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Come sempre in Polonia gli scrutini elettorali si protraggono per ore, secondo una tradizione più italiana che mitteleuropea. Ma i sondaggi ormai funzionano bene, i primi exit poll avevano in nottata confermato le previsioni della vigilia e alla fine la Commissione centrale elettorale, pur in maniera ancora non ufficiale, ha fornito il verdetto. Il ballottaggio per eleggere il nuovo presidente è stato una corsa testa a testa tra l’attuale titolare dei nazional-conservatori Andrzej Duda e lo sfidante liberal-conservatore Rafael Trzaskowski, con il primo che ha prevalso sul secondo per appena 2 punti percentuali: 51 a 49. Affluenza incredibilmente elevata per la Polonia, 68%, la seconda più alta dal 1989.  [... continua su Start Magazine]

I dati sull'effetto della pandemia in Ucraina sono tutto sommato confortanti, almeno quelli ufficiali: aggiornati ai primi di giugno nell'ex repubblica sovietica sono stati registrati circa 730 morti e 24mila contagiati, in fondo poco per un paese con oltre 40 milioni di abitanti e con un sistema sanitario sofferente per questioni strutturali legate alla perenne crisi economica. Al netto di quelli che possono essere i possibili scostamenti sui numeri, è in ogni caso da evidenziare che a Kiev il presidente Volodymyr Zelensky e il governo del nuovo premier Denys Smyhal, entrato in carica a marzo, hanno reagito con decisione imponendo fin da subito un duro lockdown che solo dalla seconda metà di maggio ha cominciato a essere gradualmente allentato.

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Nella serata di ieri, 3 giugno, i partiti della Grosse Koalition hanno trovato la quadra del pacchetto di aiuti di 130 miliardi in due anni, con i quali la Germania spera di superare la crisi economica derivata dal coronavirus. Un elenco dettagliato di 57 punti, che segnano il percorso che il governo ha delineato per l’economia e la società tedesca nell’epoca post pandemica. Di quella cifra, un’enormità nella storia repubblicana tedesca, ben 120 miliardi sono a carico delle casse federali. Un impegno che macina in un colpo solo sette anni di oculata gestione finanziaria, sette anni in cui il pareggio di bilancio, lo Schwarze Null, era diventato il dogma e la bussola della politica finanziaria tedesca. E il motivo – a detta dei suoi due artefici, i due ministri delle Finanze di questo settennato, Wolfgang Schäuble (Cdu) e Olaf Scholz (Spd) – per cui oggi la Germania può affrontare con una potenza di fuoco maggiore la più grave crisi dal dopoguerra. Continua su Startmag

La pandemia cambia le prospettive internazionali dei cittadini tedeschi e rimescola vecchie alleanze, accelerando sensazioni e cambiamenti già in corso da tempo. Si avvicina la Cina, nonostante i sospetti che una trasparente comunicazione dei dati abbia ritardato l’allarme mondiale, e si allontanano gli Usa, l’alleato storico avvertito distinto e distante. È il risultato di Berlin Pulse 2020, il sondaggio annuale condotto dalla fondazione Kölber, uno dei tanti e autorevoli istituti di ricerca in Germania, realizzato questa volta di proposito nella prima metà di aprile con l’intento di misurare l’impatto della crisi del coronavirus sull’opinione dei tedeschi. Continua su Startmag

È curioso che, in Germania, il primo presidente di regione a voler farla finita con qualsiasi regola restrittiva per il coronavirus non sia un turbo-liberista ansioso di rimettere in marcia economia e affari, ma l’unico Ministerpräsident della Linke, il partito erede della vecchia tradizione comunista. Bodo Ramelow vuole che la sua Turingia si metta alle spalle gran parte delle costrizioni fin qui adottate per contenere i contagi, a partire dal distanziamento sociale per finire all’obbligo di indossare mascherine, a partire dal 6 giugno. Si deve passare dalle prescrizioni alla responsabilizzazione dei cittadini, ha detto Ramelow, che in settimana affiderà al parlamento regionale un piano che prevede in cambio dell’abolizione delle regole restrittive per l’intera regione l’adozione di un pacchetto di misure che preveda interventi locali in caso di nuovi focolai. Continua su Startmag