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Su Navalny mi sono sbagliato. Pensavo che non sarebbe tornato a Mosca, visto che era evidente che nel migliore dei casi l’avrebbe aspettato il carcere. Sarebbe stato comodo e sicuro per lui, e per la famiglia, starsene in Germania, o altrove, a Londra o a Washington. Associarsi in qualche modo agli altri esiliati di lusso come Khodorkovsky, Kasparov, Kara Murza e via dicendo, che da lontano tentano di combattere il regime di Putin. Ma in questo modo, esattamente come i suddetti, sarebbe finito troppo lontano dai giochi veri, senza alcuna possibilità di influenzare ciò che accade a Mosca. I tamburi che battono lontano dal Cremlino non sono molto ascoltati dai russi.

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La ripresa dopo il primo lockdown è stata in Germania più robusta del previsto e il semi lockdown autunnale sembra incidere in maniera contenuta sul Pil nazionale. Per questo i numeri presentati oggi dai cosiddetti saggi, gli economisti dei principali istituti di ricerca del paese che consigliano governo e Bundestag sui temi di politica economica, inducono all’ottimismo e indicano un rallentamento più contenuto del motore tedesco. Le tradizionali previsioni autunnali stimano la caduta del Pil tedesco nell’anno della pandemia al -5,1%, quasi un punto e mezzo di recupero rispetto al più cupo -6,5 previsto in primavera. Si tratta di un lieve miglioramento anche rispetto alle più recenti stime del governo, rimaste ancora ferme a un -5,5%. Continua su Startmag

Si chiude un anno non dei più facili per Vladimir Putin, che nel 2020 ha tagliato il traguardo dei venti anni al Cremlino, seppur con l’intermezzo di Dmitri Medvedev tra il 2008 e il 2012. Anniversario tondo, con poco da festeggiare al momento, dentro e fuori la Russia, anche se rispetto a quando prese in mano il timone da Boris Yeltsin il Paese ha fatto degli enormi passi in avanti. Non magari in fatto di democrazia, ma questa è una questione che sta a cuore più all’Occidente, che guarda sempre alla Russia per come vorrebbe plasmarla piuttosto che per come davvero è. Continua su Eastwest.eu

In Germania una coalizione nero-verde ancora non c’è, ma gli ecologisti sembrano aver già interiorizzato uno dei principi del merkelismo. Alla ricerca della rotta giusta per incrociare tra poco meno di un anno il vascello della Cdu orfano della cancelliera, i Grünen hanno elaborato nel congresso virtuale dello scorso fine settimana il programma che li porterà alle elezioni del 26 settembre 2021, e forse al governo con i conservatori. Un programma in puro stile merkeliano, come ha osservato lo Spiegel: “Non legarsi a nulla, mantenere ogni opzione aperta”. Dietro la cortina di piacevoli formule, ha osservato il settimanale, si nasconde un grande nulla, che ognuno può riempire come vuole. Continua su Startmag

Con l’arrivo sul filo del traguardo di più vaccini contro il coronavirus, l’attenzione si sposta sulla macchina logistica che i vari Stati nazionali sono chiamati ad organizzare per sostenere la vaccinazione (si spera) di massa. E particolare interesse sta suscitando, almeno in Italia, il lavoro di preparazione in Germania, paese ritenuto particolarmente efficiente nell’affrontare emergenze organizzative. E se nel corso della prima ondata pandemica l’efficienza del sistema sanitario tedesco era stato osservato con un certo sospetto (si ricorderanno le interminabili discussioni sui numeri relativamente bassi di contagi e decessi in Germania, sui metodi di contabilità, sulla quantità di tamponi effettuati, fino alle fake news sui tedeschi che si nascondevano i morti), in questa seconda ondata i giudizi si accompagnano alle iperboli più ricercate. La macchina organizzativa tedesca è “poderosa” e le task force dei Länder, spronate dal ministro federale della Sanità Jens Spahn, si attrezzano per “la più grande opera di vaccinazione mai fatta”. Continua su Startmag