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AHI, AHI, AHI, YULIA…

Non è certo un bel periodo per Yulia Tymoshenko: chiama il popolo a protestare contro il despota Yanukovich e vengono un paio di migliaia di persone. Cioè, spontaneamente sono un paio di centinaia, gli altri tre quarti sono organizzati dal partito. Poca cosa per Kiev e i suoi quattro milioni di abitanti e soprattutto poca cosa se si vuole ribaltare il governo. Manca l’appeal, il carisma. La chioma non basta.  E i più hanno capito l’antifona.

Ma non solo: l’ex premier ucraino è stata convocata dal Procuratore generale e le è stato comunicato che è stata riaperta un’inchiesta contro di lei per un fatto risalente al 2003. Avrebbe corrotto i giudici della Corte costituzionale. Secondo la Procura il caso era stato aperto nel maggio 2004 e chiuso prematuramente nel gennaio 2005 senza che fossero state effettuate tutte le indagini necessarie.

Per Yulia è solo aria fritta, una sorta di processo mediatico che ha natura politica, orchestrato dal presidente Victor Yanukovich per discreditare l’opposizione in un momento così delicato per la vita politica del Paese: “Yanukovich ha istruito personalmente i vertici della Procura per trovare un qualsiasi motivo, non importa quale, per mandarmi in prigione entro tre o quattro mesi”.

Sarà, ma in questo Paese dove nel giro di un paio di mesi chi era al governo è stato tagliato fuori e ora racconta che dalla culla della democrazia e della libertà di stampa arancione si sta andando verso l’inferno della dittatura e della censura biancoazzurra, può succedere davvero di tutto. Che ad esempio da una parte comunisti nostalgici mettano Stalin su un piedistallo, cosa che ha fatto rabbrividire uno come Kuchma, mentre dall’altra i nazisti di ritorno facciano Bandera cittadino onorario, cosa che i signori del Simon Wiesenthal Center, mica di una bocciofila rossa, non apprezzerebbero certo, visto la lettera di protesta scritta qualche mese fa quando Yushchenko fece del collaborazionista nazista un eroe nazionale.

Ma tant’é. E non é la prima volta che la Tymoshenko ha guai con la giustizia. Già nel passato, prima di arrivare alla grande ribalta della rivoluzione arancione, ha vissuto brutti momenti finendo anche dietro le sbarre nel 2001, mentre nel 2004 l’angelico viso era comparso sulle liste dell’Interpol dopo oscure accuse da Mosca. Non si ebbero però risvolti giudiziari.

Di brutte frequentazioni la principessa del gas ne ha avute a sufficienza, come quella con Pavel Lazarenko, primo ministro nel 1996-1997 sotto il presidente Kuchma, con il quale ebbe stretti rapporti d’affari e politici. Lo sostituì alla guida della formazione di cui faceva parte e in cui aveva iniziato a far carriera quando questo fu arrestato negli Stati Uniti nel 1999 per riciclaggio ed estorsione (condannato nel 2006 a nove anni). Poi gli alti e bassi, con i trionfi di ieri e le ombre di oggi.