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RESTA LA SOVRATTASSA PER LA RIUNIFICAZIONE

I tedeschi dovranno rassegnarsi a pagare l’odiata sovrattassa per la solidarietà, chiamata popolarmente “Soli”, un’imposta aggiuntiva su imposte sul reddito, redditi da capitale e redditi delle società. Lo ha stabilito qualche giorno fa la Corte costituzionale federale, che a sede a Karlsruhe, respingendo un’istanza di controllo di costituzionalità avanzata dall’ufficio giudiziario tributario della regione della Bassa Sassonia. La sovrattassa venne introdotta nel 1991 dall’allora governo di Helmut Kohl con l’obiettivo prevalente di far fronte ai costi dell’unità tedesca. Abolita un anno dopo, venne reintrodotta nel 1995 ed estesa anche ai Länder orientali.

Ma due particolarità la rendono piuttosto indigesta nel quadro federale del paese: la sua introduzione, e dunque la sua permanenza, è a insindacabile giudizio del governo federale, senza alcun coinvolgimento del Bundesrat, la camera delle Regioni. In più l’esecutivo può disporre di quella somma a suo piacimento e qualora ne individui la necessità, destinarla anche per spese non legate allo scopo per cui è stata creata.

L’ufficio tributario di Hannover aveva messo in dubbio la costituzionalità del balzello nel novembre dello scorso anno, sostenendo che una tale misura dovesse restare in vigore solo il tempo necessario ad affrontare improvvise e ben definite emergenze, mentre esigenze di più lungo periodo dovessero venir coperte dall’ordinaria legislazione fiscale. In tal senso anche la ricostruzione delle regioni orientali, a detta degli avvocati di Hannover, dovrebbe rientrare in un impegno complessivo di lungo respiro: non si giustifica una tassa speciale che duri 15 anni. La controversia dura ormai da qualche anno e sul fronte degli scontenti – oltre ad altri Bundesländer – s’è schierata anche l’associazione dei contribuenti tedeschi, il potente Bund der Steuerzahler, che considera la “Soli” incompatibile con la Costituzione. La sua quota ammonta attualmente al 5,5 per cento dell’imposta sul reddito e il ministero delle Finanze, alle prese peraltro con la definizione di un vasto programma di risparmio sulla spesa pubblica per far fronte al debito pubblico gonfiatosi anche per far fronte alla crisi finanziaria degli scorsi due anni, stima in 11 miliardi di euro l’afflusso di denaro attraverso la tassa di solidarietà, il 6,5 per cento in meno rispetto al 2009.

La decisione della Corte stoppa comunque le speranze di regioni e cittadini: la “Soli” resta in vigore. E ci resterà a lungo, secondo le parole del ministro dell’Interno, il cristiano-democratico Thomas de Maizière, il quale all’indomani della presentazione del ricorso si era dichiarato ottimista rispetto alle valutazioni della Corte, ribadendo che l’intero complesso degli aiuti finanziari all’est sarebbe rimasto in vigore fino al 2019. Sottraendo i due anni di pausa, fra il 1993 e il 1994, la sovrattassa della discordia dovrebbe restare in vigore per 26 anni.

Ma ci sono state anche altre reazioni. «La decisione della Corte ha concesso alla politica una pausa di riflessione», ha detto l’esperto di finanze dei liberali Volker Wissing, partito che della riduzione delle tasse aveva fatto una sua bandiera e che oggi sprofonda nei sondaggi perché quelle promesse non le ha mantenute «la sovrattassa ha uno scopo politico e quando l’est avrà completato la sua fase di ricostruzione, sarà tolta». Tuttavia, come riporta la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «i giudici non si sono occupati finora dei contenuti della “Soli”, rimandando nella sua sentenza a una decisione di principio del 1972 che non legava il limite temporale a una specifica sostanza dell’imposta aggiuntiva». Tanto è vero che nel 1991, parte di quegli introiti vennero utilizzati non solo per i costi della riunificazione ma anche per finanziare i costi aggiuntivi della guerra nel Golfo, alla quale i tedeschi parteciparono solo con aiuti economici.

Rilancia la palla nel campo della politica Reiner Holznagel, il presidente dell’associazione dei contribuenti, che si dice «non scontento della decisione della Corte». A suo avviso tocca ora ai politici critici verso la “Soli” attivarsi per una sua soppressione: «È giunto il tempo di mettere mano a una organica riforma delle politiche fiscali». Non sorprende, invece, la contrarietà dei cittadini alla sovratassa. Secondo l’istituto di sondaggi Forsa, il 71 per cento dei tedeschi è favorevole alla soppressione, mentre solo il 23 per cento sembra disposto a mantenerla. Sorprendono i dati dell’est, dove pure è più alta la percentuale dei favorevoli: ma anche qui, seppur di poco, prevalgono gli abolizionisti, 45 contro 44. Segno forse che almeno sulle questioni fiscali il paese ha raggiunto una maggiore uniformità.