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SPERANZE KIRGHISE

La vera sfida per il Kirghizistan comincia ora. Con il voto di ottobre per il nuovo parlamento è stata di fatto battezzata la prima repubblica parlamentare in Asia centrale e adesso si tratta di dare al paese la stabilità politica di cui ha bisogno. Il nuovo governo, insediatosi poco prima di Natale, si trova di fronte all’improbo compito di combattere la povertà e risollevare l’economia, di trovare insomma una strategia di sopravvivenza per evitare il definitivo tracollo. Il rischio che il Kirghizistan si trasformi in un failed state è ancora alla porta.

Dopo i violenti scontri del giugno scorso che avevano costretto il presidente Kurmanbek Bakiev a cedere il potere a Rosa Otunbaeva (confermata alla presidenza via referendum), la Costituzione è stata modificata, diminuendo i poteri riservati al capo dello Stato e aumentando quelli del parlamento. Ecco perché soprattutto la tornata elettorale autunnale ha assunto un valore quasi storico: il fatto che si sia svolta senza incidenti e senza denunce di brogli di massa ha indicato che sono stati davvero fatti i primi passi nella direzione giusta, anche se si è registrato il dato negativo che quasi un kirghiso su due ha disertato le urne. Brutto segnale per chi pensa che si possano impiantare automaticamente sistemi democratici in un contesto istituzionale come quello centroasiatico, lontano anni luce da quello occidentale.

Dopo un paio di mesi di trattative
, lo scorso dicembre si è arrivati alla formazione di un governo. Dato che nessun partito a ottobre era riuscito a conquistare la maggioranza assoluta, il percorso verso la nomina del socialdemocratico Almasbek Atambayev è stato complicato, tanto che il primo tentativo è fallito. Il gabinetto attuale è espressione di una coalizione che comprende anche i centristi di Respublica e i nazionalisti di Ata Zhurt, formazione che raggruppa buona parte dei sostenitori dell’ex presidente Kurmanbek Bakiyev e che detiene la maggioranza relativa in parlamento (28 seggi, contro i 26 dei socialdemocratici, 25 di Ar-Namys, 23 di Respublika e 18 di Ata-Meken).

All’opposizione Felix Kulov
(Ar Namys), eroe della rivoluzione dei tulipani del 2005 insieme alla Otunbaeva, ha già promesso battaglia e a dire il vero con queste premesse, anche se in quanto a numeri la maggioranza sembra solida, non è difficile ipotizzare nuove sorprese. Molto dipenderà da come il nuovo premier saprà gestire la dote ricevuta: Atambayev ha già ricevuto la benedizione del Cremlino durante la sua prima visita all’estero che ha avuto come destinazione quasi naturale proprio Mosca. Il Kirghizistan, tassello povero ma importante nel puzzle centroasiatico del Great Game, punta soprattutto sul vicino naturale per non sprofondare nel baratro.

(Pubblicato su Limes)