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PRESIDENT FOR LIFE?

Qualche giorno fa il parlamento di Astana ha approvato alcuni emendamenti alla Costituzione che consentiranno al presidente, se lo vorrà, di convocare un referendum per estendere il proprio mandato che scade nel 2012. Nursultan Nazarbayev potrebbe rimanere in sella così sino al 2022. L’idea di una consultazione popolare è stata lanciata “spontaneamente” a fine dicembre e ha ottenuto un enorme sostegno, con la raccolta di cinque milioni di firme. Se si pensa che in Kazakistan gli abitanti totali sono 16 milioni si è ai limiti del credibile. 

Ma così funziona un po’ in tutte le repubbliche centroasiatiche, dove i numeri spesso e volentieri sono una questione di fede e si tende a fare le cose in grande. In realtà, per legge, 200 mila firme sarebbero state sufficienti, ma il promotore dell’iniziativa, il rettore della Semipalatinsk state university Erlan Sydykov, è andato oltre ed è arrivato così in meno di due settimane agli autografi di oltre il 55% del corpo elettorale. 

Il 7 gennaio scorso lo stesso Nazarbayev ha respinto l'idea del referendum, deciso a sottoporsi comunque alla volontà del popolo. La Commissione elettorale centrale ha poi accettato di registrare le firme. Un gioco delle parti già visto nei mesi precedenti, quando la legge sul "leader della nazione" che ha esteso i poteri del presidente è stata prima respinta dallo stesso capo di Stato e poi passata dall'assemblea parlamentare - dove Nazarbayev gode della maggioranza assoluta, per non dire totale. 

Non ci sarà dunque da stupirsi se la Corte costituzionale che ora deve decidere sull’ammissibilità del referendum darà nei prossimi giorni un giudizio positivo. Se per sbaglio dovesse accadere il contrario, poco male per Nazarbayev che, con i rating oltre il 90% e nessun rivale in vista, non avrà certo difficoltà alle presidenziali del prossimo anno. Il capo di Stato è però in avanti con gli anni - ne farà 70 in luglio. La transizione è stata messa già a punto, un po’ come è successo in Turkmenistan quando nel 2006 è scomparso Saparmurat Nyazov. 

Tutte le ex repubbliche centroasiatiche dell’Urss hanno lo stesso problema: leader anziani, in carica da oltre un ventennio (prima dell’indipendenza dei rispettivi paesi erano al vertice dei soviet comunisti nazionali), che prima o poi dovranno lasciare il potere. Ad Ashgabat la transizione è avvenuta in maniera soft e così avverrà probabilmente in Kazakistan e Uzbekistan. 

Diverso il discorso per Kirghizistan e Tagikistan: nei due paesi più poveri della regione, ai margini del grande gioco delle pipeline, il fattore stabilità è già andato a rotoli nel caso di Bishkek, mentre Dushanbe si regge per ora ancora sulle spalle di Emomali Rakhmon. Ma il rischio che il paese di sfasci un’altra volta (come dopo la guerra civile del 1992-97) non è lontano dalla realtà.

Il Cremlino e la Casa Bianca fanno la corte ai sultani kazaki, turkmeni e uzbeki che hanno in pugno la bacchetta per incanalare da una parte o dall’altra gas e petrolio. Le questioni dei principi democratici sono qui fuori luogo. 

Nazarbayev presidente ancora un paio d’anni? Perché no: d’altra parte Astana ha avuto la presidenza dell’Osce del 2010. L’Osce che ha condannato le elezioni truccate in Bielorussia, dove Alexander Lukashenko, al sedicesimo anno di presidenza, è considerato l’ultimo dittatore d’Europa.  Nazarbayev, a quota diciannove, può arrivare a trentuno.

(Pubblicato su Limes)