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ALLA RICERCA DI UN EQUILIBRIO

Il 24 agosto scorso si é ricordato il 19esimo anniversario dell'indipendenza dell'Ucraina da Mosca. Allora, nel 1991 - nel referendum che si tenne a dicembre per confermare la decisone presa dalla Rada in estate- oltre il 90% degli ucraini votò per la separazione dalla Russia. Se si rivotasse oggi, dicono i sondaggi, solo il 59% degli ucraini sarebbe a favore dell'indipendenza. Qualcosa nei rapporti tra i due Paesi sta cambiando.

Per mesi la Russia non ha avuto un ambasciatore in Ucraina. Mosca si è rifiutata di mandare un inviato nell’ex repubblica sovietica dal luglio 2009, protestando contro la politica ritenuta antirussa del presidente Victor Yushchenko. Le cose sono cambiate all’inizio di quest’anno, quando è stato nominato un nuovo rappresentante a Kiev dopo che Victor Yanukovich ha vinto le elezioni presidenziali, sconfiggendo al ballottaggio Yulia Tymoshenko.

L’ex capo di stato Yushchenko ha racimolato nell’occasione poco più del cinque per cento e subito un’umiliazione da record. Mai in nessuna elezione al mondo un presidente che si è ricandidato ha collezionato così poco. Uno dei motivi di questa batosta e del cambio della guardia è stata proprio la politica estera di Yushchenko, non tanto perché filoeuropea, quanto perché troppo contro il Cremlino.

Il protagonista della rivoluzione arancione, premendo in maniera eccessiva per l’adesione alla Nato, quasi questa fosse una priorità per un paese con mille altri problemi, ha guidato una battaglia non solo contro Mosca, ma contro buona parte degli ucraini, ai quali dell’Alleanza Atlantica – statistiche alla mano – non è mai importato nulla. E difatti è stato rispedito a casa con la coda tra le gambe.

Yanukovich ha iniziato il suo mandato chiudendo di fatto la porta alla Nato e siglando a Kharkov con il presidente russo Dmitri Medvedev gli accordi sul prolungamento della flotta russa nella base di Sebastopoli, sul Mar Nero, sino al 2042. Secondo i sondaggi una mossa che la maggior parte degli ucraini ha sostenuto, con le dovute differenze nelle varie regioni: se all’ovest i più si sono dichiarati contrari, nelle altre parti del paese la maggioranza è stata favorevole.

La nuova linea politica di Kiev ha insomma riportato tranquillità in casa propria e nei rapporti con il Cremlino. La Russia vorrebbe in ogni caso relazioni più strette e una maggiore integrazione anche a livello economico, come sta accadendo con l’Unione doganale insieme a Bielorussia e Kazakhstan. L’Ucraina guarda però anche verso l’Europa e lo stesso Yanukovich è alla ricerca di un equilibrio tra Mosca e Bruxelles.

Un banco di prova importante è quello del gas e della modernizzazione del sistema di pipeline ucraino: al Cremlino interessa risolvere la questione in due, Kiev spinge invece per un consorzio internazionale con ovviamente i russi, ma anche gli europei. La soluzione va cercata insieme.

(Pubblicato su Russia Oggi - Rossiyskaya Gazeta)