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L’EPOPEA EDITORIALE DI CHRISTOPH LINKS

Nel clima rivoluzionario e anarchico delle settimane successive alla caduta del muro, una data importante è quella del primo dicembre, giorno in cui cade anche il muro della censura. La libertà di espressione apre gli orizzonti a nuove iniziative. Nel suo appartamento di Prenzlauer Berg, sulla Gethsemanestrasse, Christoph Links, allora trentacinquenne redattore culturale della rivista Sonntag, fonda la prima casa editrice privata della Ddr. Porterà il suo nome, Ch Links Verlag, e sarà un successo.

I primi volumi mettono a fuoco gli eventi della storia della Germania Est, fornendo a un nuovo pubblico di lettori una prospettiva orientale delle vicende narrate. Nel tempo arriveranno anche grandi successi, come la “Chronik der Wende” e la “Chronik des Mauerfalls”, due testi ormai obbligatori per districarsi con una bussola precisa fra date e fatti che portarono alla rivoluzione pacifica del 1989. Il primo, pubblicato dieci anni fa, è giunto alla terza edizione, il secondo, uscito nel 1996, ha timbrato l’undicesima. Links non si azzarda a oltrepassare l’ambito della saggistica storica e politica. Aveva già una buona esperienza quando decise di mettere in piedi questa avventura. Negli ultimi anni aveva lavorato come consulente nella Aufbau-Verlag, la casa editrice della Ddr fondata nel 1945 per diffondere storia e letteratura comunista nella Germania occupata dai sovietici, occupandosi di una sua antica passione, la letteratura latino-americana: «Il mercato dei romanzi è molto difficile e oggi ormai completamente dominato dagli agenti. Per ora restiamo nel nostro campo, non puntiamo ai bestseller ma a un catalogo solido che dura nel tempo. Il nostro segreto sono le riedizioni. In prima battuta stampiamo tremila copie, una cifra che ci garantisce il pareggio. Dalla seconda edizione andiamo in attivo».

Quando la Links prese le mosse, venne in aiuto una stamperia di Francoforte sul Meno. «Da soli non ce l’avremmo fatta e anche oggi dobbiamo all’ovest gran parte dei nostri ricavi. Due terzi delle nostre vendite sono lì». Nel frattempo la casa editrice s’è ingrandita, è passata da tre a dieci impiegati tra segreteria, redattori e ufficio stampa e oggi festeggia il suo ventesimo anno di vita contando su un bilancio tornato in attivo, dopo qualche anno di crisi. «Ricordo ancora la prima volta che sbarcammo alla Fiera di Francoforte – rievoca Links – ci chiedevamo quante altre volte saremmo tornati. Quest’anno abbiamo festeggiato lì il nostro ventennale». La festa vera, ufficiale, si tiene invece nel quartiere berlinese di Prenzlauer Berg che è il cuore della casa editrice, negli scenari post-industriali della Kulturbrauerei, una vecchia fabbrica di birra in mattoni rossi riqualificata in centro culturale.

La storia della Ddr resta il punto focale del programma. Un altro caposaldo del catalogo di Links è il Who’s who della Ddr (“Wer war wer” in tedesco, con il verbo obbligatoriamente coniugato al passato), un vero e proprio dizionario della vecchia élite tedesco orientale che a gennaio uscirà ulteriormente aggiornato in quinta edizione. Ma cercando fortuna ad ovest, il raggio d’azione s’è spostato anche sul passato nazista, sulla storia della Germania occidentale e, soprattutto, su tematiche contemporanee. Molto apprezzata è la collana sulla storia dei paesi, tra cui spiccano pregevoli studi sull’attualità politica e sociale dei paesi europei (est e ovest), dell’Asia e dell’America latina. In questa serie è prevista in primavera l’uscita del volume sull’Italia, affidato al giovane storico italiano Gianluca Falanga, che ha al suo attivo già diversi lavori in Germania, fra i quali una storia sull’immigrazione tedesca a Berlino negli anni Cinquanta.

In occasione del ventennale, Links ha pubblicato un testo celebrativo che racconta, dietro l’autoironia dello stile, la storia e la passione che hanno guidato lui e i suoi redattori in questa lunga cavalcata nel mondo dei libri: s’intitola “Sopravvivere con Links”. In verità non deve essere difficile. L’atmosfera della casa editrice non è cambiata da quando il gruppo fondatore si riuniva nell’appartamento di Prenzlauer Berg. Oggi che la sede si trova in un bel palazzetto dello stesso quartiere, le riunioni di redazione si svolgono informalmente sempre all’ora di pranzo. Uno a turno va ai fornelli e gli altri gli si affaccendano di fianco discutendo di nuove uscite, editing, diritti d’autore e linee editoriali. Quest’ultima è inscritta nel destino del cognome del suo fondatore. Links in tedesco significa sinistra. «Ci scherzano un po’ tutti ma in effetti ci possiamo definire una casa editrice di sinistra liberale – insiste Links – anche se ci tengo a rimarcare che i nostri autori provengono da scuole di pensiero differenti e tutti insieme contribuiscono a comporre un panorama editoriale vario e articolato che punta sulla qualità e sull’approfondimento». Una sfida che nella Germania riunificata riesce ancora a essere premiata.

Pubblicato su Il Riformista