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EST-OVEST, UNION-HERTHA: IL DERBY DI BERLINO

Ovest contro Est, Charlottenburg contro Köpenick, ricchi e viziati contro poveri ma belli. Si potrebbe andare avanti all'infinito, complice anche l'approssimarsi del ventesimo anniversario dell'unità tedesca, per descrivere con i luoghi comuni il primo vero derby calcistico berlinese dai tempi della riunificazione. Il primo derby che mette di fronte squadre provenienti dalle due metà del cielo della capitale. Questo pomeriggio, ore 18, stadio An der alten Försterei: 1. Fc Union contro Hertha. Un derby in tono minore, dopo che l'Hertha ha dovuto subire nella passata stagione l'umiliazione della retrocessione. L'incontro è rubricato nel cartellone della seconda Bundesliga, la serie B tedesca. Ma il piccolo e rinnovato stadio dell'Union è da settimane tutto esaurito. E l'attesa è tanta.

È la quarta giornata di campionato e in fondo si tratta di una partita di calcio. Ma è evidente che l'incontro di oggi riveste aspetti che vanno ben oltre l'impegno sportivo. Tanto che le note calcistiche si possono ridurre in poche righe. L'Hertha arriva a punteggio pieno dopo tre vittorie di fila, guarda tutti dall'alto della classifica e spera di continuare a vincere per archiviare il prima possibile la parentesi della seconda divisione, un incidente di percorso rispetto alle proprie ambizioni. L'Union di partite non ne ha vinta neppure una, galleggia con un punto in fondo alla classifica e ha un disperato bisogno di vincere per evitare che la stagione prenda una brutta piega. L'interesse però va oltre i canonici novanta minuti di gioco. Di fronte si ritrovano due storie, due passioni e due mentalità che a vent'anni dalla riunificazione restano profondamente distinte.

Niemals vergessen... Eisern Union!

Le tifoserie non si amano, o almeno non si amano più. Quando le squadre appartenevano a due pezzi separati di Berlino, i tifosi dell'Union intonavano cori pro Hertha solo per far rizzare i capelli ai funzionari di partito che presidiavano lo stadio. I derby di quei tempi erano quelli con la Dynamo, la squadra della Stasi, la formazione coccolata dal regime che si prodigava per ingaggiare i giocatori più forti e vincere uno dopo l'altro i campionati della Ddr. I tifosi biancorossi di Köpenick erano operai ma ribelli, perdenti ma orgogliosi, tutti stretti sulle gradinate senza seggiolini e senza tetto della vecchia Alte Försterei decisi a non cedere, almeno in quella sorta di porto franco che erano gli stadi di calcio, neppure un briciolo della loro dignità alle combine della Stasi. La vendetta arrivò più tardi, quando il ministero di Lichtenberg scomparve e la Dynamo restò senza protettori. L'ultimo derby berlinese data 21 agosto 2005, ancora una storia fra Ossis, ancora Union contro Dynamo, ma nel frattempo era cambiato il mondo, le due squadre erano scivolate nella lega regionale e l'Union travolse gli eterni rivali per otto a zero. Un evento fissato per sempre sul tabellone manuale che i tifosi hanno preservato anche dopo i lavori di ristrutturazione che hanno donato un'architettura inglese e un tabellone elettronico all'Alte Försterei.

Ha-Ho-He... Hertha BSC!

L'Hertha invece è il cuore biancoblù dell'Ovest. Nata a Wedding si è poi spostata nel quartiere borghese di Charlottenburg riempiendo le passioni calcistiche dei Wessis. Campionati anonimi all'ombra del Muro, sempre in bilico fra prima e seconda serie, mai una soddisfazione, mai un successo. La Bundesliga divide i suoi trionfi fra la Baviera e il Reno, nell'ex regione mineraria della Ruhr è quasi una religione di Stato. Berlino Ovest si accontentava di poco, degli splendori sinistri dell'Olympiastadion di hitleriana memoria e di qualche buon ragazzo allevato nelle giovanili, destinato prima o poi a trovare gloria trasferendosi in squadre più titolate. Dopo la caduta del Muro sono nate nuove speranze, sono arrivati grandi sponsor (la Nike per le divise, la Continental prima e la Deutsche Bahn poi per la società) e i soldi per tentare di fare di Berlino anche la capitale del calcio. I risultati sono stati deludenti: molti soldi spesi e una bacheca rimasta vuota, nonostante qualche buon piazzamento e qualche comparsa in Champions League. Zero tituli. Nel frattempo, però, lo stadio di casa (che a differenza di quello dell'Union non è di proprietà) è stato rimodernato per i mondiali del 2006, ospita ogni anno la finale di coppa nazionale a cui l'Hertha regolarmente non partecipa. Ma la città respira almeno un po' di polvere di stelle altrui. La passione degli herthani non è comunque diminuita e anche in serie B sono in 40mila a seguire la propria squadra.

Guiglie a cipolla nel quartiere di Köpenick

Sull'altra sponda i numeri sono inferiori. All'Alte Försterei non entrano più di 19mila tifosi, ospiti compresi e il tutto esaurito è riservato agli incontri di cartello. Però lo stadio se lo sono rifatti da soli, dopo aver atteso inutilmente i contributi promessi dal Senato (così si chiama il Comune di Berlino), ritagliandosi una fetta di gloria anche sui quotidiani internazionali. Carriola e cazzuola, per trecentosessantacinque giorni, fine settimana compresi. Questa epopea, fissata a futura memoria con i nomi dei tifosi-operai stampigliati su una stele nel piazzale antistante lo stadio, ve l'abbiamo raccontata qui. «Veniamo dall'Est», gridano i fan in una strofa del loro inno, scritto e cantato da una tifosa d'eccezione, Nina Hagen e il presidente Dirk Zingler, quarantaseienne imprenditore nel settore dei materiali di costruzione (e ovviamente ex tifoso di curva), conferma la simbiosi tra squadra e quartiere: «Siamo una società calcistica berlinese, che si definisce anche attraverso l'appartenenza alla sua Köpenick». Heimat, la chiama.

Il Kurfürstendamm, cuore di Charlottenburg

Un anno fa, Union e Hertha si sono incontrate in amichevole, proprio per festeggiare l'inaugurazione della nuova Alte Försterei. L'Hertha era ancora in Bundesliga, l'Union si apprestava alla serie B dopo una promozione esaltante. Finì 5 a 3 per i Wessis che avevano qualità superiori. Il cuore non bastò, ma fu una festa lo stesso. Oggi invece le cose saranno più serie, non solo in campo. C'è di mezzo il campanile, simboleggiato dai due castelli che impreziosiscono i quartieri di riferimento delle due squadre, c'è una rivalità recente, nata negli anni della riunificazione, quando l'Hertha ha fatto breccia anche nel cuore dei tifosi della metà orientale, c'è qualche screzio fra le dirigenze dopo che il Senato ha concesso un'agevolazione finanziaria ai biancoblù (il sindaco Wowereit è tifoso onorario dell'Hertha), c'è il cortocircuito Est-Ovest, nonostante siano trascorsi venti anni. E c'è un ultimo affronto: in estate l'Hertha ha scelto proprio la vecchia Dynamo per una partita amichevole precampionato: un abbraccio con la vecchia squadra della Stasi. Sono cose che non si fanno, dicono dalle parti di Köpenick.