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WULFF O GAUCK? LA GERMANIA VOTA IL PRESIDENTE

Il politico e il dissidente. Anche alla fine della campagna elettorale, restano questi i due aggettivi che riassumono le storie e i caratteri dei due candidati che domani si disputeranno la presidenza della Repubblica tedesca.

Il politico è Christian Wulff, il candidato proposto dal governo, 51 anni, presidente del Land della Bassa Sassonia, esponente di spicco della Cdu nelle cui file milita fin da quando aveva i calzoni corti, cresciuto all’ombra di Helmut Kohl e ora sponsorizzato direttamente da Angela Merkel dopo che la cancelliera, per qualche giorno, aveva accarezzato l’idea di proporre una donna, l’attuale ministro Ursula von der Leyen. Il dissidente è Joachim Gauck, di vent’anni più anziano, teologo e pastore evangelico, proposto da socialdemocratici e verdi, personaggio non estraneo alla politica ma riconoscibile più come esponente di quella società civile che negli anni della Ddr diede vita ai movimenti di opposizione interna. Giocò un ruolo di rilievo negli avvenimenti dell’autunno 1989, divenne per breve tempo deputato dei Verdi (che allora aggregarono gli esponenti dei movimenti di opposizione della Ddr) e, soprattutto, guidò per dieci anni – dal 1990 al 2000 – l’autority che aprì e investigò gli atti contenuti negli archivi della Stasi, il servizio segreto della Germania dell’Est.

Il paradosso è che, per quanto diversi per carattere, temperamento ed esperienza, i due candidati potrebbero essere almeno politicamente intercambiabili. Gauck, che ama definirsi come un «conservatore liberale di sinistra», pone forte l’accento sulla democrazia e sulla libertà, individuando come legame tra i due valori proprio quel concetto economico del libero mercato dal quale oggi in tanti, anche a destra, sembrano prendere le distanze. Wulff è esponente di un certo conservatorismo morbido, attento alla dimensione sociale dell’azione politica e convinto assertore del modello di integrazione degli stranieri, come dimostra la sua recente scelta di accogliere nel suo dicastero regionale l’avvocatessa di origini turche Aygül Özkan. «In effetti», spiega lo storico Paul Nolte, enfant prodige della nuova galassia intellettuale conservatrice, «Gauck sarebbe stato un candidato perfetto per Angela Merkel e anche per i liberali, ma la meccanica delle decisioni ha portato il governo verso una soluzione diversa».

Sebbene la campagna elettorale si sia sviluppata sugli ormai consueti canali mediatici, con grande visibilità su stampa e tv e rinnovato interesse da parte dei cittadini, il voto resta un puntuale compito della politica. Come in Italia, il capo di Stato tedesco viene eletto da uno speciale collegio elettorale – la Bundesversammlung – composto per metà dai deputati del Bundestag e per metà dai delegati dei sedici Länder: non si tratta dei parlamentari della Camera regionale, il Bundesrat, che non partecipa alla votazione, ma di esponenti liberamente scelti dai consigli regionali fra politici, intellettuali, professori universitari ed esponenti della cosiddetta società civile. Ed è proprio su questi che punta Gauck, uomini slegati da una stretta appartenenza politica, che potrebbero alla fine esprimersi in dissenso rispetto alle indicazioni dei partiti di riferimento.

Nei suoi discorsi, pieni di passione ed emozione, Gauck riannoda la storia recente delle due Germanie, immette nuova linfa nel complesso processo di riunificazione del paese, riporta l’accento sulla partecipazione dei cittadini, sul significato della democrazia, sul valore della libertà. Il suo spiccato anti-comunismo lo ha portato in rotta di collisione con la componente agguerrita della Linke, il partito che raggruppa parte degli ex comunisti della Ddr, i quali lo hanno attaccato con violenza (anche sul piano personale) e gli negheranno ogni appoggio, almeno nelle prime due votazioni, dove è necessaria la maggioranza assoluta: poi si vedrà. La Linke infatti presenta una sua candidata di bandiera, la giornalista settantaquattrenne Luc Jochimsen. Ma i margini di recupero sono difficili. Il rapporto con il passato comunista della Ddr resta il punto debole della Linke e la distanza con il candidato dissindente, che vide il padre ingiustamente deportato in Siberia, enorme. Gauck scrisse anche un capitolo nel famoso Libro nero del comunismo di Stéphane Courtois, in cui equiparava nazismo e comunismo, se non nell’ideologia, certamente nei metodi. A Berlino Est non gliel’hanno mai perdonato.

Non c’è dubbio, tuttavia, che sia stato il particolare carisma di Gauck ad accendere la campagna elettorale e l’interesse dell’opinione pubblica, generalmente distratta rispetto a un’elezione che si svolge tutta all’interno dei meccanismi di palazzo. E anche questo concetto del “palazzo” è in qualche modo una novità per la politica tedesca che vive da almeno un decennio una sorta di «estraneamento strisciante» da parte dei cittadini. Gauck sembrerebbe la persona ideale, «il miglior presidente» come ha titolato due settimane fa lo Spiegel, per riconnettere cittadini e istituzioni. «In teoria sì», ammette Nolte, «anche se poi i meccanismi diplomatici di una carica istituzionale e simbolica come quella del presidente della Repubblica potrebbero deludere tante attese». Ad ogni modo, Gauck ha evitato di giocare la carta dell’antipolitica: l’ha anzi avversata come il più grande rischio cui la Germania può andare incontro.

Assai più dimessa è stata invece la strategia di Christian Wulff. La cosa è in parte dovuta al suo carattere, in parte alla condizione di vantaggio in cui si trova: sulla carta Wulff conta 23 voti di margine, molti di più di quelli che aveva Köhler un anno fa, quando venne scelto per il secondo mandato. In assenza di sorprese, dovrebbe essere eletto fin dalla prima votazione. Ma la sua candidatura emoziona poco. È stata una scelta tutta politica dovuta a due considerazioni di Angela Merkel: evitare un altro outsider come Köhler restituendo alla presidenza un politico di professione e dare un segnale di forza del governo, quanto mai necessario in questa fase con i sondaggi a picco. Di fatto è la cancelliera a giocarsi la partita più importante.