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IL CUPOLINO DI BERLINO

Dal cupolone al cupolino, la storia infinita della ricostruzione dello Stadtschloss di Berlino riserva continue sorprese. Si tratta del vecchio castello cittadino degli Hohenzoellern, che si trovava al centro della capitale, nello spazio compreso fra il Duomo, l’Altes Museum di Schinkel, il fiume Sprea e la Unter den Linden. Danneggiato durante i bombardamenti aerei su Berlino nella seconda guerra mondiale, rimase intrappolato nella zona est dopo la divisione post-bellica ed è stato poi abbattuto per motivi ideologici dai dirigenti della Ddr nel 1951 per far posto al palazzo della Repubblica, a sua volta abbattuto poco più di un anno fa. Oggi è un immenso spazio vuoto, sul quale sono tornate ruspe e gru meccaniche a ricostituire per qualche tempo il tipico panorama berlinese degli ultimi tre lustri.

Il luogo, che oggi si chiama di nuovo Schlossplatz, piazza del Castello, è diventato suo malgrado il simbolo di una seconda fase urbanistica di Berlino, quella successiva agli entusiasmi del primo decennio post-muro. Una fase più stanca, nella quale si è perduto l’impeto modernizzante degli anni Novanta, si sono esauriti i grandi finanziamenti e i grandi progetti hanno smarrito la visione complessiva della città lasciando il campo a singole iniziative edilizie non prive del rischio della speculazione.

In questo caso il discorso è un po’ diverso, perché riguarda il rapporto con la propria storia e con monumenti che in passato hanno rappresentato l’identità della città ma non ci sono più. Già l'abbattimento del Palazzo della Repubblica della Ddr è stato un passaggio contestato, giacché suscita molti dubbi la continua sovrapposizione di palazzi simbolici che va di pari passo con l'avvicendarsi dei regimi. A tal proposito, risuonano profetiche le parole del poeta polacco Stanislaw Jerzy Lec nella sua opera del 1957 Pensieri spettinati: "Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire". Come che sia, il vecchio simbolo della Ddr alla fine è stato demolito con la giustificazione economica che risanarlo dell'amianto che conteneva sarebbe costato molto di più che tirarlo giù.

Ma anche il progetto di ricostruire al suo posto il vecchio castello così come era, è stato a lungo dibattuto. Anni di polemiche, contrapposizioni, discussioni. Fino a quando si è deciso di rifarlo, affidando tutto a una gara vinta dall'allora semi-sconosciuto architetto vicentino Franco Stella. Un progetto da 480 milioni di euro e un bel successo per l'Italia, dopo che a Renzo Piano era stata affidata parte della ricostruzione di un altro luogo simbolico di Berlino, la Potsdamer Platz. Peccato che, qualche mese dopo, la vittoria del progetto di Stella sia stata messa in discussione dal ricorso di un architetto concorrente che gli contestava i titoli per partecipare al concorso. Come che sia, anche questo scoglio è stato poi superato. Ma la storia, come detto, pare infinita. Ora tornano i problemi economici, gli stessi che avevano portato alla demolizione del Palazzo della Repubblica: i soldi per realizzare l'intero progetto non ci sono, bisognerà risparmiare sulla cupola. Il ministro delle Infrastrutture (Peter Ramsauer, Csu) è stato chiaro: "Per ricostruire la cupola originale e per completare gli stucchi nei cortili interni c'è bisogno di un supplemento di denaro tra i 50 e i 100 milioni di euro, mentre le donazioni private sin qui arrivate raggiungono appena il milione”. La scarsità dell’appoggio privato è da sé una testimonianza dello scetticismo che ancora pervade cittadini e fondazioni locali. Basti pensare che a Dresda il finanziamento della ricostruzione della Frauenkirche, vera icona della città e frantumata anch’essa sotto il pesante bombardamento del febbraio 1945, ebbe un enorme successo e dal 2005 la chiesa è di nuovo il simbolo sull’Elba.

Intanto Stella si è rimboccato le maniche per inventare una soluzione più economica: una cupola moderna e priva degli ornamenti di quella originale. Ma anche questa ipotesi è nel frattempo finita nel tritacarne delle polemiche politiche. Un gruppo di parlamentari della Cdu si è già detto contrario, il castello deve avere la sua cupola originale. E Ramsauer ha ribattuto: “Chi vuole la vecchia cupola deve anche proporre il sistema per coprirne i costi”. La scorsa estate, il Comune aveva disposto sull’enorme spazio vuoto un prezioso tappeto erboso con una bella passerella di legno. Lo sguardo si perdeva verso i grandi monumenti storici della zona, il Duomo, i primi palazzi dell’Isola dei musei, il Rathaus rosso. Una vista suggestiva e inconsueta per una città dai tratti estremamente moderni. E un’oasi di silenzio, in mezzo a quel prato verde nel quale le polemiche apparivano attutite e veniva da chiedersi se Berlino avesse davvero bisogno di rispecchiarsi nella storia di un monumento che proprio la sua turbolenta storia aveva cancellato.