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LA POLITICA OLTRE GLI SBADIGLI

L’unico confronto televisivo fra i due candidati che tra quindici giorni si contenderanno la Cancelleria si è concluso senza vincitori né vinti. Ma, soprattutto, ha ben fotografato l’attuale situazione di incertezza e di straordinarietà che caratterizza l’attuale scena politica tedesca. Nessuno scontro verbale, ampio spazio ai contenuti programmatici, fair play su tutta la linea. Chi si attendeva (pochi in verità) un confronto all’arma bianca è rimasto deluso. Angela Merkel e Frank-Walter Steinmeier hanno dato vita a un duello che molti osservatori hanno giudicato più un duetto. E sullo sfondo di un’unità di intenti perfino imbarazzante, le differenze si sono ridotte a due soli punti – nucleare e salario minimo – e sono apparse tutto sommato irrilevanti.

“Als ob” era lo pseudonimo utilizzato tanti anni fa da un commentatore del Sole 24 Ore appassionato di cultura tedesca. Due sillabe che, tradotte letteralmente, significano “come se”. E i due candidati hanno recitato alla perfezione il copione del “come se”. Si sono comportati “come se” fossero obbligati dalle convenzioni politiche a mostrarsi l’un l’altro alternativi. “Come se” avessero davvero in mente di proporre nuovi governi. “Come se” dovessero mantenere viva la finzione di due partiti incompatibili, che hanno retto le sorti del paese insieme solo per necessità di patria. Tra le particolarità di questa campagna elettorale, c’è infatti il paradosso che a scontrarsi non sono il leader della maggioranza e quello di opposizione, ma una cancelliera e un vicecancelliere che fino a oggi hanno governato assieme. La difesa dell’operato dell’esecutivo è un passaggio obbligato per tutti e due, e l’unica differenza rintracciabile è nel tentativo di accaparrarsi il merito delle buone cose fatte, scaricando sulla controparte quelle meno buone. Per il resto, di fronte alle domande incalzanti dei quattro giornalisti prescelti, disperatamente alla ricerca di spunti capaci di suscitare uno scontro, i due candidati hanno mostrato una unità di analisi e di intenti forse pure inevitabile.

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Merkel e Steinmeier, in realtà, hanno comunicato a quattordici milioni di telespettatori tedeschi l’idea che continuerebbero volentieri a governare assieme, se solo il risultato elettorale glielo consentisse. Certo i sondaggi accreditano qualche chance all’ipotesi di un governo organico di centrodestra, fra i cristiano-democratici della Cdu e i liberali dell’Fdp, e la cancelliera si sente in obbligo di perorare questa prospettiva, anche se le utlime rilevazioni e, per quel che valgono, i risultati regionali di due settimane fa segnalano un calo di gradimento. E certo, agitando lo spettro di una coalizione “liberista”, il candidato Steinmeier spera di rimontare il catastrofico dato di partenza (23 per cento) mobilitando l’elettorato socialdemocratico, nel quale si nasconde il grosso del potenziale astensionista: il 40 per cento dei tedeschi non ha ancora deciso se andrà a votare. Tuttavia, sul lungo spettro dei temi posti al centro del dibattito, quasi tutti economici, i due candidati hanno cantato dallo stesso spartito. Convitati di pietra, gli altri tre partiti che supereranno la soglia del 5 per cento, entrando in parlamento. Sono loro che si avvantaggiano del passo lento della Grosse Koalition, che riescono a caratterizzare meglio il loro profilo sfruttando le ansie di questa fase difficile, caratterizzata da una crisi economica che ha colpito la Germania in maniera pesante. I liberali, i verdi e la Linke, tutti e tre accreditati dai sondaggi di punteggi a due cifre. Non più piccoli sparring partners, ma partiti medi, ormai in grado di dettare condizioni e programmi anche se, proprio la loro crescita a scapito dei due partiti di massa, rende numericamente impossibili le tradizionali alleanze di un tempo.

Tutto si rimescola nel sistema partitico tedesco a cinque, la stabilità fondata su alleanze ideologicamente contrapposte è un ricordo del passato e la prima Grosse Koalition durata un’intera legislatura è già il prodotto di questa incertezza. A destra si lavora per approfondire il confronto con i verdi, a sinistra è partita la grande marcia verso l’unità della sinistra. Ex sessantottini che guardano senza pregiudizi alla Merkel da un lato, ex comunisti alla ricerca della legittimità perduta vent’anni fa dall’altro. Il processo è lungo, gli esperimenti regionali hanno bisogno di conferma, l’est e l’ovest della Germania mostrano sensibilità diverse. Per il momento l’unica cosa certa è che, in presenza di una nuova impasse, Cdu e Spd possono ancora governare la nave assieme.

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Il duello mancato di domenica sera, però, a rileggerlo senza l’ansia mediatica della ricerca di uno scontro a tutti i costi, lancia anche un’altra prospettiva. Se le alleanze tradizionali sono in discussione, se tutti discutono con tutti perché alle trasformazioni in atto è necessario rispondere con nuova fantasia, allora anche un governo fra cristiano-democratici e socialdemocratici può perdere l’alone della straordinarietà e divenire una delle tante proposte organiche praticabili. Un centrosinistra non più di emergenza ma in grado di guidare stabilmente il paese con un programma più ambizioso, soprattutto in un periodo di crisi, nel quale i cittadini chiedono tutele e sicurezze e non si fidano più delle meravigliose sorti del libero mercato. Su questo punto Merkel e Steinmeier hanno fatto una gara a sinistra, volendo utilizzare le categorie del passato. Più solidarietà, più tutele, più sicurezza economica per chi si trova in difficoltà. Guerra ai manager che si intascano dividendi e bonus mentre le loro aziende precipitano verso la bancarotta e chiedono aiuto ai soldi statali. Nuove regole per la finanza e i mercati. Svolta decisa verso l’energia verde, nella quale entrambi vedono la quadratura del cerchio, risanamento ambientale e creazione di nuovi posti di lavoro. E’ anche il programma dei verdi. E pure i liberali, qui in Germania, non si presentano più come gli alfieri della “mano invisibile”. Uno slittamento di prospettiva che rimescola le carte e fa saltare antiche certezze. Più che attardarsi sugli sbadigli di un soporifero confronto mediatico, conviene aprire gli occhi su questo laboratorio politico che è la Germania a vent’anni dalla riunificazione.

Pubblicato su Farefuturo Magazine