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IL TANDEM POLACCO

Vittoria di misura ma di grande importanza per Bronislaw Komorowski, eletto nuovo presidente della Repubblica. Dopo molti anni, i due vertici della politica polacca appartengono allo stesso partito - il liberal-conservatore Piattaforma civica - e hanno le stesse idee. Riformismo, filo-europeismo, moderatismo. Quest'ultimo è già il filo conduttore della politica estera, da quando quasi tre anni fa Donald Tusk salì al governo del paese. Ora ci sono molti mesi davanti per proseguire su una strada che la maggioranza dei polacchi gradisce.

È stata una battaglia difficile, condotta da un candidato - Komorowski - più adatto a una campagna elettorale ordinaria che a una condizionata dalla grande emozione per la scomparsa del presidente precedente, soprattutto nel momento in cui l'avversario è stato il fratello. Il nuovo presidente è persona equilibrata e di buon senso, caratterialmente tranquilla e in questa competizione (che, bisogna riconoscere, è stata comunque una delle più rispettose degli ultimi anni) è apparso qualche volta scialbo e privo di carisma. Darà il suo meglio una volta insediato nel ruolo che sinora ha ricoperto solo come facente funzione, in collaborazione con il capo del governo che lo ha fortemente voluto e sostenuto: sono tempi difficili per tutti, ma la Polonia ha l'occasione di sfruttare una fase politica tranquilla e fattiva.

Oggi sembrano tutti contenti a Varsavia. Komorowski perché ha vinto, Kaczynski perché ha perso bene. E soprattutto ha guadagnato una nuova immagine, più rassicurante e meno estremista, dopo una campagna elettorale nella quale non ha sbagliato quasi nulla. Ha rinvigorito il suo partito, che solo qualche mese fa sembrava destinato a una continua marginalizzazione, ha mobilitato il vecchio elettorato che si stava disamorando e ora punta a consolidare il recupero nelle amministrative d'autunno e nelle politiche del prossimo anno. Quanto la nuova faccia di Kaczynski sia dovuta a un vero processo di maturazione dopo i lutti vissuti o solo a un'abile strategia di marketing lo vedremo nei prossimi mesi. Su molti temi, Giustizia e Libertà resta ancorata a una visione troppo tradizionale della Polonia, anche al netto degli estremismi verbali e del populismo. E la prossima volta non ci sarà una vicenda tragica a soffiare a favore. Il paese sembra invece interessato a proseguire su quella strada di modernizzazione che riserva anche nuove durezze ma che sta facendo di questo Stato piantato ormai stabilmente nel cuore dell'Europa un punto stabile di riferimento del nuovo continente.