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A VOLTE RITORNANO

O, per meglio dire, non se ne sono mai andati. Victor Fedorovich Yanukovich, il vincitore del primo turno, é uno di quei personaggi che hanno segnato le vicende dell‘Ucraina null‘ultimo decennio. È arrivato alla politica per vie traverse e ha alle spalle una storia abbastanza turbolenta. Nato nel 1950 a Enakieve, nella regione di Donezk, nella parte orientale del Paese, é stato condannato da giovane per furto e aggressione, ha lavorato in fabbrica, ha partecipato al rally di Monte Carlo nel 1974 su una vettura targata ovviamente Urss e si é poi laureato in ingegneria al politecnico di Donezk. Con la dissoluzione dell‘Unione Sovietica e l‘indipendenza dell‘Ucraina é entrato nell‘industria, ricoprendo posizioni manageriali in diverse aziende (Donbastransremont, Ukrvulepromtrans) prima di assumere incarichi politici. Nel 1996 é stato chiamato come vicepresidente nell‘amministrazione regionale di Donezk, dal 1997 é al parlamento regionale e dal 1991 al 2002 ha ricoperto la carica di governatore. Successivamente é passato al livello nazionale ed é diventato primo ministro sotto la presidenza di Leonid Kuchma dal 2002 al 2004. Fino al gran teatro della rivoluzione arancione dello stesso anno.

Dopo aver vinto il ballottaggio del 21 novembre per un soffio contro Victor Yushchenko, viene sconfitto nella ripetizione del voto del 26 dicembre decretata dalla Corte costituzionale dopo le accuse di brogli e le proteste di massa trasmesse in diretta in tutto il mondo. In quei frangenti é in sostanza accusato di essere il mandante dell‘avvelenamento alla diossina che ha sfigurato il malcapitato Yushchenko. Meno di due anni dopo, nel 2006, con il naufragio del governo Timoshenko e gli insanabili conflitti tra il nuovo presidente e la pasionaria della rivoluzione, le elezioni parlamentari hanno consegnato al partito delle regioni di Yanukokich la maggioranza relativa in parlamento e al suo leader la poltrona di premier.

Ma manche questa parentesi é durata poco, sebbene la sua formazione sia rimasta la più forte dopo il voto parlamentare anticipato del 2007. Victor Fedorovich ha la sue roccaforti nell‘est e nel sud dell‘Ucraina, mentre la sua popolaritá cala più ci si sposta verso occidente. Ha più volte confermato il suo “no” alla Nato, ma un po‘ come quasi tutti i suoi rivali è favorevole all’ingresso del Paese nell’Unione Europea, ma senza fretta.

Non é un burattino di Vladimir Putin, come ventilato da più parti nel 2004, anche se il pragmatismo politico e gli sponsor dell‘oligarchia a lui vicina lo posizionano più vicino a Mosca che a Bruxelles. In una recente intervista ha ribadito il concetto che l‘Ucraina dovrebbe diventare uno stato neutrale proprio per il fatto di essere un ponte tra est e ovest, tra Russia e Ue, e non dovrebbe quindi né far parte della Nato né essere succube del Cremlino.

Ha raggiunto la vittoria nella prima tappa di domenica facendo leva in politica interna sulla lotta alla povertá, sull‘aumento della spesa sociale e delle pensioni, sulle riforme necessarie nel settore chiave dell‘energia. Tra i suoi progetti ci sono anche la ristrutturazione del sistema fiscale e di quello sanitario, oltre alla decentralizzazione del potere. Più autonomia alle regioni, insomma, secondo un modello che dovrebbe favorire non solo maggior democrazia e trasparenza, ma soprattutto dare una spinta all‘economia. Per Yanukovich si tratta ora di convincere in meno di tre settimane quella parte di Ucraina che vede in lui ancora l‘avvelenatore del 2004. E fare in ogni caso i conti con Yulia Timoshenko.

(Pubblicato sul Corriere del Ticino)