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DOMENICA FINISCE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Segnatevi questa data: domenica, 3 ottobre 2010. La Gemania celebra il ventennale della riunificazione ma nello stesso giorno festeggerà la fine della prima guerra mondiale. Non è uno scerzo e le due date sono in qualche modo collegate. In concreto, domenica prossima si conclude il pagamento degli ultimi due crediti di investitori privati legati alle riparazioni di guerra imposte alla Germania con il trattato di Versailles nel 1919 dopo la capitolazione del Kaiser. Quasi duecento milioni di euro, interessi compresi, legati a titoli che avevano perso valore dopo la divisione della Germania e le negoziazioni successive alla seconda guerra mondiale e che sono tornati esigibili proprio nel 1990 con la riunificazione tedesca.

È una vicenda complessa, fatta di trattati di pace, riparazioni eccessive, crisi economiche, revanscismi e poi nuove guerre, nuove riparazioni, muri che cadono e nuovi trattati. Che sanano tutto, tranne quei due crediti che nel turbinio della storia prima perdono valore e poi lo riacquistano, trascinando le conseguenze di un conflitto all’inizio del secolo scorso fino all’inizio di quello attuale.

Tutto nasce a Versailles, con la Germania sconfitta e in rovine e con i vincitori decisi a fargliela pagare. L’articolo 231 del trattato di pace impone alla giovane Repubblica di Weimar il pagamento dei danni per le responsabilità del Reich. Tempo qualche anno e vengono stabilite le cifre: ogni anno Berlino è condannata a sborsare 2,5 miliardi degli allora Reichsmark dal proprio gettito fiscale nelle casse degli Stati vincitori. Autori del piano sono due esperti americani, Dawes e Young, i quali si rendono conto che difficilmente la disastrata economia tedesca potrà supportare i carichi imposti. Per aiutare la ripresa inventano un piano di finanziamenti basato su prestiti internazionali: a sottoscriverli sono investitori istituzionali e privati. In fondo, la Germania sembra un partner affidabile. Peccato che la firma dell’accordo avvenga nel 1929, quando da New York comincia a propagarsi la peggiore crisi finanziaria di tutti i tempi. Le borse mondiali crollano, le banche falliscono, le fabbriche si fermano e le città si riempiono di disoccupati irrequieti e ribelli. In Germania la polemica contro le riparazioni diviene il cavallo di battaglia dei nazisti e porta Hitler fino alla Cancelleria. Di pagamenti non si parla più, il Führer interrompe gli ammortamenti, comincia un’altra tragica pagina che porta diritto alla seconda guerra mondiale dalla quale la Germania esce annientata e divisa.

L’Europa non è più la stessa, è a sua volta divisa in due contrapposti sistemi ideologici. La Ddr si defila e sarà obbligata per anni a pagare alla sola Unione Sovietica somme enormi. A occidente dalle macerie emerge la Bundesrepublik: gli alleati non vogliono ripetere gli errori di Versailles e poi Bonn è divenuta un tassello decisivo nel confronto con l’Urss di Stalin. Il terreno su cui si muove Adenauer è dunque più favorevole e la delegazione tedesco-occidentale, guidata dall’influente banchiere Hermann Josef Abs, strappa nella riunione di Londra del 1953 un accordo assai conveniente: le riparazioni ammontano a 30 miliardi dei nuovi Deutsche Mark e comprendono anche le vecchie somme del piano Dawes-Young, il tutto diluito in tempi lunghi e a tassi d’interesse convenienti. D’altronde la guerra fredda incalza e questi anni non verranno ricordati in Germania per la durezza delle riparazioni ma per gli aiuti del piano Marshall.

Resta aperta una questione: quella dei pagamenti dei titoli acquistati con il piano Dawes-Young relativi agli anni 1945-1952, dalla fine della guerra all’accordo di Londra. Tecnicamente quel lasso di sette anni non è coperto dalla “sanatoria” di Londra. Ci si accorda su una soluzione che pare salomonica: quelle cifre potranno tornare esigibili solo in caso di una riunificazione tedesca. La nuova Repubblica di Bonn paga regolarmente fino al 1980 quanto stabilito a Londra, tra rimborsi e interessi il ministero delle Finanze stima la cifra di circa 670 milioni degli attuali euro. Ma una riunificazione della Germania, anche negli anni Ottanta, appare improbabile. I titoli inesigibili girano sul mercato senza grande valore, qualche amatore li acquista come cimelio storico. Finché la storia non bussa di nuovo alle porte d’Europa: nel 1989 cadono i muri, un anno dopo la Germania torna unita. E quei titoli escono dalle bacheche dei collezionisti e tornano esigibili. Si tratta di 125 milioni di euro, una somma che potrebbe essere liquidata tutta d’un colpo. Ma l’accordo di Londra prevedeva una rateizzazione di vent’anni, con tanto di ammortamenti e interessi. In tutto poco meno di 200 milioni di euro. Così il prossimo 3 ottobre la Germania salderà l’ultimo suo conto della prima guerra mondiale.