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LA NOTTE DEI CRISTALLI, L’ALTRO 9 NOVEMBRE

Alla rievocazione della caduta del Muro di Berlino abbiamo già dato, in abbondanza, in occasione del ventennale dello scorso anno. C'è però un altro 9 novembre, che trova meno spazio nelle rievocazioni della stampa italiana (non in quella tedesca) ed è il motivo per cui, come data della festa nazionale la Germania riunificata ha scelto il 3 ottobre. Bisogna risalire a qualche decennio più indietro, quando il paese si era affidato ad Adolf Hitler e al partito nazista. Correva l'anno 1938 ed era esattamente il 9 novembre. La data del Kristallnacht, la notte dei cristalli, quando le squadre naziste incendiarono in tutto il paese 267 sinagoghe, devastarono 7500 negozi ebraici, uccisero 4000 ebrei e ne deportarono 30mila nei campi di concentramento. La polizia non intervenne, i vigili del fuoco si preoccuparono solo che le fiamme non si propagassero agli edifici confinanti. Quegli anni segnarono la fine di una delle comunità più vive e laboriose, economicamente e culturalmente, dell'Europa centro-orientale. Il nostro reportage fotografico va alla ricerca delle tracce di vita ebraica nella Berlino riunificata.

La Nuova Sinagoga di Berlino, sulla Oranienburger Straße. Costruita fra il 1859 e il 1866 su progetto dell'architetto Eduard Knoblauch, era la più grande sinagoga di Berlino. Danneggiata durante la notte dei cristalli, venne ulteriormente colpita dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e demolita nel 1958 dalle autorità della Ddr per il pericolo di crolli. La ricostruzione cominciò nel 1988, i lavori furono conclusi nel 1995. Oggi è sede del Centrum Judaicum.
La targa che ricorda la Kristallnacht.
Uno dei portoni sulla facciata della Neue Synagoge.
Monumento al Kindertransporte, il treno della vita, con il quale venne permesso a 10mila bambini ebrei di lasciare la Germania nazista e salvarsi in Gran Bretagna. Il gruppo di figure, realizzato dall'artista israeliano Frank Meisler - uno dei bambini che riuscì a fuggire - si trova di fronte alla stazione ferroviaria di Friedrichstraße. Monumenti analoghi si trovano a Londra e Danzica.
La facciata del Jüdisches Museum di Berlino, realizzato nel quartiere di Kreuzberg e progettato dall'architetto Daniel Libeskind.
Memoria dell'Olocausto (Jüdisches Museum).
Cartello anti-ebraico nella Germania nazista, esposto nella mostra in corso al Deutsches Historisches Museum "Hitler e i tedeschi".
Il memoriale allo sterminio degli ebrei d'Europa, che occupa una piazza di 19mila metri quadrati nel centro di Berlino, di fianco alla Porta di Brandeburgo. Su progetto di Peter Eisenman, è stato inaugurato nel maggio 2005.
Un particolare del memoriale.
Il ritorno della musica yiddish. Lentamente, la cultura ebraica ritrova il suo spazio nella nuova Berlino.
L'ingresso della Sinagoga nella Rykestraße, nel quartiere di Prenzlauer Berg. Grazie alla sua posizione defilata, nascosta in un cortile interno, si salvò dalle distruzioni della Kristallnacht. Riaperta nel 1953, è stata il centro della vita ebraica di Berlino Est, raccogliendo una comunità ridotta a sole 300 persone. Dopo ulteriori ristrutturazioni è stata nuovamente riaperta nell'agosto 2007. I suoi 1200 posti ne fanno il luogo di preghiera ebraica più grande di tutta la Germania.
«Quando i libri vengono bruciati, alla fine verranno bruciate anche le persone». La frase di Heinrich Heine è stampata su una targa sulla Bebelplatz, la piazza su cui i nazisti bruciarono 25.000 libri ritenuti pericolosi (molti dei quali di autori ebrei) il 10 maggio 1933. Allora la piazza si chiamava ancora Opernplatz.