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IN GERMANIA CI SI PRENDE UNA PAUSA ATOMICA

La scelta di prolungare la vita delle centrali nucleari tedesche oltre il 2020 viene sospesa per tre mesi. Mesi nei quali una commissione di esperti valuterà i sistemi di sicurezza delle centrali. Lo ha appena dichiarato Angela Merkel in una conferenza stampa congiunta con Guido Westerwelle sulle conseguenze dell'incidente di Fukushima. In conseguenza di questa decisione, vengono per il momento spenti i reattori di Neckarwestheim 1 in Baden-Württemberg, di Biblis A in Assia e di Isar 1 in Baviera, gli impianti più vecchi in funzione nel paese.

La paura di una seconda Chernobyl in Giappone ha ormai soppiantato le cronache sul terremoto e sullo tsunami che hanno sconvolto il paese asiatico, domina le prime pagine dei quotidiani e ha scatenato un furioso dibattito interno sulla sorte del nucleare in Germania.

La questione, in verità, non era mai sparita del tutto dall’agenda politica, giacché il governo liberal-conservatore di Angela Merkel aveva deciso alcuni mesi fa di prolungare l’attività delle centrali in funzione nel paese, modificando la legge approvata dal precedente esecutivo rosso-verde che fissava nel 2020 la data di fuoriuscita dal nucleare. E sono state le opposizioni, un attimo dopo che le notizie provenienti da Fukushima hanno fatto scattare l’allarme, ad alzare il tono dello scontro. «Cresce la pressione nei confronti del governo tedesco», ha scritto il Berliner Morgenpost del 14 marzo, «affinché riveda la propria politica nucleare. Socialdemocratici e verdi chiedono che venga riconsiderata la decisione di prolungare l’attività delle centrali in funzione nel paese e, soprattutto, che vengano immediatamente spente le 7 centrali più vecchie, tra cui quelle di Neckarwestheim, Biblis A, Biblis B e Unterweser, le cui strutture non corrispondono agli standard di sicurezza e non garantiscono la tenuta dei reattori in caso, ad esempio, di impatto con un aereo».

Proprio attorno alla centrale di Neckarwestheim, in Baden-Württemberg, lo scontro rischia di assumere connotati propagandistici: fra due settimane gli elettori si recheranno alle urne per un voto regionale che può avere pesanti conseguenze anche sulla tenuta del governo nazionale. «Il candidato dell’Spd Nils Schmid», ha proseguito il Morgenpost, «ha dichiarato che in caso di successo alle elezioni e di cambio del governo regionale, chiederà la chiusura dei reattori di Neckarwestheim 1 e Philippsburg 1 e, qualora il governo nazionale si opponga, ricorrerà alla Corte costituzionale contro la decisione di Berlino di prolungare l’attività delle centrali». Anche i verdi hanno alzato il tono e il capogruppo al Bundestag Jürgen Trittin, che da ministro dell’Ambiente contribuì alla decisione di Schröder di porre un limite temporale alla storia nucleare tedesca, ha accusato la cancelliera di aver «commesso un errore dalle conseguenze catastrofiche».

Il governo ha fiutato il pericolo e Angela Merkel ha convocato già sabato scorso un vertice di emergenza con i ministri competenti. «Le nostre centrali sono sicure», ha detto al termine della riunione, «ma le vicende di Fukishima pongono nuovi interrogativi cui non possiamo restare insensibili». Il ministro per l’Ambiente Norbert Röttgen, considerato uno dei politici della Cdu più attenti al fascino delle energie alternative, si è mostrato disponibile a rivedere l’intera materia della sicurezza: «In Giappone si è determinato il cosiddetto rischio residuo», ha riportato il quotidiano berlinese, «per cui dobbiamo correttamente porci la domanda se le misure di sicurezza delle centrali tedesche siano sufficienti o debbano essere ancora rafforzate per prevenire al massimo i rischi». E il ministro dell’Ambiente della Baviera, il cristiano-sociale Markus Söder, si è spinto fino a chiedere «misure più efficaci affinché la fuoriuscita dal nuclerare verso le nuove forme di energia verde venga accelerata». L’intenzione del governo è di avviare un nuovo giro di controllo sui sistemi di sicurezza delle centrali atomiche in funzione nel paese, con la speranza di tranquillizzare l’opinione pubblica e riportare il dibattito sul motivo di fondo che ha spinto l’esecutivo ad allungarne l’attività: la necessità di guadagnare tempo, in attesa che lo sviluppo tecnologico consenta una concreta e fattibile transizione dall’energia nucleare a quella alternativa.

Tuttavia il problema esiste. Il Morgenpost ha riportato le dichiarazioni di Lothar Hahn, esperto di reattori nucleari, per il quale «solo una parte delle centrali atomiche tedesche ha adeguati sistemi di sicurezza e quelle più vecchie mostrano gravi lacune».

Tornando a Stoccarda, dove appunto il dibattito si intreccia con la campagna elettorale, anche un consolidato fan del nucleare come il presidente uscente e ricandidato Stefan Mappus (Cdu) è stato costretto a usare toni più morbidi, assicurando di voler istituire una propria commissione regionale per il controllo della sicurezza delle centrali nel Baden-Württemberg. «Mappus si è fatto un nome proprio per la sua netta posizione a favore del nucleare», ha scritto la Stuttgarter Zeitung, «e si è più volte scontrato con le tesi ambientaliste del ministro del suo stesso partito Röttgen. L’incidente in Giappone giunge per lui nel momento meno indicato e lo obbliga a correre ai ripari, giacché proprio negli ultimi giorni di una difficile campagna elettorale la paura del pericolo atomico è tornata al centro della politica». Nel fine settimana, 60mila attivisti ecologisti hanno realizzato una catena umana che ha coperto i 45 chilometri che separano il palazzo del governo regionale a Stoccarda con la contestata centrale di Neckarwestheim.

Lo Spiegel ha provato a ricondurre il dibattito su un terreno meno emotivo. E nel numero del settimanale appena uscito in edicola e rilanciato sul sito online, ha sostenuto che «esistono molti motivi che parlano a favore del nucleare, da quelli ambientali dovuti alla scarsa emissione di CO2 a quelli geopolitici legati all’indipendenza energetica del paese». Ma la vicenda giapponese ha cambiato completamente la prospettiva e ha dimostrato che quella nucleare è una risorsa del passato. «È chiaramente irresponsabile», ha concluso il settimanale, «pensare che dall’oggi al domani tutte le centrali atomiche possano essere spente ma è altrettanto chiaro che un limite temporale certo al loro funzionamento accelera il lavoro di ricerca sulle energie alternative. Questa era l’idea che ispirò la decisione del governo rosso-verde e questa idea è stata rinnegata dal governo attuale. È stato un errore che adesso deve semplicemente essere corretto».

(Pubblicato su Lettera 43)