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RUSSI E LIBERTÀ DI STAMPA

Corruzione, economia che arranca, vessazioni della polizia, criminalità e terrorismo: sono queste le preoccupazioni dei russi. Lo si evince da una ricerca DW/Trend-Ifak commissionata dalla Deutsche Welle, la radiotelevisione internazionale tedesca, nell’ambito di un più ampio progetto volto a delineare l’immagine della Germania in Russia e Ucraina a vent’anni dalla riunificazione tedesca. L’aspetto più interessante che viene fuori dai dati del rapporto non è tanto che i russi considerino mazzette e bombe gravi minacce alla salute del Paese - bella scoperta - quanto l’opinione della stragrande maggioranza sui temi  come la democrazia e la libertà di stampa, considerati problematici rispettivamente dall’8 e da meno dell’1 per cento della popolazione.

 

Che vuol dire? Semplice: non che in Russia non ci siano problemi oggettivi (rispetto agli standard occidentali, che non sono certo quelli italiani) di democrazia e libertà di stampa, ma semplicemente che ai russi tutto questo non interessa.

Cioè, pensano a Mosca e dintorni: che serve un giornale in più o in meno se quando si va al chiosco in metropolitana per comprarlo si rischia di saltare in aria per colpa di un kamikaze? a cosa serve poter eleggere un governatore, se questo ottiene comunque la sua bella poltrona dietro una vagonata di dollari? Non si tratta di banalità o cinismo. È la realtà. Quella che molti analisti o presunti tali in Occidente si rifiutano spesso di vedere e sempre di spiegare.

Negli ultimi mesi sono stati uccisi nelle repubbliche russe del Caucaso centinaia di poliziotti e decine di civili in attentati compiuti da gentiluomini che piazzano ordigni non solo all’entrate di caserme, ma nei mercati affollati di donne e bambini. Signori che vogliono un califfato e hanno annunciato la guerra agli infedeli su tutto il territorio russo. Ma non solo solo, il gioco è più sporco di quello che sembra.

Ora, lasciando stare la disastrosa politica del Cremlino che fino a oggi ha risolto poco o nulla, va bene indignarsi dalle nostre parti per i giochini tra Putin e Medvedev e la pseudo-democrazia alla moscovita, ma sarebbe meglio raccontare quello che ai russi importa di più e perché.

Democrazia e libertà di stampa sono parole vuote in Russia, prive di significato, non da dieci anni, da quando Vova ha fatto fuori Berezovski & Co., ma dai tempi di Eltsin. I soloni occidentali che hanno scoperto le deficienze postsovietiche con Putin ripassino al 1996, troverebbero così le risposte al perché i russi se ne fottono di democrazia e libertà di stampa.