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NUOVO GOVERNO ANCHE IN SLOVACCHIA

Il 2010 può essere considerato l'anno elettorale dell'Europa centrale e la serie di votazioni a catena ne sta modificando il profilo politico. Dopo le vittorie di conservatorismi di diverso conio in Ungheria e Repubblica Ceca e in attesa dei voti presidenziali (diretti e assembleari) in Polonia e Germania, anche la Slovacchia si è recata alle urne e i dati appena sfornati dall'ufficio elettorale preannunciano un cambio di governo.

Il premier uscente, il populista di sinistra Robert Fico, al governo dal 2006 con una colorita coalizione che comprendeva anche i nazionalisti radicali di destra dell'Sns, ha perduto la maggioranza, pur avendo mantenuto al suo partito socialdemocratico il primo posto con il 34,8 per cento. Sono invece in grado di formare un nuovo governo quattro partiti conservatori e liberali che assieme raggiungono il 44,1 per cento e totalizzano 79 seggi sui 150 di cui è composto il parlamento. Nuovo primo ministro potrebbe diventare una donna, Iveta Radicova, 53 anni, leader del partito democristiano, professoressa di sociologia e già ministro per gli Affari sociali. Il suo partito ha totalizzato il 15,4 per cento, conquistando il secondo posto anche se con quasi 20 punti di distacco da Fico.

Del nuovo governo dovrebbero far parte anche i liberali di Sloboda a Solidarita, il nuovo gruppo fondato dall'economista Richard Sulik che ha ottenuto un brillante 12,1 per cento, il movimento Kdh (8,5%), anch'esso di ispirazione democratico-cristiana e il gruppo moderato della minoranza ungherese Most-Hid (8,1%), il ponte, che entra per la prima volta in parlamento. Destino differente rispetto all'altro gruppo che rappresenta la minoranza ungherese, l'Smk, assai più radicale, che negli ultimi mesi aveva sposato la proposta del nuovo governo di Budapest di offrire il passaporto ungherese a tutti quei cittadini slovacchi di origine ungherese che ne avessero fatto richiesta. Una proposta accolta in Slovacchia come una provocazione, che ha contribuito a esacerbare i rapporti fra i due vicini da qualche anno entrati nell'Unione Europea e che ha alimentato i timori per un revanchismo della Grande Ungheria.

Rispetto a quella di Budapest, la svolta slovacca appare caratterizzata da una matrice più moderata, più genuinamente conservatrice e meno nazionalista. Oltre alla diversa matrice dei partiti democristiani e alla bocciatura del partito filo-ungherese più radicale, va registrato il calo di consensi per il partito nazionalista, colpito in questi anni da una serie di scandali, che passa dall'11,7 per cento ottenuto nel 2006 al 5,1 di oggi e supera per un soffio la soglia di sbarramento del cinque per cento. È un crollo che costa al discusso premier Fico la maggioranza. Secondo gli osservatori la formazione del nuovo governo non sarà tuttavia semplice. La Slovacchia, grazie a una sostenuta crescita economica e a una buona gestione delle finanze pubbliche, è entrata anche nell'area euro, appena in tempo però per mettersi al riparo dalla crisi globale che ha fiaccato le economie dei paesi limitrofi dell'ex blocco orientale. I problemi di fondo tuttavia permangono e al paese è richiesto un ulteriore sforzo riformista per evitare sgradevoli ricadute. Sul contenuto delle riforme i partiti vincitori appaiono concordi. Un po' meno sulla direzione per arrivarci.