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GERMANIA, LEADERSHIP CERCASI

Cronaca di una sconfitta annunciata. Il voto regionale in Nordreno Westfalia, sin qui noto per aver condizionato la decisione tedesca sugli aiuti alla Grecia, avrà conseguenze sensibili anche sul piano nazionale. La coalizione uscente – Cdu e liberali, la stessa che governa a Berlino – è stata battuta e il primo automatico riflesso si avrà nel Bundesrat, la camera federale i cui rappresentanti sono espressione delle rispettive maggioranze dei Länder. Qui, la coalizione di Angela Merkel e Guido Westerwelle perderà lo stretto vantaggio che aveva sinora, andando incontro a una turbolenta coabitazione che renderà assai difficile l’approvazione dei progetti in cantiere: la riduzione fiscale (peraltro osteggiata da molti presidenti regionali della stessa Cdu), la riforma sanitaria e lo spostamento della data di chiusura delle centrali nucleari che il governo di Schröder aveva fissato per il 2020.

L’onda tellurica si propaga, dunque, dall’epicentro di Düsseldorf fino ai palazzi istituzionali di Berlino e mentre nel Nordreno Westfalia è iniziata la faticosa ricerca degli equilibri politici per la formazione di una nuova maggioranza, nella capitale si chiude nel modo più traumatico la prima e incerta fase del governo giallo-nero. La sconfitta era attesa ma i risultati sono più pesanti del previsto. La Cdu ha perso dieci punti percentuali rispetto a cinque anni prima, i liberali – che pure nel confronto con le precedenti regionali hanno racimolato qualche decimale – si ritrovano dimezzati rispetto al brillante 13 per cento ottenuto alle politiche di sette mesi fa.

Il vento contrario di un esecutivo capace di bruciare in poco tempo la luna di miele con i propri elettori è stato uno dei motivi principali della debacle, alla quale si sono aggiunti – come sempre in questo tipo di elezioni – fattori locali. Alcuni osservatori puntano il dito sulla gestione della Merkel del caso greco, con la decisione finale di concedere gli aiuti economici al paese sull’orlo della bancarotta finanziaria, ma le analisi sulle intenzioni di voto realizzate dal canale televisivo pubblico Ard alla vigilia delle elezioni ridimensionano l’influenza di questo tema nelle scelte degli elettori. Molto di più sembra aver contato l’impressione generale di incertezza che l’esecutivo ha sin qui mostrato, con divisioni politiche quasi quotidiane che ne hanno minato la compattezza e l’efficacia amministrativa.

A livello locale hanno pesato alcuni scandali scoppiati proprio all’inizio della campagna elettorale (la sponsorizzazione di congressi di partito da parte di aziende in cambio di incontri riservati con il presidente regionale) e dei dati strutturali: il Nordreno Westfalia è una regione tradizionalmente rossa, che il centrodestra strappò nel 2005 ai socialdemocratici proprio sulla scia della crisi dell’allora governo nazionale rosso-verde e il presidente uscente Jürgen Rüttgers è esponente di un’area sociale del partito mai completamente digerita da un elettorato molto conservatore come è quello della Cdu di questa regione. Il basso dato di affluenza alle urne (ha votato il 58 per cento degli aventi diritto), oltre che rafforzare la tendenza in atto negli ultimi anni di disaffezione dei tedeschi verso la politica, conferma la difficoltà dei partiti governativi nel convincere i propri elettori ad andare a votare.

Operazione che invece è riuscita alle forze di opposizione. I socialdemocratici registrano una lieve flessione rispetto al non brillante risultato di cinque anni fa, ma sono riusciti a bloccare l’emorragia di consensi degli ultimi tempi, trovando nella candidata Hannelore Kraft una donna capace di restituire coraggio e grinta a un partito che solo pochi mesi fa sembrava destinato a un inesorabile declino. I verdi e la Linke sono i veri vincitori di questa tornata: entrambi raddoppiano i consensi, gli ecologisti ottengono con il 12 per cento il miglior risultato di sempre, la sinistra radicale supera agilmente la soglia del 5 per cento e consolida lo sbarco nei parlamenti regionali occidentali rendendo sempre più urgente il dibattito tra le diverse forze della sinistra su una sua affidabilità governativa anche a livello nazionale.

A Düsseldorf ci si confronta in queste ore con due opzioni e una certezza: la Spd, pur essendo arrivata per un soffio dietro la Cdu (34,5 contro 34,6 per cento) vuole la presidenza, possibile con un governo di sinistra con Verdi e Linke o con una Grosse Koalition con la Cdu, una riedizione in versione renana della maggioranza che ha governato la Germania dal 2005 al 2009. In questo caso però dovrà superare le resistenze dei cristiano-democratici che vorrebbero far valere quello 0,1 di vantaggio, magari concedendo la testa di Rüttgers e optando per un altro nome.

Ma al di là delle alchimie che reggeranno il governo regionale del Nordreno Westfalia, l’attenzione è ora tutta spostata sulla capitale e sulle ripercussioni che il voto di domenica scorsa avrà sugli equilibri politici nazionali. La sconfitta rischia di deteriorare ulteriormente i rapporti fra i due partiti di governo e di accrescere la pressione degli oppositori interni verso i due leader, la cancelliera Merkel e il vice Westerwelle. Senza un colpo d’ala, le incertezze che hanno fiaccato l’azione dell’esecutivo in tempi di pace possono diventare letali in tempi di guerra.