Sassonia-Anhalt ha registrato lo scorso anno la crescita economica più robusta dell’intera Germania e alla fine, anche il saldo migratorio ha fornito per la prima volta in 20 anni un primo, piccolo saldo positivo: più immigrati che emigrati. «Dopo molti anni difficili, i cittadini hanno avuto la possibilità di guardare con un certo ottimismo al futuro e il loro voto ha lanciato un segnale di stabilità, penalizzando le speranze dei partiti estremi o populisti, come la Linke, i Freien Demokraten e la destra radicale».

Con lo sguardo più rivolto alla prossima domenica in Baden-Württemberg, l’Handelsblatt ha invece tratto indicazioni negative per i due partiti del governo nazionale, la Cdu e l’Fdp. «Se la Merkel e Westerwelle cercavano in questo voto un buon viatico per la delicata sfida di Stoccarda», ha scritto il quotidiano economico, «hanno invece ricevuto dagli elettori una dura lezione. I liberali sono precipitati sotto la soglia del 5%, fallendo l’ingresso nell’assemblea regionale, dove al contrario sono entrati di gran carriera i Verdi, sull’onda del dibattito sul futuro nucleare del Paese. Adesso gli ecologisti hanno ritrovato smalto e vigore per puntare a un grande risultato anche nel Baden-Württemberg e magari tentare di eleggere il primo presidente verde della storia regionale tedesca».

È sempre un esercizio ardito riflettere a livello più generale le indicazioni elettorali di una regione, perché il voto locale, in Germania più che altrove, è sempre molto condizionato da fattori e interessi territoriali. E anche gli spostamenti dei voti dei partiti vanno misurati con riferimento al clima politico dei 5 anni precedenti, quando Cdu e Fdp vivevano quella fase di crescita elettorale che li portò a vincere le elezioni federali. Tuttavia, la caduta libera dei liberali è un dato costante e omogeneo di questi ultimi due anni e nel voto di Stoccarda anche i democristiani si ritrovano a giocare in difesa. «Se c’è una regione dove il dibattito sul nucleare può giocare un ruolo diretto», ha proseguito l’Handelsblatt, «è proprio il Baden-Württembergsul cui territorio sono presenti 4 reattori e dove il presidente uscente è stato un acerrimo fautore dell’energia atomica». I Verdi, che hanno svolto un ruolo promotore anche nelle proteste contro il progetto della nuova stazione ferroviaria Stuttgart 21 (leggi l’articolo), possono approfittarne, «soprattutto dopo la vittoria di immagine di Magdeburgo, dove sono riusciti a tornare nel Landtag dopo 13 anni di assenza». La tenuta della roccaforte liberal-conservatrice sembra così legata soprattutto a quella dell’Fdp: «Ma il fallimento registrato in Sassonia-Anhalt, che è poi la patria di origine dell’ex ministro della riunificazione Hans-Dietrich Genscher, non è certo un buon viatico».

(Pubblicato su Lettera 43)