Vai al contenuto

TORNA LA PAURA DI CHERNOBYL

L'incidente nella centrale nucleare di Fukushima dopo lo tsunami in Giappone riporta alla mente la più grande catastrofe nella storia del nucleare civile, quella di Chernobyl, in Ucraina, verificatasi quasi venticinque anni fa. L'anno scorso abbiamo fatto un giretto da quelle parti. In attesa di ripeterlo in occasione del prossimo anniversario (26 aprile) riproponiamo i reportage dello scorso anno.

FOTO REPORTAGE: CHERNOBYL OGGI (2010)

REPORTAGE: I FANTASMI DI PRIPYAT (2010)

L’incidente nella centrale atomica di Chernobyl avvenne nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1987 mentre era in corso un test per il quale erano stati staccati i sistemi di sicurezza. Durante la prova con la quale si voleva verificare il funzionamento della turbina nel caso mancamento improvviso di corrente elettrica, nel reattore numero 4 - per cause umane e tecnica difettosa – si verificò l’esplosione che causò la catastrofe radioattiva.

L’orologio segnava l’una, 23 minuti e 44 secondi: venne liberata radioattività (tra i 50 e i 250 milioni di Curie) in quantità calcolabile all’incirca cento volte maggiore rispetto a quella delle bombe americane su Hiroshima e Nagasaki nel 1945. All’interno del reattore erano custodite circa 200 tonnellate di uranio. Secondo gli esperti fuoriuscirono circa il 50% di iodio e il 30% di cesio rispetto alla quantità totale fuoriuscirono dal reattore disperdendosi nell’atmosfera. La nube radioattiva si spostò da Chernobyl verso gran parte d’Europa.

Solo il 27 aprile, 36 ore dopo l’incidente, furono evacuati i 45mila abitanti di Pripyat e nei giorni successivi, sino al 5 maggio, circa 130mila persone in un raggio di 30 km dovettero lasciare le proprie case. Nei primi dieci giorni successivi alla catastrofe oltre 30 elicotteri militari tentarono di tamponare la fuga radioattiva versando oltre 1800 tonnellate di sabbia e 2400 di piombo sul reattore. Solo il 6 maggio la situazione fu sotto controllo.

Dei circa 800 mila liquidatori che si occuparono di limitare gli effetti si calcola che 25 mila siano morti in seguito alle radiazioni. Per quel riguarda la popolazione civile quasi un quarto di secolo dopo la tragedia è ancora difficile dare numeri sicuri, ma si ragione nell’ordine delle migliaia: dai 2000 bambini affetti da gravissime patologie in Bielorussia ai temuti 100 mila casi di tumore alla tiroide per persone di tutte le età nei tre paesi colpiti.