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VERSO IL PRIMO “EUROPEO” DELL’EST

Sono iniziate in questi giorni le partite dei gironi di qualificazione per il campionato di calcio europeo del 2012, il primo che si disputerà in due paesi appartenenti all'ex blocco dell'Europa dell'Est: Polonia e Ucraina. I due stati confinanti si divideranno tra giugno e luglio i gironi finali, Varsavia ospiterà la gara d'inaugurazione, Kiev la finale. Così, a soli due mesi dalla conclusione del mondiale in Sud Africa, le squadre europee sono tornate in campo tra mercoledì e venerdì scorso e domani giocheranno la seconda giornata. Qualche sorpresa, alcune conferme, molti avvii prudenti e in sordina, come da tradizione.

Le novità, invece, riguardano proprio i paesi ospitanti, che puntano a consolidare attorno all'evento calcistico l'immagine di nazioni ormai affrancate dal passato e orientate verso standard di tipo occidentale. I grandi investimenti sulle infrastrutture non solo sportive ma soprattutto stradali, ferroviarie e aeroportuali, dovrebbero nelle intenzioni degli organizzatori (e dei politici) far compiere un salto di qualità rispetto a quello che resta un grave deficit per lo sviluppo economico. Ma se le cose proseguono senza grandi intoppi in Polonia, l'Ucraina è rimasta per molto tempo appesa al filo di un'altra inefficienza strutturale, quella della politica. L'instabilità che per lunghi anni ha contraddistinto la scena politica di Kiev ha pesato sulla capacità degli organizzatori di rispettare le tabelle di marcia che l'Uefa aveva imposto al paese. Lavori appena iniziati, progetti rimasti sulle carte degli architetti, contrasti fra le autorità, paralisi delle iniziative. Persino nella costruzione dei nuovi stadi il ritardo degli ucraini ha allarmato gli uomini dell'Uefa, che in più occasioni hanno minacciato di revocare l'ospitalità dei giochi affiancando alla Polonia un altro paese europeo. La crisi economica che ha colpito Kiev con particolare violenza, prosciugando le casse dello Stato e prospettando lo spettro della bancarotta, aveva aggravato la situazione.

Ma da agosto la musica è cambiata. L'ultima ispezione del segretario generale dell'Uefa, Gianni Infantino, ha fatto tirare agli ucraini un respiro di sollievo. I lavori si sono finalmente incanalati sul binario giusto, la costruzione degli stadi prosegue a ritmo forzato e anche parte delle infrastrutture previste dovrebbero ora essere completate nei tempi previsti. «Ora guardiamo con ottimismo al futuro, specie se teniamo in conto di come stanno proseguendo i lavori in questi mesi», ha confermato Infantino al termine della sua visita che lo ha portato anche nelle due delle località che appaiono più in ritardo: Lviv e Kharkiv. La decisione finale sarà presa in questo mese di settembre, quando una nuova e più nutrita delegazione Uefa giungerà a Kiev, ma rispetto a soli quattro mesi fa le indicazioni appaiono più ottimistiche. Era anche stata ventilata l'ipotesi di far saltare le due sedi in ritardo, concentrando i gironi nelle altre sedi previste, in modo da consentire all'Ucraina di ospitare comunque il campionato: ma se i recuperi riscontrati ad agosto saranno confermati a settembre, il disco verde sarà ufficiale.

Le quattro sedi ucraine dei gironi sono Kiev, Lviv, Kharkiv e Donetsk. Quest'ultima città, situata nel profondo est industriale del paese e sede della squadra dello Shakhtar allenata da una vecchia conoscenza del calcio italiano come Mircea Lucescu, è l'unica ad aver praticamente rispettato i tempi dei lavori. In Polonia si giocherà a Varsavia, Danzica, Poznan e Wroclaw. Nel frattempo, proprio in coincidenza con l'avvio dei gironi di qualificazione, l'Uefa ha presentato il pallone con cui si giocherà agli Europei, elemento simbolico che conferma indirettamente la decisione ancora ufficiosa di confermare anche la sede ucraina. Ma elemento anche di qualche interesse tecnico, dopo le polemiche sulla qualità della sfera di cuoio con cui si è giocato in Sud Africa. Come si vede dalla foto che riportiamo, si tratta di una sfera completamente bianca, su cui spicca il logo dei due paesi organizzatori.