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INVITI E SEGNALI

Dmitri Medvedev è tornato a Mosca dopo la sua visita di due giorni in Ucraina lasciando a Kiev e a Victor Yanukovich il biglietto d’invito per entrare nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva, alleanza militare che comprende la Russia ed altre repubbliche ex sovietiche. Mica per un balletto al Bolshoi. Una proposta che arriva a un paio di settimane dagli accordi di Kharkiv con i quali è stata prolungata la permanenza della flotta russa a Sebastopoli fino al 2042 e con i quali Mosca ha allontanato in maniera perentoria la possibilità che nei prossimi anni l’Ucraina entri nella Nato.

Con l’invito di Medvedev il Cremlino aumenta così la pressione per portare Kiev sotto il suo ombrello. Non si tratta quindi solo di accordi economici e commerciali destinati ad avvicinare due Paesi già comunque legati per questioni geografiche e storiche, ma di una strategia ben precisa: Mosca e Kiev vogliono suggellare una nuova partnership che va oltre la questione del gas. Dopo i cinque anni di presidenza di Victor Yuhschenko, l’eroe della rivoluzione arancione che alle elezioni di febbraio non è riuscito a riconfermarsi, il nuovo capo di stato ha impresso un’accelerazione al processo di avvicinamento verso Mosca.

Se Yuhschenko aveva promesso l’entrata nella Nato, Yanukovich ha cambiato ora la rotta. Ma oltre che con la Russia, Kiev cerca di non perdere l’aggancio con l’Europa, anche dopo il prestito di 500 milioni di euro ricevuto proprio ieri da Bruxelles per far fronte alla crisi economica. L'Ucraina non può fare a meno della Russia, ma non può voltare la faccia a Bruxelles. E Yanukovich, ma non solo lui nel governo (per primo il vice premier Tigipko), lo hanno anche dimostrato nelle loro uscite europee.

Medvedev ha anche dato segnali in un'altra direzione. A Kiev ha reso omaggio, insieme con Yanukovich, alla vittime della grande carestia degli anni Trenta, l'Holodomor, che é ancora oggetto di diatribe politiche. Per la Russia e per l'Europa (dopo la recente decisione del Consiglio che si é espresso in merito) la tragedia non può essere equiparata a un genocidio. È il passato che non passa, ma che il presidente russo non ha voluto semplicemente evitare o stralciare dall'agenda (anzi, in programma l'omaggio alle vittime dell'Holodomor non c'era). La Russia ha bisogno con l'Ucraina di ricostruire un rapporto in cui anche la simbologia ha un peso. Vedere al rapporto con la Polonia. 

Da Mosca qualche giorno fa il presidente russo aveva condannato con forza Stalin. "Per quel che riguarda la valutazione da parte dello Stato, in relazione al modo in cui la leadership del paese ha giudicato Stalin negli ultimi anni, dal momento in cui è emerso un nuovo stato russo, la valutazione è ovvia: Stalin commise una moltitudine di crimini contro la sua gente. Nonostante il fatto che lavorò molto, nonostante il fatto che sotto la sia guida il paese raccolse dei successi, quel che ha fatto al popolo non può essere perdonato".