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ALLA CORTE DI ABISHULY

«L’agnello? Ben cotto, mai al sangue, mi raccomando. Astana non è Londra». Così Maksat Idenov, il numero due di Kazmunaigas, la risposta kazaka a Gazprom, suggeriva all’ambasciatore americano Richard Hoagland come ordinare la carne. Aneddoto poi riportato, insieme a molto altro, in un dispaccio raccolto da Wikileaks. Che ancora una volta si è rivelata fonte preziosa di informazioni imperdibili. La scena si svolse all’Hotel Radisson, uno dei luoghi di ritrovo dell’èlite politico-finanziaria nazionale e internazionale della capitale kazaka, metropoli che aspira a essere il nuovo snodo tra Mosca e Pechino.

È praticamente nata dal nulla, Astana, e da 13 anni il presidente risiede qui, prima stava ad Alma Ata, più a sud in questo immenso Paese grande come mezza Europa dal Portogallo alla Polonia. Al Radisson, sulle rive dell’Ishim nella parte vecchia della città, Hoagland e Idenov si sono incontrati lo scorso gennaio e hanno discettato non solo di come si ordina l’agnello (che Idenov ha accompagnato da Coca Cola in abbondanza). Sul piatto, soprattutto, gas e petrolio.

Il Kazakistan è infatti la repubblica centroasiatica che finora si è più aperta in questo senso verso Occidente. Non solo americani, naturalmente, ma anche russi, inglesi, francesi, olandesi e italiani. Il giacimento offshore di Kashagan, sul Caspio, è uno di quelli che fa gola a tutti. Astana è stata costruita in un paio di lustri con le vagonate di dollari che oro nero e blu hanno scaricato qui.

E l’artefice del miracolo centroasiatico si chiama Nursultan Abishuly Nazarbayev, presidente di 16 milioni di kazaki e padre padrone di un Paese che pur essendo formalmente una repubblica poco ha a che fare con gli standard della democrazia occidentale. Ma questi son dettagli. Nazarbayev e famiglia dirigono le danze da una ventina d’anni, dato che dopo l’indipendenza da Mosca nel 1991 il capo di Stato è sempre stato lui. Anzi: già prima che a Mosca crollasse tutto Nazarbayev era ad Alma Ata il segretario generale del partito comunista.

 I tempi sono cambiati in fretta e il turbo capitalismo è arrivato anche nella steppa. Così è sorta come una cattedrale nel deserto Astana e Nursultan Abishuly ne ha fatto la sua reggia. All’inizio sulla riva a ovest dell’Ishim, poi su quella est, costruendo nel giro di pochi anni grattacieli su grattacieli (il primo palazzo presidenziale è diventato un museo per lo stesso Nazarbayev) dove lo stile occidentale si mischia con le cupole orientali. Le pop star sono di casa.

Il Kazakistan è un Paese musulmano e questo spiega anche la passione per la Coca Cola di Idenov. Che tra un bicchiere e l’altro nella ormai famosa cena al Radisson ha citato anche Timur Kulibayev, marito della seconda delle tre figlie del presidente, Dinara, e soprattutto pezzo grosso nel board di Kazmunaigas e di un altro paio di aziende statali (cioè nelle mani di famiglia). Quando ha festeggiato il suo 41esimo compleanno, nel 2007, Kulibayev ha invitato qualche amico ad Alma Ata ed è arrivato pure Elton John a cantare una canzone per la modica somma di 1 milione di sterline, almeno così si è appreso da un altro file dell’inesauribile Wikileaks. La moglie Dinara pare invece abbia altri gusti, è per questo che ha fatto arrivare per la sua festa Nelly Furtado. Cosa non si fa per le feste di famiglia.

Nazarbayev ha ormai oltre 70 anni e nessun erede maschio. La figlia più giovane Aliya ha avuto un matrimonio combinato, e andato a rotoli, con il figlio dell’allora presidente kirghiso Askar Akayev, Aidar, e la politica non è proprio la sua passione. La prima figlia invece, la potentissima Dariga, è stata sposata con Rakhat Aliyev, considerato l’erede fino a che un giorno non ha deciso di mettersi contro il patriarca. Ora è finito in esilio a Vienna, da dove continua ciclicamente a minacciare gli ex parenti ad Astana raccontando di aver materiale compromettete. Affari poco puliti e corruzione ai massimi livelli: resti del Kazakhgate, che ha già sfiorato il presidente e per il quale il faccendiere James Giffen è stato condannato lo scorso agosto da un tribunale di New York. Questa però è un’altra storia.

 Dariga sarebbe in ogni caso perfetta per la successione e, come ha dimostrato Rosa Otunbaeva in Kirghizistan, l’Asia centrale ha già aperto i palazzi presidenziali al gentil sesso. Ma in Kazakistan c’è poco di sicuro. Al momento, sempre stando ai file di Wikileaks, tutto gira intorno ai big four around the number one, i quattro grandi intorno al numero uno: Sarybai Kalmurzayev, capo dell’amministrazione presidenziale, Aslan Musin, capo dello staff di Nazarbayev, il ministro degli Esteri Kanat Saudabayev e ovviamente Timur Kulibayev. Con lui, che già controlla praticamente il 90% dell’economia kazaka, tutto rimarrebbe in famiglia.

(Pubblicato su Lettera43)