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IL TANDEM REGGE. MA FINO A QUANDO?

Il primo mandato di Dmitri Medvedev al Cremlino è arrivato al giro di boa dei due anni e qualcosa a Mosca inizia a muoversi, complici i riflessi negativi della crisi economica che non ha risparmiato certo la Russia e i suoi contraccolpi sulla politica interna. Le recenti elezioni locali hanno in sostanza confermato che Russia Unita è senza rivali, ma che non ha proprio tutto sotto controllo.

La sconfitta a Irkutsk del candidato del partito di Vladimir Putin che ha dovuto cedere la poltrona di sindaco a quello comunista è un segnale che non tutto va esattamente come sognato dal Cremlino. Stesso dicasi per le manifestazioni di protesta che negli ultimi mesi sono state tenute in tutto il Paese contro l’operato del governo. La crisi economica e i problemi cronici appesantiscono la situazione. Avvertimenti che nessuno deve sottovalutare, ma nemmeno sopravvalutare. Su cui comunque vale la pena di riflettere e riassumere in qualche punto:

1) Il tandem Medvedev-Putin è per ora ancora solido e fino a oggi ha trovato la giusta miscela per reggere di accordo comune le sorti del Paese. Il liberalismo moderato del primo e il conservatorismo modernizzatore del secondo non hanno provocato nessuno scontro di potere, anche se le differenti visioni – che cominciano a delinearsi in maniera più definita anche per l’elettorato (critiche contro l’esecutivo guidato da Putin e successi dell’opposizione radicale comunista e nazionalista) – porteranno entro la fine dell’anno prossimo alla decisione su chi dei due sarà il candidato favorito alle presidenziali del 2012.

2) L’opposizione che si è rafforzata a livello
elettorale e nella società è quella presente alla Duma: il Partito Comunista e il Lpdr e il Partito liberaldemocratico di Vladimir Zirinovski. Entrambe formazioni che non possono competere realmente per sostituire Russia Unita come primo partito a livello nazionale, ma che contribuiscono in ogni caso a rendere pluralistica l’arena politica russa. Poco o nulla contano coloro che guadagnano spazio soprattutto sui mass media occidentali, ma che nel Paese non solo non trascinano le masse, ma non si mettono d’accordo nemmeno tra di loro: i cosiddetti liberali come Garry Kasparov e Boris Nemtsov.

3) Le proteste dello scorso fine settimana hanno portato in piazza quelli che in Italia sarebbero stati definiti quattro gatti. Non si possono definire altrimenti le 1500 persone a Vladivostock e le 1000 a San Pietroburgo. La partecipazione alle elezioni locali di metà mese ha superato di poco il 40 per cento. Numeri imbarazzanti per l’opposizione extraparlamentare capace solo di strillare di fronte alle telecamere delle tv straniere e per il governo, non più capace di catalizzare consenso e di dare risposte concrete ai problemi cronici del Paese.

4) È inevitabilmente in questo periodo di crisi che emerge l’inefficienza del sistema russo: eccessiva burocrazia e corruzione dilagante sono gli elementi che frenano dall’interno i processi di riforma. Medvevev e Putin ogni tanto tagliano qualche testa, ma non sono stati in grado di mettere una pezza ai due peggiori mali del Paese.

5) Nonostante il Cremlino non abbia rivali all’esterno e all’interno il tandem sia relativamente coeso il cambiamento di umore nel Paese è comunque palpabile, tanto che qualcuno tenta di approfittarne puntando su una divergenza futura tra Medvedev e Putin. In questo senso si possono leggere le voci di un ritorno in grande stile di Tatyana Dyachenko a capo di un nuovo movimento politico in antitesi al gruppo putiniano. La figlia di Boris Eltsin è stata insieme e Boris Berezovski uno dei personaggi più influenti durante la permanenza del padre al Cremlino. Regista dell’operazione sarebbe Alexander Voloshin, ex capo dell’amministrazione presidenziale di Eltsin, sostituito nel 2003 proprio da Dmitri Medvedev. Il 2012 non è poi così lontano.

(Pubblicato su Limes)