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La questione Nord Stream 2, il raddoppio del gasdotto sotto il Baltico targato Russia-Germania, agita gli animi di molti, tra Europa e Stati Uniti, e nel duello tra chi lo vorrebbe ultimare e chi invece fermare in dirittura d’arrivo la propaganda negli ultimi mesi ha giocato un ruolo sempre maggiore. Soprattutto sul lato di chi vorrebbe costringere il governo tedesco di Angela Merkel ad abbandonare il progetto si è moltiplicato il tam tam mediatico e politico sull’onda della nuova Guerra fredda tra Russia e Occidente. Gli Stati Uniti, da Obama passando per Trump e ora con Biden, hanno guidato a suon di sanzioni il duello per bloccare sul filo di lana il progetto, ormai giunto agli ultimi km. Continua su Startmag.it

La Guerra fredda è tornata, nuova, ibrida, spesso più virtuale che reale, ma comunque aggressiva e pericolosa. E con essa sono tornati i suoi protagonisti, su entrambi i lati della barricata. La narrazione occidentale ha un solo grande attore, Vladimir Putin: è lui l’incarnazione dell’Impero del Male di reaganiana memoria, in Russia come sulla scacchiera mondiale. E questo vale sia nei rapporti tra Stati, come dimostra l’attacco frontale rivolto a Putin dal presidente Usa Joe Biden che l’ha definito un «killer», sia per i media mainstream. Ma ridurre la nuova Guerra fredda a un duello Putin-Biden o le vicende interne alla Russia a quello tra Putin e Navalny rischia di falsare la realtà. Continua su Tag43.it

Per il momento i nuovi obiettivi tedeschi sul clima sono racchiusi in una scarna cartellina di annunci che sa tanto di campagna elettorale a uso e consumo dei socialdemocratici. Fissati dalla ministra all’Ambiente Svenja Schulze ed enfatizzati da quello delle Finanze Olaf Scholz, che dell’Spd è il candidato alla cancelleria, prevedono di rafforzare e anticipare due bersagli che la Germania aveva già fissato: portare entro il 2030 dal previsto 55 al 65% il tasso di riduzione delle emissioni di Co2 rispetto al 1990 e anticipare dal 2050 al 2045 il raggiungimento della neutralità climatica. Continua su Startmag.it

Per la Russia il rapporto con l’Europa è sempre meno centrale. Non è un mistero che tra Mosca e Bruxelles le tensioni si siano moltiplicate. E anche l’Italia, nonostante sia un partner storico della Federazione, potrebbe risentirne. Non stupisce quindi che il 30 aprile, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli sia stato colpito personalmente dalle sanzioni russe, insieme con altri esponenti dell’Ue provenienti da Estonia, Francia, Germania, Lettonia e Svezia. Continua su Tag43.it

Le elezioni presidenziali bielorusse le avrebbe vinte lei, se non fossero state truccate. Spesso e volentieri nei Paesi dell’ex Unione sovietica vale il vecchio adagio staliniano per cui non è importante come vengono contati i voti, ma chi li conta. Ed è così che Svetlana Tikhanovskaya è finita in esilio a Vilnius, marchiata come golpista, mentre in Bielorussia il presidente è ancora Alexander Lukashenko, in carica dal 1994, confermato appunto lo scorso 9 agosto in una tornata elettorale che il mondo occidentale, cioè Europa e Stati Uniti, non hanno riconosciuto. La realtà è però che a Minsk comanda adesso chi lo faceva prima e l’opposizione non c’è più, finita in prigione o costretta alla fuga. Continua su Tag43.it