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IL SIGNORE DI ASHGABAT

È un po’ vanesio, difficile, vendicativo, sospettoso, un grande attore, un bugiardo patentato. È l'unico figlio maschio in una famiglia di otto figli. Suo padre è una guardia carceraria andata in pensione con il grado di colonnello, la madre casalinga. Il genitore, molti la pensano così, è più intelligente del figlio. Ha una moglie turkmena, che vive a Londra, e un’amante russa, ex infermiera nella sua vecchia clinica dentistica. Ha due figlie e un figlio con la prima e una figlia di 14 anni con la seconda.  Quello che ha raccontato Sylvia Reed Curran, l’incaricata d’affari all’ambasciata americana di Ashgabat, a proposito del capo di stato turkmeno non lascia pensare che Gurbanguly Berdimuhamedov sia proprio uno statista di grande spessore.

Ma una qualche virtù l’ex dentista di 53 anni deve pur avercela se è finito al vertice di un Paese che è considerato il più dittatoriale tra quelli dell’Asia centrale. Il motivo di una tale scalata non si trova, almeno per ora, nei cable di Wikileaks, ma i rumor hanno rivelato che, nonostante il nome, l’odierno presidente sia il figlio di quello vecchio, Saparmurat Niyazov, scomparso prematuramente nel dicembre di quattro anni fa. Insomma, Turkmenbashi, il padre di tutti i turkmeni, avrebbe lasciato il suo impero in eredità al figlio illegittimo.

Solo così infatti si spiegano gli avvenimenti del 2006 in cui in cui in quattro e quattr’otto venne organizzata la successione a Niyazov, salito al potere nello stato centroasiatico dopo l’indipendenza da Mosca nel 1991 e fino alla fine zar indiscusso nella Repubblica ex sovietica. Certo è che se Berdimuhamedov ha assunto il compito di non far precipitare il Paese nell’anarchia dopo la morte di Turkmenbashi e sta aprendo il Turkmenistan a timide riforme qualcosa del predecessore ha mantenuto: ovvero una predilezione per la grandezza e il lusso, anche se non è arrivato ancora la punto di farsi costruire statue dorate.

 Dal culto della personalità di staliniana memoria ben coltivato da Niyazov il buon Gurbanguly è passato a un potere più soft che però non rinuncia alla simbologia. E così, fatto che ha impressionato l’ambasciata americana, il presidente si è fatto regalare uno yacht made in Italy per navigare sulle onde del Caspio. Voleva un modello stile Abramovich, ma pare si sia dovuto accontentare di qualcosa di più piccolo, per questioni tecniche. Il dono sarebbe arrivato dai russi di Itera (gas) che hanno qualche interesse a farsi voler bene.

Il Turkmenistan è diventato un terreno di battaglia per le grandi compagnie di mezzo mondo che aspirano a dividere un pezzo della ricca torta energetica. La partita coinvolge non solo Mosca e Washington, ma Pechino e Teheran con la partecipazione di Ankara e l’Europa alla finestra, vedere alla voce Nabucco. Nessuna meraviglia quindi che i regali piccoli e grandi siano all’ordine del giorno, così come la corruzione: per Transparency, il Turkmenistan nel 2010 si è situato alla posizione 172 su 178, ultimo posto tra le repubbliche ex sovietiche a pari merito con l’Uzbekistan.

In questo settore pare che Gurbanguly stia facendo meglio di Saparmurat, visto che, citando sempre l’ambasciata americana in vena di confidenze, «un membro delle comunità diplomatica internazionale turkmena con buone connection ha dichiarato che le tariffe per essere introdotti al presidente sono salite dal 10 al 15% dopo la morte di Nyazov». Difficile che chi abbia qualche affare ad Ashgabad e dintorni non sia sceso a compromessi. Anche a Washington lo sanno e dicono che le aziende Usa legate alla legge anticorruzione devono competere con aziende che non hanno certi vincoli e questo rende tutto più complicato e incerto. 

 Intanto quindi che gli attori del Grande Gioco si rincorrono per prendere la posizione migliore senza andar troppo per il sottile, Berdimuhamedov cura le sue Bentley, Cadillac e Maybach in garage. Notare la nazione di produzione per chi è interessato alla benevolenza del sovrano. Ma quando esce di casa deve stare un po’ più attento. Secondo quanto ha riportato la diligente signora Curran in dispaccio del gennaio 2010, ormai da qualche tempo le misure di sicurezza intorno al presidente sono state aumentate. Già la scorsa estate sono corse voci di possibili attentati nei suoi confronti. Le fonti americane non hanno dato ulteriori dettagli sui pericoli che rischia di correre Gurbanguly, ma hanno raccontato come il presidente sia molto pulito e ordinato e richieda a tutti quelli che stanno intorno a lui di fare lo stesso. Ai tempi dello studio dentistico esigeva persino che i suoi collaboratori portassero i pantaloni con la piega. Ora, evidentemente, ha altri problemi.

(Pubblicato su Lettera43)