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QUATTRO PASSI NELLA GERMANIA RIUNIFICATA

La riunificazione tedesca compie vent'anni. Dopo i festeggiamenti dello scorso novembre per il ventennale della caduta del Muro di Berlino, oggi è il tempo del bilancio per un processo politico, economico e sociale che ha coinvolto - e coinvolge ancora - il paese che nel frattempo è divenuto il pilastro della nuova Europa allargata, se non dall'Atlantico agli Urali almeno alla Voltava e al Mar Nero.

Di questa nuova Europa - dei cambiamenti, dei problemi, dei successi e delle difficoltà, dei bisogni e delle speranze che animano le sue genti - East Side Report vi informa quotidianamente, con i reportage, le analisi, le interviste, le cronache, le gallerie fotografiche. È il cuore del nostro lavoro, come dire, è la nostra linea editoriale: un'appassionato e volontario impegno, attraverso contributi originali per questo sito o ripubblicazioni di articoli scritti per varie testate, per coprire un'area geografica che trova spazio nella stampa mainstream solo quando un evento straordinario (e spesso scandalistico) ne attira l'attenzione. Sia detto per inciso: il fatto che questo sito sia ormai entrato stabilmente nella top-10 dei siti italiani di politica estera di Wikio testimonia che l'interesse dei lettori è invece assai più ampio.

Nel quadro delle nostre corrispondenze, la Germania costituisce uno dei focus maggiormente studiati e raccontati. I tanti aspetti che contribuiscono a spiegare i cambiamenti che il paese ha vissuto e sta vivendo, in politica, nella società, nell'economia, nella cultura, nella vita quotidiana delle persone, potete rintracciarli tutti cliccando sulla voce "Germania" del nostro Atlante. E così sarà anche nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Per il ventennale della riunificazione abbiamo invece deciso di aprire una finestra sul dibattito in corso sui media tedeschi, segnalando temi e link utili per farsi un'idea delle opinioni più diverse. Una sorta di Matrioshka (è la nostra rubrica di link e contributi esterni) promossa questa volta in prima pagina.

IN VIAGGIO VERSO EST. Quattro città, quattro temi, molti fatti. È lo speciale multimediale della Süddeutsche Zeitung "Unser Osten" - dati, statisiche, reportage e filmati - dal cuore dell'ex Ddr, da Hoyerswerda a Stralsund, da Lipsia a Wittenberge. Lo Spiegel indaga la divisione fra est e ovest nel comportamento relativi ai consumi: sarà anche colpa dell'Ostalgie, gli Ossi preferiscono le marche dei prodotti che hanno accompagnato la loro infanzia, così come i Wessi, poco attratti dagli esotici prodotti dell'ex Ddr. Ma le abitudini, con l'irruzione delle nuove generazioni, diventano altre. «Niente sesso, molta birra, quasi solo uomini, musica e una quantità di discorsi strani e con tendenze di destra radicale» è il quadro offerto da Moritz von Uslar, reporter dello Spiegel, che racconta in un libro appena pubblicato (Deutschboden) i suoi mesi di vita in una piccola città di provincia nell'ex Germania est.

PAESAGGI COSTOSI. «Paesaggi fiorenti» aveva promesso Helmut Kohl il 1 luglio 1990 nel famoso discorso televisivo sull'unione monetaria. Mentre della floridezza gli economisti cominciano oggi a riconoscere tracce evidenti, non c'è dubbio che la ricostruzione dell'Est (Aufbau Ost è il termine tedesco) sia stata decisamente costosa: 2,1 biliardi di euro è lo stato della spesa a vent'anni dalla riunificazione. Si poteva fare meglio? Il quotidiano economico-finanziario Handelsblatt offre tre diverse chiavi di lettura: quella di Norbert Häring, del politologo dell'università di Monaco di Baviera Werner Weidenfeld e di Johannes Ludewig, negli anni Novanta nominato da Kohl coordinatore per i nuovi Länder.

BEUTEZUG OST. Tra le pagine più discusse della riunificazione c'è quella legata al lavoro della Treuhand, l'agenzia che sovraintese alle dismissioni dell'intero comparto industriale della Ddr. Grandi conglomerati statali impegnati in produzioni difficili da ricollocare sul libero mercato, afflitti da bassa produttività e scarse prospettive. La Germania Est non era quella potenza industriale che si credeva negli anni della guerra fredda. Privatizzare laddove era possibile, chiudere laddove era necessario: questo fu il compito della Treuhand. Ma fu tutto fatto davvero nell'interesse dei lavoratori della Germania Est? Vi furono pressioni e interessi da parte degli imprenditori tedesco-occidentali per eliminare dal mercato potenziali concorrenti? Di questo aspetto si è interessato un reportage della trasmissione Frontal 21, un bell'esempio di giornalismo d'inchiesta prodotto dalla rete pubblica Zdf, che riproponiamo ai lettori di East Side Report dagli archivi Mediathek della Zdf.

L'INFLUSSO DELLA GLOBALIZZAZIONE. Un approccio interessante è quello fornito dal giovane politologo Paul Nolte sul settimanale Rheinischer Merkur: le trasformazioni che hanno investito i nuovi Länder sono state causate solo in parte dalle politiche adottate dai governi tedeschi e in misura maggiore dal processo di globalizzazione, che ha cambiato la faccia non solo dell'ex Ddr ma anche della vecchia Repubblica di Bonn. E a proposito della vecchia Bdr, sempre sul settimanale renano Andreas Öhler scrive un elogio della tranquilla e provinciale Bonn: anche l'occidente ha diritto alla sua Westalgie. Così come interessante è lo sguardo sullo stato della religione offerto da Wolfgang Thielmann: in nessun campo le politiche della Ddr sono state così efficaci come in quello della scristianizzazione, nonostante i movimenti di protesta siano nati e si siano sviluppati all'ombra delle parrocchie (specie protestanti).

DOVE VA LA GERMANIA UNITA? Se siete stanchi di informazione in lingua tedesca, allora chiudiamo con tre link al Sole 24 Ore: Beda Romano racconta il sogno globale della nuova Germania, Carlo Bastasin ne indaga il ruolo internazionale cosmopolita (e le sue conseguenze anche per l'Europa), Alessandro Melazzini si sposta sul piano letterario e descrive l'universo post-riunificazione degli scrittori della nuova generazione: quella nata dopo il Muro.