Vai al contenuto

ORA LA GRECIA CHIEDE AIUTO

Kastelorizo, per chi ha memoria cinematografica, è legata al film Mediterraneo di Salvatores, ai militari italiani tagliati fuori dal mondo alla fine della seconda guerra mondiale, alle taverne greche, i suvlaki, le horiatiki, le donne rimaste sole in attesa del rientro dei mariti, Diego Abbatantuono, il tenente filosofo e il soldato innamorato, la prostituta dal cuore d'oro, l'armata s'agapò, il mare azzurro e i tramonti dorati e l'immancabile partitella di pallone con i locali. Insomma, i cliché della Grecia, vista come paradiso terrestre perduto, e degli italiani brava gente, non quelli delle bombe al gas in Etiopia o dello «spezzeremo le reni», ovviamente ai greci. Oggi Kastelorizo è il simbolo della catarsi nazionale, il luogo dal quale il premier George Papandreou annuncia in diretta televisiva al paese l'inevitabile. La Grecia chiede all'Europa di attivare il piano congiunto Ue-Fondo monetario per un totale di 45 miliardi di euro.

Appena ieri, i vari ministri economici del governo greco continuavano ad assicurare a se stessi e agli europei che ce l’avrebbero fatta da soli, che non avrebbero chiesto nulla a nessuno, che la disponibilità altrui era solo una remota ciambella di salvataggio. Oggi invece Papandreou ha varcato il Rubicone con la drammaticità di cui i greci sono capaci ricorrendo ai miti della loro letteratura: «Siamo entrati in una nuova Odissea». Un viaggio tempestoso sul quale si addensano nuove nubi. Il rapporto Eurostat sulle finanze pubbliche dei paesi dell’Unione europea porta dal 12,7 al 13,6 per cento il rapporto deficit-Pil del paese ed «esprime una riserva sulla qualità dei dati riportati dalla Grecia, a causa di incertezze sul surplus della sicurezza sociale, alla classificazione di alcune entità pubbliche e alla registrazione degli swap fuori mercato». Fuori dal linguaggio tecnico, come riporta Mario Seminierio nel suo blog Phastidio, significa che «i conti greci sono ancora assai poco trasparenti e le sorprese saranno solo negative».

In attesa delle nuove sorprese, è sufficiente la realtà del giorno. La borsa di Atene crolla del 4 per cento, Moody’s declassa ancora il rating e per le strade della capitale sfilano compatti e violenti i dipendenti statali che contestano le misure di rigore imposte dal governo e considerate dai partner europei solo il primo miglio di un percorso, un’Odissea appunto, fatto di lacrime e sangue. All’appello di Papandreou, Bruxelles ha risposto immediatamente, contribuendo ad alleggerire la situazione sul mercato del debito pubblico di Atene. Ma l’azione europea è ancora tutta da studiare. Si starebbe pensando a un prestito ponte, in termini tecnici una tresury facility, un’anticipazione di cassa della Bce o del Fondo monetario internazionale che avranno come garanzia i prestiti bilaterali dei 15 paesi dell’eurozona, ancora però non approvati dai parlamenti nazionali. Ci si chiede quale sarà la fantasiosa risposta di altri partner (come l’Irlanda, il Portogallo, la Spagna e la stessa Italia) che vivono situazioni finanziarie non troppo dissimili da quella greca o di quelli in cui le opinioni pubbliche sono fortemente contrarie all’impegno (è il caso della Germania).