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IL CALO DI VICTOR FEDOROVICH

A tre settimane dal primo test elettorale dopo la sua elezione a presidente lo scorso febbraio, Victor Yanukovich non dorme certo tra due guanciali. Le elezioni comunali del 31 ottobre - con il rinnovo dei sindaci delle più importanti città - rappresentano il primo vero banco di prova per il nuovo corso che il capo di Stato ha avviato dopo i cinque disastrosi anni che hanno contrassegnato la presidenza di Victor Yushchenko. Chiuso il malaugurato capitolo della rivoluzione arancione che ha deluso le speranze di molti, Yanukovich è partito col vento in poppa e il sostegno di gran parte degli ucraini, ma l’entusiasmo iniziale si sta già spegnendo. Almeno stando ai sondaggi. Lo scorso agosto per la prima volta l’indice di gradimento ha registrato infatti una pericolosa inversione di tendenza.

Se a maggio il 39,7% degli ucraini supportava il capo dello Stato pienamente, il 32,2% lo appoggiava in parte ed il 23% riteneva negativo il suo lavoro, ad agosto la percentuale degli scontenti è aumentata di oltre il 10% (33,3%) ed è diminuito il numero dei sostenitori.

Chi appoggia Yanukovich senza se e senza ma è solo il 22,5%, quasi la metà di prima. Sono aumentati invece quelli lo supportano solo in parte, dal 32,2% al 38,7%. In totale fa 61,2%: la maggioranza rimane chiara, ma si assottiglia.

È un campanello d’allarme per chi in questi mesi di presidenza ha governato con il favore degli elettori, conquistando sino all’inizio dell’estate sempre maggiori consensi. La non florida situazione economica del paese e la lentezza delle riforme sembrano però pesare notevolmente sul giudizio degli ucraini.

Secondo i dati forniti dal Razumkov Center è cambiata anche l’opinione generale della popolazione sulla via intrapresa dall’Ucraina. Stando ai numeri il 50,4% ritiene che il paese stia andando nella direzione sbagliata, solo il 25,6% in quella giusta. Un tracollo, se si calcola che solo a maggio la percentuale degli ottimisti era del 42,7% contro il 32,6%.

Negativo il bilancio dei numeri anche per il primo ministro Mykola Azarov, sceso nei consensi da un complessivo 63,5% al 55,1%. Su di lui il macigno delle misure poco popolari di aumento delle tariffe di gas, acqua ed energia elettrica, per altro concordate con il Fondo Monetario Internazionale dopo la concessione di un prestito di oltre 15 miliardi di dollari nei prossimi due anni e mezzo.

Per Yanukovich e Azarov la consolazione alla vigilia del prossimo appuntamento elettorale è che se per loro alla presidenza e al governo le cose non vanno bene, non vanno certo meglio per l’opposizione. Yulia Tymoshenko, che si preoccupa soprattutto all’estero della sua immagine immacolata, è in realtà ai minimi storici di popolarità.

L’ex primo ministro ora sui banchi dell’opposizione è valutata stabilmente in maniera negativa: il 62,5% degli ucraini non supporta per nulla l’eroina della rivoluzione arancione (63,7% a maggio), solo il 10,5% la sostiene pienamente (10,6% a maggio) e il 21,9 (19,9% a maggio) la sostiene in parte.

Con queste percentuali Yulia non potrà certo mobilitare le masse per ribaltare una situazione che la vede perdente in partenza. Secondo i dati del Razumkov Center di settembre il partito della Tymoshenko arriverebbe intorno al 14%, oltre dieci punti in meno del Partito delle regioni di Yanukovich (25%), che conta anche sull’appoggio del Blocco di Sergei Tigipko (circa 13%), attuale vice premier nel governo Azarov.

È proprio Tigipko colui che insidia la popolarità del capo dello Stato: quasi il 60% degli ucraini dichiara di avere fiducia in lui. Victor Yanukovich deve insomma temere gli alleati in casa propria piuttosto che la malconcia opposizione.

(Pubblicato su Limes)