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FRANCOFORTE, LA FIERA DEL LIBRO SI FA DIGITALE

Giornata di apertura per la Fiera del libro di Francoforte, la più grande esposizione del settore nel mondo con i suoi 7533 espositori in rappresentanza di 111 paesi. Gli editori italiani sono quest’anno 324, raggruppati come di consueto nel padiglione 5. Come sempre ben nutrita la schiera degli editori dai paesi dell'Europa centro-orientale e dei Balcani, così come della Turchia. Sugli oltre 170mila metri quadrati della Fiera, vengono presentati 300mila titoli.

Da oggi fino a domenica sono attesi dagli organizzatori 300mila visitatori, 10mila giornalisti e un numero difficile da quantificare di editori, autori, librai, produttori cinematografici e agenti dei diritti d’autore. Nei saloni del palazzo fieristico di vetro in riva al Meno saranno giorni frenetici, come in una seduta di borsa, per le trattative sui diritti, gli scambi commerciali, gli affari. In Germania il settore è in leggera crescita, circa 10 miliardi di euro stimati nel 2010, lo 0,8 per cento in più del volume d’affari rispetto all’anno precedente, nel quale tuttavia non si era fatta troppo sentire la crisi generale.

Come da tradizione, l’appuntamento di Francoforte si caratterizza per la presenza di un paese ospite d’onore. Dopo la grande attenzione suscitata nella passata edizione dalla Cina, tocca quest’anno a un'altra terra ricca di letteratura, l’Argentina, rappresentata nel giorno dell’inaugurazione dal presidente Cristina Fernandez de Kirchner e da 60 letterati che, sostiene la Frankfurter Allgemeine Zeitung citando alcuni osservatori, sarebbero stati scelti per una certa accondiscendenza verso le politiche presidenziali. Tra di loro, comunque, anche storici dissidenti all'epoca della dittatura dei generali.

Tuttavia, da tempo l’attenzione degli operatori e dei lettori è catalizzata totalmente dall’editoria elettronica, dai suoi sviluppi tecnici e dalla crescita dell’offerta, non più relegata ai campi del diritto e dell’economia. La faranno da padrone i nuovi supporti elettronici, gli e-book: e-reader, kindle, i-pad, persino gli smartphone, sbarcati da qualche anno sul mercato e periodicamente raffinati nella qualità tecnologica, nelle potenzialità di memoria e, soprattutto, nella capacità di lettura offerta ai potenziali clienti. Nonostante in Germania il 99 per cento degli incassi sia ancora dovuto alla vendita di libri cartacei, per il direttore della Fiera, Jürgen Boos «ci troviamo nella stessa situazione di 600 anni fa, quando Johannes Gutenberg inventò i caratteri di stampa mobili. Allora i conventi persero la loro funzione centrale nella produzione libraria, gli amanuensi il loro lavoro e iniziò un nuovo illuminismo. Anche oggi ci dobbiamo attendere simili, drammatiche conseguenze. Chi avrà da perdere potrà essere il libro stampato, non certo gli autori».

Guardando le cifre, la strada parrebbe ancora lunga, ma oggi i tempi si vanno rapidamente accorciando. E per far crescere adeguatamente anche l’offerta di titoli, il presidente della potente associazione dei librai tedeschi, Gottfried Honnefelder, si è nuovamente appellato al governo affinché venga introdotta una riduzione dell’Iva sulla produzione digitale dei libri, così come avviene per il prodotto cartaceo. Solo in questo modo sarà possibile rendere competitivo il settore e spingere sempre più editori a lanciarsi nel nuovo, promettente mercato.

Sullo stesso argomento da segnalare un lungo editoriale Gregor Dotzauer sul Tagesspiegel. L'autore sgombra il campo dalla diatriba - che ritiene ormai superata - fra libro cartaceo e libro elettronico: «laddove tempo fa si parlava di concorrenza e contrapposizione, oggi domina una pacifica coesistenza», scrive il giornalista. E questa attenuazione dei confini fra mondo cartaceo e mondo digitale appare particolarmente evidente proprio nel libro, che sembra aver ritrovato una forza centrale come unico mezzo in grado di propagare tesi elaborate e complesse, e di conseguenza emozioni, dibattiti e contrasti, grazie anche al gioco mediatico di sponda fatto dagli altri media. Che sia carta o bit, poco importa. Lo straordinario successo autunnale di tre libri di saggistica (Dotzauer si riferisce a quelli di Sarrazin sull’immigrazione islamica, di Heisig sulla criminalità giovanile e di Schwarzer sull’educazione) riabilita il libro come vero mezzo multimediale, a prescindere dal supporto con il quale lo si legge. Un buon auspicio per operatori e lettori impegnati a Francoforte.