Vai al contenuto

YANUKOVICH E GLI OLIGARCHI

La partenza per il nuovo presidente ucraino Victor Yanukovich è decisamente in salita, non soltanto perché ha dovuto respingere l’ultimo attacco di Yulia Tymoshenko in attesa dell‘inaugurazione il 25 febbraio, ma perché in ogni caso si trova di fronte agli stessi problemi che sono costati a Victor Yushchenko l’amara uscita di scena al primo turno. Senza contare anche il fatto che - eletto con il 49% dei voti - ha contro di sé la maggioranza del Paese. Finito il tempo delle promesse elettorali è arrivato dunque il momento di confrontarsi con la tutt’altro che rosea realtà e le malattie croniche ucraine che non sarà facile curare da un giorno all’altro.

In primo luogo quelle che riguardano proprio la politica e il sistema semipresidenziale e che fino a oggi è stato una delle cause principali delle difficoltà della giovane democrazia ucraina. La poco chiara divisione di competenze tra presidente, governo e Rada (il parlamento) è alla base dei conflitti permanenti tra i diversi organi dello stato che di fatto impediscono il buon funzionamento dei processi democratici. Questa instabilità strutturale, accentuata dal fatto che in parlamento non vi è un partito che detiene la maggioranza assoluta e le coalizioni si sono dimostrate sempre labili, sarà per Yanukovich - come lo è stata per Yushchenko - la maggiore sfida.

Di fatto il Partito delle Regioni, attualmente all’
opposizione alla Rada, cercherà nuove alleanze per dare a Yanukovich di aver sotto controllo anche il parlamento per un‘intera legislatura, ma come dimostrato negli anni passati (cinque anni e quattro governi), con queste regole e questi protagonisti l’impresa sembra quasi impossibile. Una nuova maggioranza con il Partito delle regioni, Nasha Ucraina (il partito di Yushchenko) e il Blocco Litvin è realizzabile per mandare all’opposizione la Tymoshenko, ma c’è da chiedersi quanto terrà, quali saranno le differenti pressioni verso elezioni parlamentari anticipate e quale sarà il ruolo delle forze nuove uscite dalla campagna per le presidenziali, come l’ex governatore della Banca centrale Sergei Tigipko.

Ai problemi strutturali sul fronte politico Victor
Yanukovich deve aggiungere quelli sul fronte economico. Il fatto che la politica sociale ed economica sia prerogativa del premier e non del presidente (al contrario di esteri e difesa) può rivelarsi un ostacolo in più. L’emergenza della crisi non è passata ed è probabile che senza aiuti esterni l’Ucraina non ce la faccia ad uscire dal tunnel. Il Fondo Monetario Internazionale tiene ancora bloccata la quarta tranche del prestito globale di16,4 miliardi di dollari in attesa di ottenere dal nuovo presidente le garanzie che il denaro venga utilizzato in maniera corretta.

Su Yanukovich pesa anche la responsabilità di mediare le riforme necessarie con gli interessi dell’elite economica del Paese. “Gli oligarchi del Donbass - si è chiesto il politologo Ostap Kryvdyk - sulle colonne dell’Ukraynskaia Pravda si orienteranno veramente verso Occidente? O l’Ucraina è come l’Arabia Saudita dove gli sceicchi riescono a comparsi castelli in Francia, yacht in Olanda, mandare i loro figli nelle scuole e università britanniche più costose, guidare limousine tedesche e comprare vestiti italiani e rimanere nonostante tutto il soliti signorotti feudali?”

Le questioni economiche sono legate inevitabilmente a quelle di politica estera e in questo senso Yanukovich ha già fatto capire di voler cambiare la direzione che il suo predecessore aveva preso decisamente verso Washington, per tenere in maggior considerazione gli interessi di Mosca. Ma la sfida è proprio quella di non ripetere gli errori di Yushchenko e appiattirsi su un’unica posizione. Per i prossimi cinque anni non si può certo prevedere per l’Ucraina l’ingresso nell’Unione Europa e il nuovo presidente a detta di molti osservatori dovrebbe comunque concentrarsi sulla situazione interna.

(Pubblicato su Limes)