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LA CRISI LIBICA E IL SONDERWEG DI BERLINO

L’astensione della Germania nella votazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla risoluzione contro la Libia non è giunta a sorpresa. La posizione di Berlino era chiara e nota da tempo e, ancora due giorni fa, Guido Westerwelle in un intervento al Bundestag aveva ribadito: siamo a favore di ogni tipo di sanzione, ma contrari a ogni tipo di intervento militare. Ora che la decisione è stata espressa all’Onu, la Germania si trova però in una posizione scomoda: al fianco di una dittatura comunista come la Cina e di un paese dai contorni democratici piuttosto incerti come la Russia e contro alleati tradizionali come Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. La questione pone qualche problema.

La cancelliera Angela Merkel ha difeso l’astensione tedesca affermando che «l’opzione militare e le sue conseguenze non sono state ponderate al cento per cento». Ma l’imbarazzo è evidente dal fatto che lo stesso governo fa trapelare due considerazioni che ammorbidiscono la scelta compiuta: la Germania non ha ostacolato, come fece nel caso della guerra in Irak, l’adozione della risoluzione ed è pronta a rafforzare il proprio impegno in Afghanistan, se gli americani decidessero di dislocare le uomini e mezzi dall’Asia centrale al Mediterraneo. Ma questo maggiore impegno dovrebbe comunque essere approvato dal parlamento.

Il rischio che Berlino corre, oggi, è quello di ritrovarsi isolata all’interno delle due grandi organizzazioni cui partecipa: quella militare della Nato e quella politica dell’Unione Europea. Nello stesso momento in cui cancelliera e ministro degli Esteri illustravano la loro posizione all’assemblea del Bundestag, Italia, Belgio, Svezia, Spagna e Grecia facevano sapere di essere pronte a mettere a disposizione dell’Onu uomini, mezzi e basi aeree per l’operazione. Dalla parte degli interventisti c’è anche la Lega araba e due paesi di questa organizzazione sono pronti a scendere direttamente in campo. Da Parigi è arrivato il rammarico personale di Sarkozy e da Bruxelles le accuse di vergogna lanciate senza tante perifrasi da un pacifista storico come l’eurodeputato verde Daniel Cohn-Bendit. E anche il consenso interno sembra vacillare. Oltre ai malumori all’interno dei partiti di maggioranza, socialdemocratici e verdi hanno cominciato a distinguere la loro posizione da quella del governo fino al punto che la capogruppo dei Grünen, Renate Künast, si è dichiarata favorevole alla risoluzione Onu.

Gli stessi europarlamentari tedeschi di diversi partiti, d’altronde, avevano votato nell’aula di Strasburgo un parere favorevole all’intervento contro Gheddafi, sposando la motivazione che esso sarebbe stato necessario a fermare il bagno di sangue contro i ribelli che vogliono far cadere il regime. Merkel e Westerwelle la vedono diversamente. Hanno detto di aver meditato a lungo (e «con il cuore pesante») tutte le strade legate all’opzione interventista e di non averne trovata una che conducesse da qualche parte. Ma poi la Merkel ha dovuto ribadire che l’astensione non significa neutralità. La grande differenza con la scelta di Schröder nella guerra irakena è che allora la Francia era dalla stessa parte, ora da quella opposta. La circostanza che le unisce, invece, è quella elettorale: allora si andava verso le elezioni federali, questa volta c’è l’ostacolo di un’importante elezione regionale (Baden-Württemberg). E l’elettorato tedesco, anche quello di estrazione borghese-conservatrice, è tendenzialmente ostile all’impiego di truppe tedesche in guerra.

La situazione sul terreno libico resta incerta, Gheddafi ha subito annunciato un cessate il fuoco nella speranza di rallentare i motori della macchina bellica dei volenterosi, mentre non sono ancora chiari i contorni entro i quali si muoverà l’operazione. Se sarà la Nato a prenderne le redini (Sarkozy non lo vuole, Frattini spera almeno in un suo scudo difensivo), sarà un altro bel problema per i tedeschi. È anche possibile che le titubanze di Merkel e Westerwelle abbiano più di qualche fondamento. Di certo a Berlino si vivono momenti difficili e delicati.