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BERLINO 1989-2009, È QUI LA FESTA

La festa è pronta, l’anniversario lungo un anno giunge al suo giorno più importante. Le rivoluzioni d’autunno del 1989 che cambiarono il volto dell’Europa convergono tutte nel cuore di Berlino. Il 9 novembre, dopo una confusa conferenza stampa del portavoce del politburo Günter Schabowski, il muro che aveva diviso per ventotto anni la vecchia capitale tedesca e l’intero continente venne giù, trascinandosi tutta la simbologia della guerra fredda. Polonia e Ungheria erano già sulla strada delle riforme, Cecoslovacchia, Bulgaria e Romania avrebbero seguito a breve, sul velluto o sul sangue, e più in là sarebbero giunti anche i paesi baltici, l’Albania, pezzi del vecchio impero russo e almeno una fetta dell’ex Jugoslavia. Ma tutto si concentrò qui, in quella sera umida e grigia nella quale i cittadini di Berlino Est si ammassarono ai punti di frontiera dopo aver ascoltato l’«ab sofort» di Schabowski.

Premettero, protestarono e infine furono lasciati passare dai Vopos, senza che fosse sparato un solo colpo di fucile.Vent’anni dopo la memoria si trasforma in evento. Berlino sta curando con attenzione ogni dettaglio. Il 9 sera, sulla Pariser Platz di fronte alla Porta di Brandeburgo, lì dove nel 1989 i giovani dell’est e dell’ovest cominciarono a danzare sul muro, si ritroveranno i capi di stato e di governo di mezzo mondo. La festa ufficiale, quella delle autorità, della Merkel e di Sarkozy, di Brown e Berlusconi, di Tusk e Medvedev, di Zapatero e della Timoshenko, vecchi e nuovi amici dell’Europa riunificata. Ci saranno le vecchie glorie di quell’anno, i polacchi Walesa e Mazowiecki, l’ungherese Nemeth che per primo tagliò con la cesoia la cortina di ferro, il dissidente per eccellenza Vaclav Havel e il padre della perestrojka Gorbaciov, e tutti gli eroi meno conosciuti dei gruppi di opposizione che formarono l’onda d’urto popolare che scardinò i regimi. Per gli Stati Uniti, il paese che rappresentava il grande sogno della libertà per tutti i popoli oltrecortina, arriverà il segretario di stato, Hillary Clinton. Qui avrebbero voluto anche Obama, ma il presidente è già stato tre volte in Germania nell’ultimo anno e alla fine anche la Merkel se n’è fatta una ragione.

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Gli eventi sono tanti, disseminati lungo i tre giorni che coinvolgono il fine settimana per l’occasione allungato fino a lunedì 9. Il più simbolico è rappresentato dalla “Domino-Aktion”, una lunga teoria di pezzi di domino, alti e larghi come i pannelli di cemento che costituivano il muro, che taglierà in due la città come a quei tempi, dalla Potsdamer Platz al Reichstag, attraversando la Porta di Brandeburgo. Un chilometro e mezzo di percorso nel pieno centro cittadino. I domino, colorati da pittori e studenti delle scuole artistiche, verranno fatti cadere in sequenza la sera del 9 novembre: sarà il momento culminante della cerimonia, la riproposizione simbolica della caduta del muro. Ma fino a quel momento la città rivivrà le atmosfere della Berlino divisa. Gli operai li stanno posizionando in queste ore e da sabato sarà impossibile passare da un lato all’altro dell’installazione, sia in auto che a piedi. Percorsi degli autobus deviati, movimenti di nuovo interrotti. Solo dopo la caduta dei domino, verranno riallacciate le arterie stradali bloccate. Chiuderà tutto lo spettacolo dei fuochi d’artificio alla Porta di Brandeburgo.

Per i tanti visitatori che stanno arrivando in questi giorni a Berlino, le occasioni di rinfrescare la memoria su quanto accadde venti anni fa sono tantissime. Dai concerti alle mostre e alle conferenze, c’è solo l’imbarazzo della scelta. La musica ha due momenti principali targati Mtv: il festival degli Europe Music Awards nella nuova struttura dell’O2 World, un grande palazzetto multivalente (oltre ai concerti, giocano qui la squadra di basket dell’Alba e quella di hockey dei Berliner Bären) costruito nella contestata area del Media Spree, e il concerto degli U2, che hanno suonato sotto la Porta di Brandeburgo giovedì sera. Per l’occasione sono andati a ruba i diecimila tagliandi messi gratuitamente su internet così chi è arrivato in ritardo si è dovuto accontentare di ascoltare il rock del gruppo irlandese a distanza. Università, fondazioni e istituzioni varie offrono conferenze sui temi legati alle rivoluzioni d’autunno nei paesi dell’ex blocco orientale, non solo in tedesco ma anche in inglese. La Filarmonica e le altre istituzioni musicali hanno in calendario importanti concerti di musica classica. Uno si svolgerà sempre lunedì nel Duomo, di fronte alla piazza vuota dove fino a qualche mese fa facevano bella mostra i resti del palazzo della Repubblica, orgoglio d’amianto del vecchio regime. Quello ufficiale invece sarà sulla Pariser Platz la sera del 9.

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Ma a chi avesse davvero voglia di ritagliarsi un po’ di tempo per la riflessione, consigliamo le tante mostre fotografiche che raccontano meglio di ogni discorso o parola la vita quotidiana ai tempi del muro. Ne segnaliamo tre fra le tante. Proprio nella Pariser Platz, all’ombra della Porta di Brandeburgo, l’omonima fondazione presenta la mostra “Scene e tracce di una caduta”, con immagini di fotografi dell’est e dell’ovest che ricostruiscono scene di vita quotidiana nella Ddr, momenti ufficiali, i giorni delle proteste e quelli della caduta del muro e poi quelli successivi, con i primi momenti della Germania ritrovata. Alcuni fotografi si spingono con le loro fotocamere fino ai giorni nostri: il francese Thierry Buignet ha ripercorso il vecchio tracciato del muro tutto attorno all’ex Berlino Ovest immortalando i cambiamenti della città negli ultimi venti anni. Una seconda mostra è ospitata nel Martin Gropius Bau, il museo alle spalle della Potsdamer Platz che negli anni della guerra fredda aveva l’ingresso principale di fronte al muro. Qui sono presentate le foto di Harald Schmitt, fotografo del settimanale Stern che passò molti anni nella Ddr, calandosi talmente nella realtà quotidiana del paese fino a sposare una cittadina dell’est. Le sue immagini sono preziose e intelligenti, mostrano senza bisogno di didascalie le ristrettezze economiche ai tempi del regime, le file davanti ai negozi, gli edifici pubblici rovinati dalla cattiva manutenzione, e poi i primi movimenti di opposizione che si crearono negli anni Ottanta.Per chi non ama i luoghi chiusi, appuntamento sull’Alexanderplatz: foto e video richiamano i momenti principali delle rivoluzioni d’autunno, mettendo in relazione gli avvenimenti tedeschi con quelli in corso negli altri paesi del blocco sovietico. Si ritrovano tutti insieme alcuni dei personaggi che lunedì saranno accanto ad Angela Merkel sul palco delle autorità e che, assieme a milioni di uomini alla ricerca della libertà, hanno scritto le pagine di una storia che ha cambiato anche le nostre vite.

Pubblicato su Farefuturo Magazine