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GUAI TEDESCHI IN AFGANISTAN

Le dimissioni di Franz Josef Jung, ministro del Lavoro ed ex ministro della Difesa, in conseguenza dell’affaire Kunduz, gettano un’ombra non solo sul diretto interessato, ma anche sul suo successore Karl Theodor zu Guttenberg e inevitabilmente sulla cancelliera Angela Merkel. Il governo di centrodestra tedesco si trova a causa dell’Afghanistan pericolosamente nella bufera a causa di una strategia di comunicazione sbagliata e di errori di valutazione nelle gerarchie politiche.

Già nel vecchio governo (quello in cui la Merkel governava con i socialdemocratici e andava a braccetto con il ministro degli Esteri Frank Walter Steinmeier) aveva dato prova di non essere all’altezza: nel 2006, dopo che una pattuglia di aerei israeliani aveva attaccato per sbaglio una nave tedesca impiegata nella  missione Onu in Libano, gli era stato rimproverato su più fronti il fatto di non aver reagito con il dovuto piglio nei confronti di Tel Aviv.

Arrivato al governo nel 2005, protetto dal governatore dell’Assia Roland Koch, per cui si era sacrificato nel 2000 dimettendosi per uno scandalo di finanziamenti illeciti di cui in realtà non era responsabile, Jung era ritenuto da molti inesperto e inadatto per gestire il delicato tema Afghanistan. E' definitivamente naufragato con la strage di civili di Kunduz e ha alzato pericolose onde anche per i suoi colleghi.

La stella nascente del centrodestra tedesco Guttenberg, passato nel nuovo gabinetto dall’Economia alla Difesa, si trova a questo punto con una brutta gatta da pelare, avendo minimizzato e giustificato l’attacco aereo. La stessa Merkel, pur a distanza da Jung, poteva con qualche anticipo licenziare il ministro prima che fossero i giornali a scatenare la polemica. Una mancanza di risolutezza segno che qualcosa al Kanzleramt e al governo non va.

Tutto questo dà ovviamente fiato all’opposizione, sia a quella moderata dell’Spd che a quella radicale della sinistra estrema, che ormai da tempo chiede il ritiro delle truppe tedesche dall’Afghanistan. Anche l’opinione pubblica, sempre molto sensibile alle questioni di politica estera e agli impegni dei soldati tedeschi nelle varie zone del mondo, non ha mai accettato di buon grado la linea dettata dagli Usa sul territorio afghano: questo episodio rischia di creare nuovi problemi e un clima ostile al governo di fronte alle richieste di sostegno che provengono dalla Casa Bianca.

Non solo: il caso Jung conferma che la nuova coalizione di centrodestra in Germania non è certo partita con il piede giusto. Sembrava fosse un matrimonio d’amore (non come quello di convenienza con i socialdemocratici), ma la realtà è che tra Cdu-Csu e Liberali i punti di screzio dopo poco più di un mese di governo, sono già molti. La coppia tanto sognata e decantata, Merkel e Guido Westerwelle, non marcia spedita, ma è già inciampata più di una volta, tanto che alcuni osservatori hanno fatto notare che nemmeno la prima coalizione tra Spd e Verdi nel 1998 aveva iniziato in modo così traballante. Il fatto che al posto di Jung al Lavoro arrivi ora Ursula von der Layen, attuale ministro della Famiglia, sembra un ulteriore segnale che a Berlino regni un po’ confusione.

Pubblicato su Limes