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BALLOTTAGGIO ALL’ULTIMO VOTO

Alla fine della conta, solo 4,5 punti percentuali separano il candidato governativo Bronislaw Komorowski da quello dell’opposizione nazionalista Jaroslaw Kaczynski, il gemello del presidente morto nel disastro aereo di Smolensk. Il primo turno delle elezioni presidenziali anticipate consegna dunque alla Polonia un risultato sorprendente che lascia aperta ogni soluzione per la corsa a due nei prossimi quattordici giorni. Con un’affluenza del 54,8 per cento, leggermente superiore rispetto ai timori della vigilia, il candidato del partito liberal-conservatore di governo Piattaforma Civica ha ottenuto il 41,2 per cento dei voti, quello di Giustizia e Libertà il 36,7. Nel conto va citato anche il 13,7 per cento ottenuto dall’esponente della socialdemocrazia, Grzegorz Napieralski, un dato che restituisce un po’ di ossigeno a un partito finito ai margini del quadro politico polacco dopo i lunghi anni di governo a cavallo del Duemila.

Per il campo governativo si tratta di un risultato deludente, sia rispetto ai primi exit poll serali che davano Komorowski in vantaggio di 13 punti, sia rispetto ad alcuni sondaggi, che ancora nell’ultima settimana accreditavano l’attuale presidente reggente di un consenso attorno al 50 per cento, vicino alla soglia della vittoria al primo turno. Tutt’altro clima nello staff di Jaroslaw Kaczynski: la rimonta è riuscita e la partita, che solo due mesi fa sembrava proibitiva, è tutta da giocare. Fra due settimane le incognite saranno molte. Komorowski parte comunque con un vantaggio di 4 punti e mezzo e può contare su una maggiore simpatia nell’elettorato socialista. I sondaggi – che a questo punto però sarà bene prendere con le molle – indicano che il 60 per cento dei votanti di Napieralski sarebbe propenso a votare lui, contro un 40 per cento favorevole a Kaczynski. Il gemello dal canto suo ha il morale alto ma più di tutto pesa l’incognita dell’affluenza. Se al primo turno i timori di un disimpegno record sono stati fugati, il ballottaggio del 4 luglio cade nel pieno delle ferie estive. Le carte insomma si sono rimescolate.

La speciale cappa di emozione in cui si svolge questa  campagna elettorale, anticipata di alcuni mesi in seguito alla tragica scomparsa del presidente Lech Kaczynski, di sua moglie e di buona parte dell’élite del paese nell’incidente aereo di Smolensk, spiega in gran parte il risultato clamoroso e il prepotente ritorno di Jaroslaw, il candidato che corre all’ombra del gemello morto. Prima dello schianto del Turpolev nella foresta attorno a Katyn, solo l’1 per cento dei polacchi avrebbe votato l’ex capo del governo come presidente e anche il gemello in carica sembrava avere poche chance contro il candidato del partito del premier Donald Tusk. La tragedia ha cambiato molto, ma non racconta tutto. Il fatto è che Jaroslaw ha giocato perfettamente le sue carte, centrando in pieno la comunicazione. Si è presentato come un’altra persona rispetto all’irrequieto politico che ha segnato la fase più turbolenta della recente storia polacca. Pacato, addolorato, ha abbassato i consueti toni della polemica proponendo una sorta di riappacificazione tra le parti, ha indossato i panni di un moderato uomo delle istituzioni, ha addirittura lodato i russi per la vicinanza al popolo polacco dopo l’incidente di Smolensk e i tedeschi per la collaborazione frontaliera durante l’alluvione dell’Oder. Lui ci ha messo una faccia nuova, la società di pubbliche relazioni che lo assiste in questa campagna elettorale ha fatto il resto.

Anche troppo, come quando i consiglieri gli hanno infilzato sul naso un nuovo paio di occhiali da intellettuale, piazzandolo di fronte a un pianoforte per uno spot televisivo. Occhiali e piano subito ritirati dalla scena, quando la stampa ha rivelato che Jaroslaw non sapeva infilare due note decenti una dopo l’altra. Apparenze a parte, Kaczynski ha saputo interpretare alla perfezione il nuovo spartito, spiazzando un Komorowski che ha sofferto i panni del favorito. Il diligente e composto presidente del parlamento, cui la costituzione ha offerto in queste settimane anche il delicato ruolo di capo dello Stato pro-tempore, è apparso un po’ appannato, si è affannato dietro le varie emergenze alluvione che hanno martoriato il paese non riuscendo a distaccarsi da un’altra ombra ingombrante, quella del premier Donald Tusk. Non è riuscito a trasmettere autorevolezza e indipendenza, consegnando al suo avversario il margine di recupero. Da oggi si riparte. Due settimane di confronto intenso che segneranno un nuovo passaggio della politica polacca. In quale direzione, lo decideranno quei cittadini che si recheranno la seconda volta alle urne.