Vai al contenuto

LO ZAMPINO DI BEREZOVSKY IN UCRAINA

La campagna elettorale per le elezioni presidenziali che si terranno all’inizio del prossimo anno in Ucraina (primo turno il 17 gennaio, ballottaggio il 7 febbraio) si arricchisce di un nuovo inatteso protagonista. Non è un candidato e non è nemmeno ucraino. Dalla sua residenza londinese ha preso carta e penna e si è appellato alla classe dirigente politica ed economica del paese con parole semplici e dirette pubblicate qualche giorno fa sull’Ukraniskaya Pravda: Signori miei - ha scritto in sostanza l’oligarca russo Boris Berezovsky - il futuro dell’Ucraina dipende da voi non nascondetevi e aiutate il popolo a prendere la giusta decisione, si tratta di decidere tra passato e futuro e questo non è certo difficile. Dovete scegliere fra tre candidati. Un criminale di pasta sovietica, una professionista della politica senza principi e un liberale vero: Viktor Yushchenko è il solo con il quale non farete una brutta fine e il solo capace di far proseguire il cammino del paese sulla via delle riforme.

Gli altri due candidati sono ad onor di cronaca il leader del Partito delle Regioni Viktor Yanukovich e l’attuale primo ministro Yulia Timoschenko. Secondo un recente sondaggio Yanukovich riceverebbe al primo turno il 22 per cento, la Timoshenko il 18, Yushchenko - capo di Stato in carica - solo il 3, preceduto anche da Arseniy Yatsenyuk (8), Volodymyr Lytvyn (7) Petro Symonenko (4). Il partito più forte è sempre quello di Yanukovich (32 per cento), seguito dal Blocco della Timoshenko (15), dal Fronte per il cambiamento di Yatsenyuk (5), dai comunisti (3,7) e da Nostra Ucraina, il partito del presidente, con il 3,5 per cento.

L’appello di Berezovsky è disperato: Yushchenko - arrivato alla presidenza cinque anni fa con la cosiddetta rivoluzione arancione carico di speranze e di promesse - appare oggi un politico senza futuro. Non è riuscito a concretizzare il consenso popolare in una strategia politica adatta a traghettare il paese nel difficile tragitto del dopo-Kuchma, né è stato capace di armonizzare le differenze con quella che è stata al suo fianco la pasionaria del 2004, Yulia Timoshenko.

Il passaggio di Yushchenko al secondo turno sarebbe qualcosa di più che un miracolo e il potenziale bagagliaio di voti che porterebbe in dote al secondo non pare certo decisivo, almeno alla luce dei numeri che circolano in questi giorni. Il duello dovrebbe essere quindi quello annunciato da mesi tra Timoshenko e Yanukovich: la bella e la bestia.

Yulia riscuote consenso in tutto il paese, dall’est filorusso all’ovest che strizza l’occhio all’Europa, è una grande mediatrice e ha capito in fretta che le posizioni dogmatiche di Yushchenko su alcuni temi chiave (energia, politica estera) oltre a danneggiare il paese avrebbero fatto calare la popolarità; ora il suo ex alleato la accusa di voler essere un Putin in gonnella e lei si sente quasi lusingata.

Victor ha un passato poco chiaro, che ogni tanto pericolosamente ritorna, e le sue roccaforti nelle zone industriali orientali; l’essere stato praticamente sempre negli ultimi cinque anni all’opposizione lo favorisce agli occhi dell’elettorato che tocca con mano la disastrosa situazione economica. Senza gli aiuti del Fmi l’Ucraina sarebbe già andata a gambe all’aria.

C’è comunque da chiedersi perché Berezovsky sull’Ukrainskaya Pravda si preoccupi di dare una mano a Yushchenko e vada a toccare il tasto - certamente caro ai suoi colleghi oligarchi - della conservazione del proprio capitale nei momenti inquieti di un paese. E cita l’esempio delle elezioni russe del 1996, quando lui e i suoi compagni decisero di dare una mano al malandato Boris Eltsin che senza quest’appoggio sarebbe stato sconfitto dal candidato comunista: “Se allora Zyuganov e compagni fossero ritornati al Cremlino, oggi non ci sarebbe certo un’Ucraina indipendente e nemmeno una ricca upper class”.

Burattinaio dietro Eltsin, primo oligarca messo alle strette da Vladimir Putin in Russia, esiliatosi a Londra, accusatore di Putin nei casi Politkovskya e Litvinenko, Boris Berezovsky rimane fedele alla sua linea ed entra in gioco schierandosi in Ucraina per il candidato perdente e contro quella che probabilmente vincerà le elezioni con il benestare del Cremlino, Yulia Timoshenko. I vari Rinat Akhmetov, Viktor Pinchuk, Igor Kolomoisky, Gennady Bogolyubov, Kostyantyn Zhevago e tutti gli altri sembrano aver infatti ormai deciso.

(Pubblicato su Limes)