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LA FABBRICA DELLA MEMORIA

Ulica Lipowa, numero 4. Il quartiere è quello di Podgorze, nella parte meridionale di Cracovia. Oggi come allora una zona industriale, grigia e triste, soprattutto nel freddo di gennaio. L’indirizzo polacco è quello della Fabryka Emalia Oskara Schindlera, la Def, Deutsche Emaillewaren Fabrik. La fabbrica di oggetti smaltati di Oskar Schindler. Di pentolame e macchinari non ce ne sono più, al loro posto un museo, sede distaccata di quello storico di Cracovia, inaugurato nel 2010. Tre piani nella vecchia sede dell’amministrazione, l’ufficio del proprietario, alcune sue foto sulla scrivania.

Steven Spielberg ha girato anche qui per il suo Schindler’s List, uscito nel 1993 con Liam Neeson nella parte del protagonista. Dopo la fine della guerra, la fabbrica è stata nazionalizzata e convertita alla produzione di componentistica per le telecomunicazioni. Poi, con il crollo del comunismo, è stata privatizzata, ed è andata a rotoli. Nel 2005 è stata rilevata dal comune di Cracovia e negli ultimi tre anni è stato deciso di consegnarla alla storia facendola diventare la Fabbrica della memoria.

Uscendo dal centro di Cracovia ci si arriva facilmente, oltrepassando la Vistola, un passo al di fuori del quartiere ebraico di Kazimierz, in quel ghetto martoriato durante la Seconda Guerra mondiale. Gli Schindlerjuden, gli ebrei di Schindler arrivavano da qui. Il salto è breve per precipitare nel passato. L’esposizione permanente del Museo è intitolata Cracovia durante l’occupazione nazista 1939-1945 e ripercorre il periodo più buio nella storia dell’ex capitale del Regno di Polonia: con i suoi fantasmi e gli incubi limitrofi, a partire da quello di Auschwitz, situato a soli 60 km, da dove un gruppo di donne della Lista riuscì a fare solo una tappa di transito prima di approdare - salvandosi dal baratro - all’altra fabbrica di Schindler, quella cecoslovacca di Brünnlitz.

Nel museo polacco si rivive tutto: l’inizio della guerra e l’arrivo dei tedeschi, il ruolo di Cracovia come centro del governatorato generale di occupazione, la vita quotidiana, il destino degli ebrei, il ghetto, la resistenza e naturalmente la storia di quella mura e delle anime protagoniste del miracolo, riuscite a scampare alla tragedia.

 L’Arca dei sopravvissuti, nell’ufficio di Schindler, è una moderna opera d’arte costituita da migliaia di pentolini simili a quelli che venivano prodotti all’inizio nell’Ulica Lipowa. E poi oggetti, effetti personali, documenti ufficiali, fotografie, video, ricostruzioni e installazioni che portano il visitatore a immergersi nella Cracovia occupata. Quando si arriva nella sala che rievoca il lager di Plaszow la mente corre automaticamente al volto di Ralph Fiennes che nel film di Spielberg impersona Amon Göth, il comandante del campo. Brividi in bianco e nero a cavallo tra Hollywood e la storia.

Nel museo, che non esisterebbe se Spielberg con la sua pellicola non avesse fatto conoscere al mondo la vicenda di Schindler, viene anche proiettato Lipowa 4, un breve documentario con testimoni diretti che aiutano a ricostruire la storia della fabbrica. Che comincia quando Oskar Schindler la acquistò nel 1939, appena arianizzata. Nel giro di qualche mese, grazie anche ai preziosi consigli del suo ragioniere ebreo-polacco Itzhak Stern (Ben Kingsley nel film), ne fece un modello di efficienza. Poi, mentre in fabbrica si producevano munizioni per la Wehrmacht, a lavorare finirono sempre più ebrei del ghetto, sottratti alla deportazione.

Dopo il rastrellamento, nel marzo 1943, Schindler riuscì a convincere Göth a trasferire gli ebrei di Plaszow in un sottocampo nel territorio della fabbrica. Oggi dell’Unterlager non rimane traccia. Quando Plaszow venne smantellato con l’Armata rossa alle porte già alla fine del 1944, Schindler ottenne dall’Oberkommando della Wehrmacht il permesso di continuare la produzione nella fabbrica di Brünnlitz. Con i suoi lavoratori. 

La lista di circa 1.100 persone (800 uomini e 300 donne, la gran parte ebrei) fu battuta a macchina da Hilde Berger e l’originale è stata trovata solo nel 1999 in una soffitta a Hildesheim, cittadina tedesca dove Oskar Schindler morì nel 1974. Finita la guerra era finito in Germania e Argentina, a tentar affari tra castorini e cemento, ma senza troppa fortuna. Nel 1967 ricevette l’onorificenza di Giusto tra le Nazioni. È sepolto nel cimitero cattolico di Gerusalemme, ma in via Ulica Lipowa 4 a Cracovia si avverte che è rimasto qualcosa di lui.

(Pubblicato su Lettera 43)