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A FRANCOFORTE IL TERRORISTA “FAI DA TE”

Gli inquirenti ne sono convinti. L'attacco al bus dei militari americani nell'aeroporto di Francoforte, che ha causato la morte di due soldati e il ferimento di altri due, è la materializzazione dell'incubo che da mesi perseguita i servizi di sicurezza tedeschi: l'azione di un attentatore solitario, di cui è difficile, se non impossibile, prevedere le mosse.

«Man mano che le indagini scavano nella vita del giovane kosovaro Arid U.», ha scritto la Welt, «emerge lo sfondo di un curioso radicalismo islamico, maturato negli ultimi mesi attraverso la visione di filmati di propaganda diffusi su internet. Gli investigatori si convincono sempre di più che il ventunenne kosovaro non abbia diretti contatti con cellule terroristiche operanti in Germania e il caso dunque sembrerebbe ricondursi a quello di un attentatore solitario». Il che non rende la cosa più semplice.

Il nuovo ministro dell'Interno Hans-Peter Friedrich, che nel complesso gioco di domino seguito alle dimissioni di zu Guttenberg ha sostituito Thomas de Mazière a sua volta passato alla Difesa, si è così subito dovuto confrontare con l'aspetto più drammatico e delicato della questione sicurezza: per la prima volta da quando in Germania è scattato l'allarme terrorismo, un attentato di matrice islamica è riuscito a colpire nel segno. «Il bagno di sangue di Francoforte può dunque essere considerato un momento di cesura», ha proseguito la Welt, «giacché sino ad ora morti e feriti si erano contati solo in caso di attacchi terroristici islamici a gruppi di turisti tedeschi o a istituzioni all'estero, specialmente contro i soldati della Bundeswehr. Nei primi interrogatori, Arid U., nato nel febbraio 1990 in un piccolo villaggio nelle vicinanze di Mitrovica e dopo un anno trasferitosi in Germania con i genitori, si sarebbe trasformato in un guerriero di Dio dopo aver visionato una serie di filmati sul web. Avrebbe dunque pianificato l'attacco al bus dei soldati americani perché convinto che gli Stati Uniti conducano una guerra globale contro l'islam».

Gli inquirenti considerano per il momento credibili le dichiarazioni del giovane attentatore. Nuove e più approfondite indagini dovranno confermare queste prime valutazioni, ma il quadro che di ora in ora emerge dalle rare indiscrezioni fornite dalle autorità del Land dell'Assia contribuisce a convalidarle: «In rete ha utilizzato il nome di battaglia di Abu Reyyan», ha scritto il quotidiano, «e sul suo profilo Facebook, adesso chiuso, si è dichiarato un difensore dell'islam che divide il mondo in credenti e miscredenti e ha mostrato un'adorazione per musicisti rap islamici e predicatori di odio. Nella sua bacheca erano presenti diversi link ai filmati della propaganda jiahdista, inni e prediche di odio verso gli ebrei, gli sciiti e i miscredenti e una serie di collegamenti a giochi di guerra e di armi».

Un terrorista della porta accanto che, attraverso lo stesso meccanismo che trasforma studenti disadattati e impressionabili in spietati artefici di stragi nelle scuole, avrebbe semplicemente tradotto in realtà l'immaginario della guerra santa. La Welt ha proseguito: «Le forze di polizia avevano da tempo lanciato l'allarme sul fatto che l'indottrinamento e la strategia pubblicitaria degli islamisti attraverso internet potessero produrre effetti mortali. L'esperto di terrorismo Bernd Georg Thamm ha confermato che un riuscito attentato eversivo a sfondo islamista sul territorio tedesco rappresenta una novità».

Come nei classici casi di stragi solitarie, anche questa volta l'ambiente familiare del giovane kosovaro non ha lasciato presagire alcun rischio: i vicini di casa si sono dichiarati sorpresi e la famiglia è considerata religiosa ma non fanatica. Arid U., per questi motivi, non è mai finito sotto i riflettori dei servizi di sicurezza, né tedeschi né kosovari. E così ha potuto ottenere un lavoro temporaneo proprio nell'aeroporto di Francoforte, nel centro postale internazionale, a due passi dal terminal 2 dove ha messo in atto il suo piano omicida. Questa sua invisibilità rende l'attentato particolarmente pericoloso: «Il giovane fa parte di una generazione di terroristi cresciuta e radicalizzatasi in Germania», ha aggiunto Thamm, «e questo dimostra che il fenomeno del terrorismo endogeno va preso molto sul serio». Per il momento, tuttavia, il ministro Friedrich non ha ordinato nuove misure di sicurezza. Quelle in vigore sono già da tempo al massimo livello. Ma contro il terrorista della porta accanto, le possibilità di difesa appaiono limitate.

(Pubblicato su Lettera 43)