Vai al contenuto

LA SANTA ALLEANZA TRA KIEV E MOSCA

Continua il processo di riavvicinamento tra Ucraina e Russia, iniziato a febbraio con il cambio di guida a Kiev tra l’ex presidente Victor Yushchenko e Victor Yanukovich. I legami si sono fatti sensibilmente più intensi sull’onda miglioramento del clima politico e degli accordi economici, quelli sul gas prima di tutto. Ma non solo. L’ennesimo incontro al vertice con questa volta protagonisti il presidente Victor Yanukovich e il primo ministro Vladimir Putin è la dimostrazione che la strategia intrapresa da Cremlino e Bankova può riservare ancora molte sorprese.

Teatro dell’ultimo faccia a faccia la residenza estiva di Yanukovich, in Crimea. Solo due settimane fa era stato il capo di stato russo Dmitri Medvedev a incontrare quello ucraino, sempre sulle rive del Mar Nero, per la festa del suo sessantesimo compleanno. Nell’occasione Yanukovich ha messo in piedi una sorta di incontro informale tra leader post sovietici, dal bielorusso Alexander Lukashenko al kazako Nursultan Nazarbayev. Interessante anche la presenza a sorpresa del georgiano Mikhail Saakashvili, intenzionato forse a ricucire qualche strappo con Mosca.

Putin è passato poi anche a Sebastopoli per le celebrazioni ufficiali della festa della Marina russa. La città della Crimea è rimasta anche dopo l’indipendenza dell’Ucraina da Mosca nel 1991 sede della Flotta russa sul Mar Nero. Quest’anno, dopo l’accordo sul prolungamento della permanenza sino al 2042, i festeggiamenti hanno assunto un carattere particolare che sottolinea come tra Kiev e Mosca si stia tornando all’armonia che ha preceduto il burrascoso periodo della rivoluzione arancione.

Durante i cinque anni di presidenza Yushchenko le relazioni tra Ucraina e Russia hanno toccato il fondo. Anche la visita di questi giorni in Ucraina di Cirillo I, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, si inserisce in una cornice di riallineamento dei due Paesi che accanto alle questioni politiche ed economiche pone anche quelle religiose. Qualcuno ha parlato infatti di una santa alleanza - anzi di un’unione tutt‘altro che santa - ricordando come la Russia degli zar si reggeva sui tre pilastri dell’autocrazia, del nazionalismo e dell’ortodossia.

Ora, con la terza missione del patriarca nel giro di un paio d’anni e la fitta agenda politica con l’incontro del capo della Chiesa ortodossa con Yanukovich sembra proprio che i rapporti tra Mosca e Kiev si stiano incanalando su un binario unico. Un binario su cui viaggia non solo il gas, ma pure le preziose icone della Rus’ di Kiev, l’antico stato medievale che oltre a Ucraina e Russia comprendeva anche Polonia, Bielorussia e gli stati baltici.

Il metodo zarista, in Russia sperimentato già all’inizio da Putin e continuato brillantemente da Medvedev – cioè l’alleanza strategica tra potere politico e religioso per rinsaldare una società alla sbando dopo l’anarchia eltsiniana – sembra voler prendere piede anche in Ucraina dopo l’arrivo alla Bankova di Yanukovich. Se il suo predecessore Victor Yushchenko aveva un po’ preso le distanze dal patriarcato di Mosca, ora il nuovo presidente pare aver cambiato linea seguendo il modello del Cremlino. Con la differenza che non si tratta solo di privilegiare un rapporto con una chiesa piuttosto che con un'altra (sono le tre chiese ortodosse in Ucraina), ma di scegliere quella che fa proprio capo a Mosca.
 
Non proprio casuali sembrano anche le sortite forse un po’ spaccone di chi, come il capo del partito Rus Denis Shevchuk, vuole che il patriarca di tutte le Russie stabilisca la sua sede a Kiev nel complesso della Pecherska Lavra, che dovrebbe diventare una specie di Vaticano ortodosso. In questa chiave si spiegano anche le reazioni negative alla visita di Cirillo I arrivate non solo dal suo contraltare Filarete, capo del patriarcato di Kiev, ma anche dai vertici dei partiti politici più nazionalisti che vedono il riavvicinamento tra politica e ortodossia ufficiale come un pericolo per l’autonomia e l’indipendenza del Paese.

(Pubblicato su Limes)