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PUTIN, PATRIOTI E PARATE

Qualcuno manca all’appello, tra la crisi finanziaria e i capricci dell’Eyjafjallajokul. Obama, Sarkozy e Berlusconi si occupano dei mercati internazionali, a Londra non si sa ancora chi governerà, solo la dura e instancabile Angela Merkel ha preso la strada di Mosca, nonostante l’Europa traballi e si voti in Nordreno Vestfalia. Il segnale che il legame tra Germania e Russia è forte e anche in un momento così complicato non si rinuncia ai gesti simbolici: gli avversari della Seconda Guerra Mondiale sono diventati partner strategici dopo il crollo del Muro di Berlino, non è solo questione di gas.

Il 65 anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica (1941-1945, l’Urss entrò nel conflitto solo dopo l’inizio dell’Operazione Barbarossa) si celebra così nella capitale russa senza la presenza di grandi capi di stato e di governo occidentali, mentre è folta la delegazione ex sovietica, in cui spicca l’assenza del presidenza georgiano Mikhail Saakashvili. I rapporti tra Russia e Georgia e soprattutto quelli tra il capo di stato a Tbilisi e il primo ministro russo Vladimir Putin sono talmente tesi che il Cremlino non ha presentato nemmeno l’invito. E sembra che lo stesso vicepresidente americano Jo Biden, un po’ troppo vicino a Saakashvili, abbia ricevuto lo stesso trattamento.

Altro che i sorrisi tra Obama e Medvedev visti qualche settimana fa a Praga. A Mosca non si lasciano certo rovinare la festa per qualche ospite indesiderato e mettono in conto qualche dispetto istituzionale. Porte chiuse quindi anche per il Principe Carlo, che avrebbe dovuto sostituire Gordon Brown: Putin, secondo il quotidiano inglese Guardian, ne ha fatto il capro espiatorio per l’eterna questione che complica i rapporti tra Londra e Mosca, quella dell’oligarca Boris Berezovsky, che il premier russo vorrebbe spedire dietro le sbarre in Siberia e invece ha trovato asilo dorato a Londongrad.

Sulla Piazza Rossa sfilano comunque tutti i reparti alleati, dal battaglione del reggimento di fanteria degli Stati Uniti che aprì il Secondo Fronte all’orchestra della Royal Air Force e ai membri del primo reggimento gallese, impegnato nel 1944 sul fronte francese. E poi gli ufficiali della leggendaria squadriglia Normandie Niemen formata nel 1942 dal generale de Gaulle, presenti per la prima volta all’ombra di San Basilio. Più ovviamente i russi, con tutte le delegazioni ex sovietiche, baltici esclusi. Anche per loro, entrati in un paio d’anni nell’Unione Europea e soprattutto nella Nato, nessuno spazio.

È un anniversario insomma in cui si celebra il passato, la vittoria sul nazifascismo, ma forse anche un po’ il presente: la Russia che ha mostrato i muscoli nella guerra con la Georgia di nemmeno due anni fa e che è vuole riaffermare la sua sfera di influenza, dall’Asia centrale al Caucaso, all’Ucraina. Non per nulla è stato accolto a Mosca in pompa magna un treno speciale di veterani giunti da Kiev, dove sempre si tiene un’imponente parata alla presenza del presidente Victor Yanukovich, che ha avuto il permesso da Putin di non presenziare a Mosca. Ma nonostante la distanza Russia e Ucraina non erano mai state così vicine negli ultimi vent’anni.