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IL RISCHIO CHE CORRE ANGELA MERKEL

I sondaggi vanno presi con le molle. Giova ricordare che, quattro anni fa, fallirono totalmente, non riuscendo a misurare il recupero del cancelliere socialdemocratico Schröder sulla Merkel. Ancora due giorni prima, il vantaggio della Cdu/Csu rispetto all’Spd era quotato a +9 punti percentuali e una coalizione di centrodestra fra Cdu/Csu e Fdp era data al 49,5 per cento. Finì con la Merkel avanti di un punto appena e la sconfitta dell’ipotesi di centrodestra con i liberali. Questa volta, ancor più che nel 2005, il numero degli indecisi è ancora molto elevato: tanti sceglieranno nell’ultima settimana chi e se votare e si teme che troppi si asterranno dalle urne, marcando con l’astensione un preoccupante distacco dalla politica. Dunque, si cammina sulle uova.

A sette giorni dal voto federale, comunque, gli ultimi sondaggi delle due principali reti televisive nazionali (il Deutschlandtrend di ARD curato da Infratest e il Politbarometer di ZDF realizzato da Forschungsgruppe) concordano su due punti: la tenuta della stretta maggioranza per la coalizione Cdu/Csu-Fdp e la ripresa dell’Spd, dovuta alla buona prestazione televisiva di una settimana fa del candidato Steinmeier. Poche le differenze nelle percentuali dei partiti fra i due rilevamenti. Secondo ARD: Cdu/Csu 35, Spd 26, Fdp 14, Linke 11, Verdi 10. Secondo ZDF: Cdu/Csu 36, Spd 25, Fdp 13, Linke 11, Verdi 11. Sul piatto della bilancia pesa anche l’analisi degli Überhangmandate, i mandati diretti che possono modificare la ripartizione dei seggi proporzionali e che favoriscono i partiti maggiori. Tali mandati sono stati per questo motivo considerati incostituzionali dalla Corte costituzionale, che ha chiesto al parlamento di modificare la legge elettorale entro il 2011. Gli ultimi sondaggi avvertono che proprio questi mandati diretti potrebbero consegnare al centrodestra una maggioranza in seggi che non troverebbe riscontro nella tabella proporzionale.

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Alchimie elettorali a parte, l’ultima settimana si rivela dunque decisiva. L’Spd è in rimonta, su questo concordano tutti gli istituti. La buona prova tv di Steinmeier (che più della Merkel si è giovato del soporifero faccia a faccia di domenica scorsa, dal momento che le aspettative verso di lui erano minori) e un maggiore dinamismo impresso alla campagna dalla macchina elettorale socialdemocratica, sta consentendo al partito di recuperare una parte del popolo degli indecisi che, secondo le analisi, si annida principalmente fra gli elettori socialdemocratici. Avendo escluso per l’avvio della legislatura qualsiasi alleanza con la Linke, l’Spd ha scovato come leitmotiv dell’ultima settimana proprio l’obiettivo di scongiurare un governo nero-giallo. È una campagna in negativo ma sta producendo i suoi frutti, perché mobilita il proprio elettorato con un messaggio, se non forte, almeno chiaro. La riserva è la Grosse Koalition (che qualche ministro Spd ha rievocato nei giorni scorsi, irritando Steinmeier), più in là si vedrà. La promessa del veto alla Linke vale per il 2009, la possibilità di un’alleanza a sinistra sarà invece la strada maestra dei prossimi anni: quasi una necessità per sbloccare l’impasse di un sistema a cinque partiti e togliere alla Cdu il ruolo centrale negli attuali equilibri politici.

A destra Angela Merkel prosegue la sua campagna “in positivo”, come ha detto lo scorso venerdì presentandosi in gran forma in conferenza stampa. Si è adombrata solo quando un giornalista le ha chiesto se considererà una sconfitta personale l’eventualità che anche questa volta la coalizione con i liberali fallisca la maggioranza. La sua risposta è stata evasiva. Ma la cancelliera sa benissimo che un tale fallimento darebbe di nuovo voce ai suoi oppositori interni, rimasti in ombra in questi ultimi mesi. Tenuto conto di questa doppia partita, esterna e interna, la cancelliera sta correndo un rischio molto alto. Ha scelto toni morbidi di campagna elettorale, puntando sul lavoro finora svolto e sulla sue qualità di mediatrice. Punta a “un governo più organico con i liberali che affronterebbe con maggiore determinazione la crisi economica” ma evita di legare il proprio futuro a questa sola ipotesi. Così facendo il messaggio della Cdu diventa meno forte, più indefinito, e rischia di passare in secondo piano proprio nella settimana decisiva. Chi vuole evitare un governo nero-giallo sa di dover votare l’Spd (o in alternativa i verdi). Chi invece spera in un tale governo, trova più ragionevole rafforzare l’Fdp: Westerwelle ha escluso ogni altra opzione e punta decisamente a governare con la Cdu agitando lo spettro di futuri accordi fra Spd e Linke. La Merkel ha invece scelto di spendere il proprio capitale di popolarità puntando sul proprio profilo di amministratrice, buona in fondo per ogni opzione futura. Se i sondaggi sono reali, e la maggioranza di centrodestra è appesa al consenso di pochi decimali, un suo impegno più esplicito in tal senso potrebbe spostare definitivamente la partita. Ha scelto di non farlo con nettezza. Un difetto di coraggio che potrebbe pagare caro. Magari non oggi. Forse domani.

Pubblicato su Farefuturo Magazine