Vai al contenuto

IL GRANDE GIOCO POST SOVIETICO

Anche i libri hanno un hardware e un software. Il primo è il contenuto, il secondo il mezzo con cui li si rende disponibili al pubblico. Presentando ai lettori di Fare Futuro l’ultima fatica di Stefano Grazioli, Gazpromnation, il sistema Putin e il New Great Game in Asia Centrale, partiamo dal software, perché la scelta dell’autore apre nuove prospettive per la saggistica che si occupa di affari esteri. Il libro non lo trovate negli scaffali delle librerie. Lo potete ordinare direttamente su Internet, scegliendo fra il tradizionale piacere di sfogliare carta e inchiostro o l’innovativa opzione di scaricarlo su computer o sui lettori di libri elettronici che si vanno diffondendo sul mercato. Basta accedere al sito Lulu.com, uno dei nuovi distributori di libri non più virtuali che permettono di aggirare le strettoie del mercato editoriale nazionale.

Il tema del libro è di grande interesse per i lettori italiani. La Russia sta diventando un partner essenziale e basterebbe ricordare solo i più recenti accordi in tema di politica energetica per evitare di dilungarsi troppo. Ma i rapporti economici cominciano a travalicare il solo settore energetico, così come quelli politici vanno al di là dei rapporti personali che al momento legano i leader dei due paesi. In più il lettore viene messo a parte delle trasformazioni che avvengono in tutto lo spazio post-sovietico, allargando lo sguardo a quell’Asia Centrale che non è più (o non solo più) il luogo magico delle vecchie carovane della Via della Seta o delle suggestioni di luoghi mitici come Samarcanda. Politica ed economia giocano in quei nuovi Stati un ruolo rude e decisivo, nel quale l’Italia muove ormai con decisione propri interessi e proprie strategie. Eppure siamo sicuri che Grazioli avrebbe perduto troppo del suo tempo per cercare un editore italiano pronto a scommettere su un libro del genere. L’estero non va di moda sugli scaffali delle nostre librerie, così hanno deciso le case editrici, a meno che non si parli di Obama o di guerre islamiche o di qualche anniversario celebrato dala tv. E tutto quello che accade fuori dai confini dell’Italia o della cronaca giornalistica rischia di restare materia per pochi esperti, anche se poi questi argomenti ci riguardano assai più da vicino di quel che si pensi. Fosse solo per questo, la scelta di aggirare attraverso le nuove opportunità digitali le strettoie di un mondo editoriale pigro, meriterebbe un click e un acquisto, soprattutto da parte dei lettori di una rivista online.

Poi c’è l’hardware, cioè il contenuto. E allora questo lavoro acquista ancora più forza. Grazioli è un giornalista che ha difficoltà a trovare fissa dimora. Ha avuto lunghe esperienze all’estero, dall’Austria alla Germania, scrive per giornali svizzeri e italiani, passa parte del suo tempo fra Bonn, Mosca e Odessa, si infila su improbabili aerei per visitare gli Stati dell’Asia Centrale, scavando a fondo nella realtà e tappandosi le orecchie per non lasciarsi ammaliare dalle sirene delle vecchie nenie del deserto. Che si tratti di descrivere la Russia di Eltsin o di Putin, il Kazakistan di Nursultan Nazarbayev, il Kirghizistan di Askar Akayev prima e del duo Bakiyev-Kulov dopo la rivoluzione dei tulipani, il Tagikistan di Emomali Rakhmonov, il Turkmenistan di Gurbanguly Berdymukhammedov o l’Uzbekistan di Islom Karimov, paesi e nomi noti o quasi sconosciuti, Grazioli tira fuori i fatti lasciando che le opinioni se le facciano i lettori. Nomi e avvenimenti compongono il romanzo di una regione che converrà conoscere a fondo se si vuol avere un ruolo consapevole nello scenario odierno del Grande Gioco. Il mistero di Putin diventa più chiaro se si mettono in fila le disavventure economiche dell’era Eltsin, perde i connotati di una spy story mal scritta dagli epigoni di John le Carré e interroga le aspettative dei russi, che non hanno trovato una democrazia incardinata su pesi e contrappesi di tipo occidentale ma almeno uno Stato forte che ha rimesso ordine nel disordine, ridato fiato all’economia, aiutato la crescita del ceto medio, precondizione necessaria per un’evoluzione futura, se mai ci sarà. L’autore non addolcisce gli scenari, più semplicemente li rende evidenti nella loro crudezza, strappandoli dalle nebbie dei giudizi e delle interpretazioni di parte che servono ad alimentare polemiche ideologiche che nulla hanno a che fare con la comprensione degli eventi. La vivisezione del potere politico ed economico russo disvela il gioco delle parti in campo, gli interessi che si combinano e si avversano, le traiettorie future della diarchia Putin-Medvedev che attualmente governa il paese: le alleanze di oggi potranno diventare le concorrenze di domani, necessario capire chi sono e a chi rispondono gli attori sulla scena.

Il racconto nitido dei singoli Stati nati dall’implosione dell’impero sovietico e delle fortune dei loro leader non proprio democratici si intreccia poi nel palcoscenico della regione, dal quale non sono avulse le grandi potenze mondiali, dagli Stati Uniti alla Cina fino all’Europa che si muove ancora in ordine sparso. L’attivismo della Germania, l’attenzione della Francia, l’interesse dell’Italia e l’apparente ostilità della Gran Bretagna da sempre presente su questi terreni dovranno trovare un equilibrio comune a Bruxelles se il continente vorrà contare qualcosa e giocarsi la partita con gli altri attori più grandi. Come in un grande affresco, Grazioli disegna con precisione i percorsi dell’energia, quelli esistenti e quelli in fieri, stendendo tracciati e pipeline, svelando interessi e trattative, accordi e contrasti, descrivendo protagonisti e comprimari e, in definitiva, offrendo ai lettori in lingua italiana uno dei libri più densi e completi che siano stati finora scritti sull’argomento.

Stefano Grazioli, Gazpromnation, il sistema Putin e il New Great Game in Asia Centrale, pp. 192, 2009, Lulu distribuzione online, € 18,54 in copertina morbida, € 15 in versione download.

Pubblicato su Farefuturo Magazine