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ADDIO A UN PEZZO DI GAZPROM

“Quel che va bene per Gazprom va bene per la Russia”, parola di Viktor Chernomyrdin. Uno che di gas se ne intendeva, visto che era stato lui, in qualità di ministro dell’Energia, a prendere in consegna da Mikhail Gorbaciov la nuova creatura statale scaturita dalla fusione dei ministeri sovietici di Gas e Petrolio e battezzata Gazovaya Promyshlennost, cioè Gazprom. Dal 1989 al 1992 è il primo presidente della nuova società energetica pubblica. Nel maggio 1992 è nominato vice primo ministro, subordinato a Egon Gaidar, e prende il controllo anche del ministero dell’Energia. Ancora qualche mese ed entra direttamente alla Casa Bianca, la sede del governo russo. Lascerà la poltrona solo cinque anni dopo, nel marzo 1998.

Chernomyrdin è il più longevo dei premier russi proprio nel periodo più instabile dopo il crollo dell’Unione Sovietica. A Gazprom gli succede Rem Vyakhirev, ex viceministro del Gas e poi presidente del consiglio di amministrazione: i due sono alleati politici nelle elezioni della Duma del 1995 con il partito Nostra Casa Russia, ribattezzata Nostra Casa Gazprom. Come dire che l’asse tra politica e gas, tra Cremlino e Gazprom, non è un’invenzione mediatica recente, tantomeno il copyright è detenuto da Vladimir Putin.

Chernomyrdin è il perno sul quale si appoggia Eltsin mediando tra i vari gruppi che fanno il bello e il cattivo tempo alle spalle del presidente. Nel suo ruolo un po’ di direttore rosso, un po’ capitalista di riflesso, è stato protagonista come numero uno del governo della nuova Russia nei passaggi cruciali del paese negli anni Novanta. Dal colpo di stato del 1993 alla prima guerra cecena tra il 1994 e 1996 (con il compito di mediatore con Shamil Basayev nel sequestro di Budyonnovsk) per finire col default del 1998, arrivato nell’estate successiva alle sue dimissioni con Eltsin che tentava di riportarlo in sella.

Dopo la breve parentesi di Kirienko, Primakov e Stepasin alla Casa Bianca arriva nel 1999 Vladimir Putin, che due anni dopo da presidente sposterà Chernomyrdin a fare l’ambasciatore in Ucraina e manderà Vyakhirev in pensione, sostituendolo con Alexei Miller. E chiudendo il cerchio.

A Kiev Chernomyrdin cura da vicino i rapporti tra Russia e Ucraina per quel che riguarda le questioni del gas e viene richiamato a Mosca quando le relazioni tra il Cremlino e la Bankova dove siede Victor Yushchenko toccano il fondo, nell’estate del 2009. Dal febbraio 2010, da quando in Ucraina c’è Viktor Yanukovich e la Russia ha mandato il nuovo inviato Mikhail Zurabov, Chernomyrdin è advisor del presidente russo Dmitri Medvedev.

I suoi detti, a volte simpaticamente strampalati, sono diventati dei classici nell’immaginario collettivo della Russia d’oggi. “Volevamo fare il meglio, alla fine è venuto fuori il solito” ha sentenziato una volta a proposito delle riforme malriuscite degli anni Novanta. Se non altro, Viktor Stepanovich è stato uno dei pochi che ci hanno provato".

(Pubblicato su Limes)