Vai al contenuto

BUNDESBANK, LA LINEA VERDE

Il dettaglio più sorprendente è nella sua carta d’identità. Data di nascita: 20 aprile 1968. Avete letto bene: millenovecentosessantotto. Jens Weidmann, l’uomo che Angela Merkel ha spedito alla guida della banca centrale più importante d’Europa, la Bundesbank, compirà fra due mesi 43 anni. E proprio in quei giorni festeggerà insieme compleanno e nuovo ruolo, sostituendo il dimissionario Axel Weber, suo grande mentore e professore di economia ai tempi dell’Università di Bonn.

La scelta di Angela Merkel non poteva essere più coraggiosa. Di fronte allo strano virus di stanchezza che sembra aver colto la generazione di mezzo dell’elite politica ed economica tedesca, la cancelliera ha deciso di sparigliare le carte e di far compiere alle istituzioni un salto generazionale. Largo ai giovani. Weidmann sarà infatti il più giovane governatore della gloriosa storia della Banca centrale tedesca.

Una scelta non priva di rischi. Non tanto per l’età del prescelto, quanto per il fatto che questi viene direttamente dal ristretto circolo di consiglieri economici della Merkel. Ne è, anzi, l’uomo di punta, colui al quale il governo ha affidato il ruolo di sherpa nei lavori preparatori del G-20 e del G-8, l’esperto che ha suggerito e condiviso tutte le scelte di politica economica della cancelliera nei due anni della crisi finanziaria. La sua nomina fa storcere il naso ai cultori della sacra indipendenza della Bundesbank dalla politica e ha scatenato le critiche delle opposizioni, Spd, Verdi e Linke, che infatti denunciano «la scelta di un commis d’Etat per nulla slegato dagli ordini della cancelleria».

Ma Weidmann sopravviverà a queste censure. Chi lo conosce bene, assicura che la caratura del personaggio è tale da poter assumere qualsiasi ruolo in assoluta indipendenza. Un perfetto servitore dello Stato, insomma, capace di essere sempre al fianco dell’istituzione per cui lavora senza mai ambire a finire sotto i riflettori. Da consigliere a governatore, però, il passo sarà lungo e ai riflettori bisognerà che cominci ad abituarsi.

Magro, alto, riservato, un paio di occhiali dalla montatura leggera portati su un volto dai lineamenti poco pronunciati, capelli biondi ormai un po’ radi ma sempre pettinati con ordine, il futuro presidente della Bundesbank incarna alla perfezione lo stile del buon funzionario pubblico. I colleghi lo definiscono un analista freddo e concreto, capace di sviscerare a fondo le questioni, pragmatico e per nulla condizionato da orientamenti ideologici. Le querelle tra keynesiani e monetaristi lo lasciano indifferente. Nato a Solingen, nel cuore industriale della Renania fra Colonia, Düsseldorf e la Ruhr, ha studiato Economia politica a Aix-en-Provence, Parigi e Bonn. Nell’ambiente governativo è praticamente impossibile strappare su di lui qualche pettegolezzo, figuriamoci un giudizio negativo. E anche all’esterno. Le vicende professionali si legano curiosamente con la vita di Axel Weber. Fu lui, dopo averlo apprezzato sui banchi dell’università, a segnalarlo ad Angela Merkel nel 2006, quando la cancelliera cercava linfa fresca per costituire un gruppo di economisti esperti che la guidasse nella sua prima esperienza di governo, la Grosse Koalition con i socialdemocratici.

Jens Weidmann, allora trentottenne, entrò così nel Dipartimento di economia e finanza, conquistandosi in fretta la fiducia di tutti. Sono stati anni di intenso lavoro, che hanno reso il giovane economista più esperto e maturo, consentendogli di vivere da vicino la tempesta perfetta della crisi finanziaria che tra il 2008 e il 2009 ha messo in difficoltà anche la locomotiva tedesca, esposta alle intemperie per la debolezza sistemica del suo settore bancario e per il crollo del commercio mondiale, particolarmente negativo per un’economia fortemente legata alle esportazioni come quella di Berlino. Che si trattasse di destinare i 480 miliardi di euro al fondo speciale per il salvataggio delle banche o di trovare i 115 miliardi per le difficoltà di credito degli imprenditori o gli 80 miliardi per gli interventi congiunturali, Weidmann era sempre lì, a suggerire e condividere le scelte che hanno faticosamente trascinato il Paese fuori dal gorgo.

Esperienza e nuovi contatti con il mondo imprenditoriale e finanziario, il cuore pulsante della Germania industriale, che ora gli torneranno utili nel nuovo incarico. Per lui si tratta in qualche modo di un ritorno. La struttura della Bundesbank la conosce già bene. Ci entrò nel 2003, a 35 anni, per guidare il Dipartimento per le analisi e le politiche monetarie, dopo aver trascorso due anni (tra il 1997 e il 1999) al Fondo monetario internazionale e quattro (dal 1999 al 2003) nel Consiglio per lo sviluppo economico, un organo fondato agli inizi degli anni Sessanta, noto anche come il Consiglio dei 5 saggi economisti, che studia le dinamiche dell’economia tedesca e presenta al governo un rapporto annuale. Curiosamente, dal 2002 fino al marzo 2004, di tale Consiglio fece parte anche Axel Weber, proprio prima di essere nominato presidente della Bundesbank. L’intreccio fra la vita di Weber e quella di Weidmann è sorprendente. Il futuro capo della Banca centrale tedesca può infatti presentare come proprio biglietto da visita anche il complimento che il suo predecessore gli fece qualche tempo fa, in un’intervista allo Spiegel: «È un eccellente economista, un professionista assoluto». La scorsa estate, a Berlino, si vociferava del desiderio di Weidmann di lasciare l’incarico di funzionario nel governo e ritornare al Dipartimento per le analisi e le politiche monetarie della Bundesbank. Ora il desiderio si avvererà, anche se ci entrerà dalla porta principale.

(Pubblicato su Lettera 43)