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PROSSIMA USCITA SOLIDARNOSC

L’onda lunga é partita da qui. Oggi a Danzica, davanti ai cancelli d’ingresso dei vecchi Cantieri Lenin ormai dismessi, si erge il monumento che simboleggia la voglia di libertà dei lavoratori e dell’intero popolo polacco durante il periodo del regime comunista. Le tre ancore poste in cima alle colonne alte oltre quaranta metri ricordano i movimenti di protesta soffocati nel sangue nel 1956, 1970 e 1976.

E’ stato inaugurato il 16 dicembre 1980, nel decimo anniversario delle manifestazioni che scossero il Paese e durante le quali perse la vita una cinquantina di persone. E proprio l’erezione di quest’opera commemorativa era una delle ventuno richieste di Lech Walesa e compagni: nell’agosto del 1980 lo sciopero di Danzica portò alla creazione del primo sindacato di lavoratori in una nazione del blocco sovietico, Solidarnosc, e alla prima spallata contro lo stato totalitario. L’inizio appunto di quell’onda che avrebbe condotto con il notevole contributo polacco dal Vaticano agli eventi del 1989 in tutta l’Europa dell’est.

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Le immagini di Walesa e di Giovanni Paolo II sono forse quelle più emblematiche nella mostra “Roads to Freedom” che - accanto a Piazza Solidarnosc, proprio di fronte ai cantieri - ripercorre la strada verso la libertà della Polonia. Un cammino lungo e difficile, accompagnato da sangue e morte, ma sostenuto da uomini poi diventati eroi, incarnazioni dell’identità polacca che trova la sua massima espressione nei momenti più bui. E Danzica è probabilmente la città di questo paese strapazzato dalla storia dove i simboli assurgono a protagonisti assoluti e in questo 2009 sono stati ricordati in pompa magna.

È solo di qualche settimana fa, era il primo settembre, l’immagine di Donald Tusk, Angela Merkel e Vladimir Putin alla Westerplatte. Qua, su questa piccola penisola appena fuori il porto, cominciò sessant’anni fa la seconda guerra mondiale. Un piccolo museo nel bosco rammenta l’attacco tedesco alla guarnigione polacca che resistette una settimana, prima di capitolare, e una gigantesca scultura su una dolce collina preserva la memoria dell’evento. Storica la presenza della cancelliera tedesca e del primo ministro russo, che nell’occasione dell’anniversario ha fatto pubblicare un articolo sul maggior quotidiano polacco, la Gazeta Wyborcza, in cui si sottolinea la responsabilità sovietica per il massacro del 1940 a Katyn, un’altra delle croci del passato polacco.

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In città, oltre alle ancore di Piazza Solidarnosc davanti alle quali spesso comuni cittadini arrivano, si inginocchiano, e sussurrano qualche preghiera, fiori freschi e fotografie sbiancate di Papa Wojtila sono appese ai cancelli dei cantieri; la Chiesa di Brigitta, a pochi passi, è un altro di quei simboli che a Danzica e in tutta la Polonia non si possono dimenticare: il suo pastore, Hanryk Jankowski, andava a celebrare le messe nei cantieri durante lo sciopero e poi, durante lo stato di guerra, forniva tra le navate sostegno e rifugio a chiunque ne avesse bisogno.

Danzica, magistralmente descritta da Günter Grass nel “Tamburo di latta” (uscito esattamente cinquant’anni fa), porta i segni di quel difficile passato che ha permesso a tutta la Polonia di ricostruirsi e trovare la via per l’Europa negli ultimi vent’anni: “L’agosto del 1980 - ha detto Andrzej Paczkowski, direttore del Dipartimento di storia contemporanea dell’Accademia delle scienze - è stato l’inizio della sconfitta morale e politica del comunismo e della sua fine geopolitica, la caduta del Muro di Berlino nel 1989”.

Pubblicato sul Corriere del Ticino