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BERLINO E LE DIPLOMAZIE DIVERGENTI

Mentre l’attenzione dei tedeschi è tutta puntata sulla brutale repressione di Gheddafi in Libia, due opposte immagini diplomatiche occupano la cronaca politica negli ultimi giorni. Da un lato, la trionfale visita nell’Egitto post-Mubarak del ministro degli Esteri e vice-cancelliere Guido Westerwelle. Dall’altro, il viaggio di cinque giorni del sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, in Arabia Saudita: iniziato il 25 febbraio, si concluderà il 1 marzo.

Liberale uno, socialdemocratico l’altro, i due politici sono al centro di commenti dai toni completamente diversi. Per il primo, elogi che fanno il paio con il vero e proprio bagno di folla che lo ha accompagnato a passeggio nell’ormai famosa piazza Tahrir, la piazza della liberazione. Per il secondo, critiche sull’opportunità di intraprendere, proprio in questo momento, un viaggio che ha il sapore di un’amara ricaduta in abitudini che oggi mostrano tutte le loro contraddizioni. Fare affari con le dittature è proprio quel che è stato rimproverato ai politici occidentali.

«Il ministro degli Esteri», raccontano le cronache degli inviati della stampa tedesca «una volta giunto in piazza Tahrir, dove gli egiziani hanno combattuto per la loro libertà, è voluto scendere dall’auto catturando immediatamente l’attenzione dei cittadini presenti. Molti giovani gli si sono fatti incontro per raccontargli la loro esperienza o anche solo per salutarlo e addirittura dargli una pacca sulle spalle. Westerwelle, visibilmente commosso, riusciva a muoversi a fatica, stretto fra la massa di persone nel frattempo accorsa e gli uomini del servizio di sicurezza che a stento riuscivano a mantenere un minimo di ordine. Ma non ha dato segni di insofferenza, già al suo arrivo al Cairo aveva espresso il desiderio di tornare su questa piazza che aveva visitato in precedenti occasioni. Ma, come ha detto a chi gli era vicino, dopo le manifestazioni per la libertà si avvertivano ben altre vibrazioni nel cuore». Al di là degli incontri ufficiali che il ministro ha avuto con i nuovi responsabili del governo di transizione, l’esperienza vissuta in mezzo alla folla entusiasta nella piazza simbolo della rivoluzione resterà impressa nella sua memoria. Era dai tempi di Hans-Dietrich Genscher a Praga che un ministro degli Esteri tedesco non riceveva una tale accoglienza popolare.

Atmosfere completamente diverse accompagnano invece la missione di Wowereit. «La Penisola araba offre grandi opportunità per Berlino», aveva detto il portavoce del Senato locale Richard Meng, presentando alla stampa il viaggio di affari. «Ma l’Arabia Saudita è una monarchia assoluta», ha ricordato Lorenz Maroldt in un duro commento sul quotidiano berlinese Tagesspiegel, «il Re è al di sopra di ogni legge, partiti e sindacati sono proibiti. È la patria di Osama bin Laden e della gran parte degli attentatori dell’11 settembre. Diritti umani e libertà di opinione non hanno cittadinanza. Chi professa una religione diversa dall’islam salafita è punito. Le donne vivono sotto la tutela degli uomini e senza il loro permesso non possono lasciare il paese. Chi beve alcool viene frustato e chi lo commercia viene decapitato. Una disavventura che può capitare anche agli omosessuali».

Cosa avrà dunque la Penisola Arabica di così speciale da offrire a una città trasgressiva come Berlino? Soldi, ovviamente. Wowereit se ne fa un vanto: «Sono felice di aver avviato nel 2010 un dialogo con il principe Salman in occasione della sua visita a Berlino», ha detto, «e ora lo proseguiremo a Riad. I nostri partner arabi hanno potuto conoscere e apprezzare le potenzialità della nostra città e su queste basi intendiamo intensificare la collaborazione con operatori del mondo economico, scientifico e culturale». Il piano è chiaro, gli obiettivi dichiarati, gli scrupoli, ancora una volta, messi in un cantuccio.

«Il resto del mondo arabo è in subbuglio», ha ribattuto Maroldt, «i popoli si sollevano contro i tiranni, li abbattono, danno loro la caccia. Il mondo occidentale prova velocemente a salvare la faccia, schierandosi dalla parte dei vincitori. Per anni i buoni rapporti con i sovrani sono stati una base per concludere buoni affari economici». Peraltro, gli incontri si svolgeranno al riparo dell’occhio indiscreto dei giornalisti, giacchè Wowereit viaggerà senza cronisti al seguito, perché i sauditi così hanno voluto. Una spedizione che ricalca vecchie abitudini.

«Il sindaco di Berlino non deve risolvere il problema dei diritti dei popoli nel mondo», ha concesso il Tagesspiegel, «e d’altronde ospiti del principe assai più potenti non vi sono riusciti. Fino a poco tempo fa, un viaggio del genere, di cooperazione e affari, sarebbe apparso del tutto normale, mano aperta e occhi chiusi, così andava prima, così facevano tutti. Ma ora i popoli si sono messi in cammino, si sollevano contro i tiranni e l’occidente si solleva con loro. Solo a Berlino, proprio a Berlino, si resta fermi al principio di Egon ed Erich (Krenz e Honecker, i capi della Ddr, ndr). Quello di Wowereit è il viaggio sbagliato, nel momento sbagliato, verso il luogo sbagliato».

(Rielaborazione di un articolo pubblicato su Lettera 43)