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I TEDESCHI E LA PAURA NUCLEARE

Ci deve essere qualcosa di più di una semplice trovata elettorale per spiegare il dietrofront di Angela Merkel sulla politica atomica. La decisione di sospendere la legge sul prolungamento dell’attività delle centrali nucleari in funzione in Germania, una delle scelte che avevano più caratterizzato la politica del governo di centrodestra, è apparsa a molti osservatori solo un primo passo verso una revisione completa di quella legge.

Sono giornate in cui è difficile tenere i toni bassi, ma l’impressione è che, come ha sostenuto il 15 marzo il quotidiano conservatore Die Welt, «l’incidente giapponese abbia modificato la sostanza del dibattito sull’energia nucleare e possa rappresentare un momento di cesura nella politica atomica del Paese. La dimensione storica della misura con cui Angela Merkel deve reagire a questa crisi è paragonabile a quella che Gerhard Schröder si trovò ad affrontare dopo l’11 settembre. Allora, il cancelliere socialdemocratico superò le tradizionali resistenze pacifiste del proprio partito e degli alleati verdi e decise l’impegno delle truppe tedesche nella guerra in Afghanistan. Oggi Angela Merkel potrebbe, forse controvoglia, entrare nella storia come la cancelliera che decise l’uscita della Germania dal nucleare».

La Welt ha lasciato aperto l’interrogativo, concludendo il suo commento: «Se avrà davvero questa voglia, che in qualche modo contraddice le scelte strategiche in materia sostenute da sempre dal suo partito, lo si vedrà proprio fra tre mesi, quando la moratoria sarà scaduta e gli importanti appuntamenti elettorali regionali saranno passati».

I tre mesi di moratoria verranno utilizzati dal governo per insediare una commissione indipendente che dovrà riesaminare i sistemi di sicurezza all’interno delle centrali atomiche tedesche alla luce dell’esperienza di Fukushima. Non si tratterà solo di un espediente propagandistico, a giudicare dalle parole i Ralf Güldner, uno dei più autorevoli lobbisti, manager di spicco dell’azienda energetica Eon e presidente del Forum atomico tedesco, l’organismo che rappresenta il settore atomico. In una lunga intervista alla Süddeutsche Zeitung, Güldner non ha nascosto le preoccupazioni che serpeggiano anche all’interno delle aziende impegnate sul nucleare: «Il dibattito sul futuro del nucleare è del tutto comprensibile», ha detto al quotidiano bavarese, «che incidenti di questo genere avvengano in un paese con gli alti standard di sicurezza del Giappone è anche per noi fonte di gravi inquietudini. Le immagini delle esplosioni, dei colleghi che non riescono a tenere sotto controllo la situazione nelle centrali, ci hanno molto impressionato».

Non c’è, come ci si sarebbe potuto attendere, alcuna sottovalutazione degli avvenimenti giapponesi e Güldner, a nome delle aziende del settore energetico, promette ampia collaborazione all’iniziativa del governo: «Dovremo ora rimettere alla prova tutti i sistemi di sicurezza delle centrali, tenendo conto dell’esperienza maturata in questi giorni a Fukushima e alla fine trarne le conseguenze». Il manager non ha scartato anche scelte drastiche: «Non si può escludere la chiusura definitiva di alcune centrali, quelle più vecchie che non offrono adeguate misure di sicurezza». Di certo, il settore non si attende che il governo metta completamente in discussione l’intera strategia della sicurezza energetica. E d’altronde, anche nella drammatica conferenza stampa che la cancelliera ha tenuto il 14 marzo, la considerazione che la Germania non possa, in tempi brevi, rinunciare al contributo di risorse proveniente dal nucleare è stata ribadita con chiarezza. Il punto al centro del dibattito resta, appunto, quello del prolungamento dell’attività delle centrali e l’idea che, un limite temporale, possa favorire gli investimenti nello sviluppo delle tecnologie per le energie alternative.

«Il caso giapponese resta un evento molto particolare», ha proseguito Güldner nell’intervista alla Süddeutsche, «determinato dalla doppia combinazione di un terremoto record e un maremoto devastante. Il nostro compito ora è quello di impararne la lezione e di testare le misure di sicurezza delle nostre centrali anche in caso di eventi sismici o inondazioni. Di sicuro, la Germania non presenta rischi sismici pari a quelli del Giappone, ma esistono altre minacce come quelle di un attentato terroristico e dovremo trovare la soluzione adeguata per rendere le nostre centrali sicure contro questi eventi straordinari».

«Con la decisione di prolungare l’attività delle centrali», ha concluso Güldner, «innalzeremo il livello della sicurezza, miglioreremo i meccanismi di circolazione dell’acqua per il raffreddamento e il funzionamento dei generatori di corrente d’emergenza e doteremo i diversi reattori di specifici sistemi di sicurezza. Una cosa resta certa: anche in futuro il nucleare giocherà un ruolo importante nell’approvvigionamento energetico del Paese».

(Pubblicato su Lettera 43)