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GAZPROM AL SUPERMARKET UCRAINO?

Perchè Vladimir Putin un paio di giorni fa a Sochi, dopo l’incontro con il primo ministro ucraino Mykola Azarov, se n’è uscito con l’idea della fusione tra il gigante nazionale Gazprom e Naftogaz, la compagnia statale ucraina? Nessuno pareva saperne qualcosa. Non Azarov, tantomeno altri a Kiev. La Tymoshenko che pensa che il presidente Victor Yanukovich sia un dittatore, ha commentato la proposta dicendo che “la si potrebbe prendere come una barzelletta se non prendesse corpo giorno dopo giorno davanti ai nostri occhi un grande piano per liquidare l'indipendenza dell'Ucraina”. Ha ragione l’ex eroina della rivoluzione arancione, la cui posizione come leader dell’opposizione non è solida e stabile e per questo deve gridare al lupo pur di essere ascoltata? E se invece del lupo arrivasse l’orso? Quello russo?

 

La sparata di Putin ha sicuramente un senso. Vladimir Vladimirovic non è uno che dice le cose tanto per dirle. E allora? C’è davvero l’idea di fondere le due compagnie? A Mosca Dmitri Peskov non sapeva che dire ai giornalisti che gli chiedevano lumi. Alexei Miller, numero uno di Gazprom, ha parlato poi di scambio di asset. A Kiev Yanukovich non commentava, Azarov continuava a dire di non saperne nulla, i rincalzi che in questi giorni di festa hanno aperto bocca non sono stati troppo densi di particolari.

Due ipotesi. La prima: in realtà è tutto già messo nero su bianco, un po’ come l’accordo sulla flotta di Sebastopoli, e fra una settimana sarà cosa fatta con buona pace della Tymoshenko e Yushchenko. In campagna elettorale Yanukovich aveva promosso l’idea del consorzio internazionale per trovare una soluzione al problema del risanamento della rete. Ma non si era parlato di fusione con Gazprom. Ma giá che ci siamo, facciamo le cose per bene...

La seconda: Putin, che è un furbo, ha mandato un doppio segnale. Il primo a chi in Ucraina vorrebbe mangiarsi qualche boccone di Naftogas. La compagnia statale è alla frutta e chi è stato messo in angolo lo scorso anno (RusUkrEnergo, Firtash) vuole riprendersi qualcosa. Il secondo, già che c’era, all’Europa. Del genere, guardate che è meglio trovare piani d’accordo comune, altrimenti da qui partono offerte che pochi possono rifiutare. Insomma, ora ognuno sta al suo posto, ma poi...