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WESTERWELLE SENZA GUERRA

Ci sono complimenti che imbarazzano. E la Germania è stata capace di riceverne due, in pochi giorni, che rischiano di lasciare il segno. Il primo è arrivato nel fine settimana scorso da Chavez. Il secondo, a stretto giro di posta, direttamente da Gheddafi, in un’intervista televisiva alla rete Rtl. Il motivo degli elogi, è la posizione assunta dalla diplomazia tedesca di fronte alla guerra civile libica. L’imbarazzo è palpabile, anche se l’attenzione di tutti, cittadini e media, è ancora completamente assorbita dagli elicotteri che versano acqua dal cielo sui reattori imbizzarriti di Fukushima.

Di quali capriole diplomatiche sia stato capace il ministro Guido Westerwelle ne ha parlato la Süddeutsche Zeitung in un severo commento apparso il 17 marzo. Il titolare dell’Auswärtiges Amt, la Farnesina tedesca, aveva illustrato il mattino precedente al Bundestag il punto di vista di Berlino sugli avvenimenti libici e sulle possibili misure da prendere per tentare in qualche modo di fermare il bagno di sangue che si sta compiendo con la reazione militare del regime. La risposta, di fronte a un parlamento consenziente quasi all’unanimità, è stata: sanzioni economiche piuttosto che intervento.

«Tra le tante formule che il mondo della diplomazia mette a disposizione», ha esordito Daniel Brössel nel suo commento sul quotidiano bavarese, «Guido Westerwelle ne aveva sempre preferito una, secondo cui non vi sarebbero state contraddizioni in una politica estera guidata dagli interessi e orientata ai valori. Più volte aveva ripetuto questo mantra come fosse la patente di una nuova diplomazia tedesca, capace di perseguire i propri vantaggi mantenendosi decorosa. Quel che accade nella realtà ce lo dimostra il dramma libico, nel quale entrambi i cardini rischiano di fallire, la ricerca del vantaggio e il decoro».

L’autore ha rilevato come, in apparenza, la posizione del ministro contenga tutti gli ingredienti che costituiscono l’ideale della Germania buona: da un lato il governo appoggia tutte le possibili sanzioni contro Gheddafi, dall’altro mette il freno a ogni iniziativa di tipo militare contro le sue truppe: «La Germania è contro i dittatori e contro la guerra. Puo esserci qualcosa di sbagliato?», si è chiesto retoricamente.

Una domanda che difficilmente gli porranno le opposizioni, ha osservato il giornalista, dal momento che attorno a questa prudente posizione, Westerwelle è riuscito a radunare un vasto spettro del mondo politico, dalla Cdu di Angela Merkel fino alla sinistra estrema della Linke, passando per socialdemocratici e verdi. Nel suo discorso al Bundestag è riuscito a convincere tutti dei rischi di adottare una “no-fly-zone”, nonché di un intervento armato di terra, nel quale potrebbe rimanere coinvolta anche la Germania. Il ministro si è ritagliato un ruolo di ammonitore e ha mostrato una prudenza che i cittadini non gli riconoscevano, ma della quale gli sono grati, se è vero che i sondaggi di opinione rivelano che il 90% degli intervistati appoggi la linea del ministro.

«Ma quella di Westerwelle è solo una mezza verità», ha proseguito la Süddeutsche, «perché mentre i ribelli libici vanno incontro a una memorabile sconfitta, lui dà l’impressione che il semplice blocco dei conti esteri di Gheddafi possa spingerlo ad abbandonare il suo posto. Questo non è onesto. Il ministro dovrebbe invece, più correttamente, evidenziare il rischio che il regime libico, grazie anche alle forniture militari ottenute in passato dalla Germania, possa restare in sella a lungo e trasformare gli occidentali in spettatori di una resa dei conti sanguinosa. Questa tragedia non sarebbe né decorosa, né porterebbe alla Germania alcun vantaggio».

Ma la posizione espressa sulla crisi libica rischia di avere conseguenze anche di lungo periodo, ha osservato il quotidiano, giacché la Germania non ha mostrato neppure lo scetticismo e la riservatezza degli Stati Uniti, e nel Consiglio di sicurezza dell’Onu si è posta come forza trainante contro la vera o presunta coalizione degli interventisti, guidata da inglesi e francesi, schierandosi automaticamente al fianco di Cina e Russia, paesi che a buon diritto anche in futuro saranno sempre ostili a ribellioni contro i dittatori. «Di fronte alla guerra civile in Libia», ha concluso la Süddeutsche, «non esiste alcuna chiara e facile via per la Germania e per il mondo. Ma Westerwelle dovrebbe smetterla di comportarsi come se lui l’avesse trovata».

(Pubblicato su Lettera 43)